Le virtù e l’economia

I principi etici possono aiutare i mercati in difficoltà?

| 922 hits

di Padre John Flynn, LC



ROMA, domenica, 12 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Mentre proseguono gli sforzi per arginare la crisi finanziaria mondiale, alcuni commentatori sostengono che il collasso del sistema non sia dovuto solo ad una carenza di capitale monetario, quanto ad una carenza di capitale spirituale.

“Il mercato è essenziale, ma il mercato ha anzitutto una funzione sociale”, ha affermato l’arcivescovo Diarmuid Martin, di Dublino.

“Può funzionare solo in un quadro etico e legale, in cui i più deboli sono tutelati e in cui l’arroganza dei potenti è arginata. Oggi constatiamo come il comportamento individuale selvaggio e sregolato, nell’attività del mercato, influisca sulla stabilità delle imprese ma anche sulla stabilità dei Paesi e quindi degli uomini e delle donne che compongono la società in cui viviamo”, ha dichiarato monsignor Martin.

Dall’Inghilterra, l’arcivescovo anglicano di York, John Sentamu, ha espresso parole dure riguardo agli intermediari che avevano approfittato della crisi, definendoli “rapinatori di banche”, secondo quanto riportato dal quotidiano Times di Londra il 25 settembre scorso. Egli ha anche ricordato che nessuno può esimersi dalle responsabilità per l’attuale crisi e che tutti hanno partecipato al culto del falso dio denaro.

Pur non negando la gravità della crisi, Peter Mullen, prete anglicano responsabile di due parrocchie nel centro finanziario di Londra, nonché cappellano della Borsa, ha ricordato ai lettori che non esiste una valida alternativa al capitalismo.

In un articolo pubblicato sul Catholic Herald del 26 settembre, Mullen ha osservato che ogni volta che si presenta una crisi economica o finanziaria sentiamo argomentazioni secondo cui il capitalismo sarebbe incompatibile con il Cristianesimo. Ma l’unica alternativa esistente nella nostra epoca - ovvero il socialismo - si è dimostrato assai peggiore, secondo l’autore. Quindi, il capitalismo è certamente imperfetto, ma è meglio di qualsiasi altra opzione, ha concluso.

Principi morali

I vescovi degli Stati Uniti, da parte loro, hanno indirizzato una lettera ai capi di governo, a firma del vescovo William Murphy di Rockville Centre, New York, presidente della Commissione sulla giustizia interna e lo sviluppo umano della Conferenza episcopale, in cui sottolineano la necessità di tenere conto dei fondamentali principi morali.

La lettera mette in guardia contro i pericoli derivanti da una speculazione sfrenata e raccomanda maggiore responsabilità e affidabilità. Il vescovo Murphy ha anche riaffermato l’importanza dei valori della solidarietà e del bene comune.

Questo tema della necessità di ancorare l’economia e i mercati a solide virtù è oggetto anche di un libro pubblicato qualche mese fa da Theodore Roosevelt Malloch. In questo volume, dal titolo “Spiritual Enterprise: Doing Virtuous Business” (Encounter Books), l’autore difende il capitalismo, ma avverte anche che esso ha bisogno di essere fondato su un “capitale spirituale”.

Malloch ha grande esperienza di Wall Street, avendo lavorato per la Salomon Brothers. Attualmente dirige il Roosevelt Group.

Egli osserva anzitutto che, in seguito ai recenti fallimenti di grandi società, è chiaro che il mondo della finanza ha bisogno di migliorare la sua affidabilità e la sua governance.

“L’indignazione morale che la gente prova in relazione a questo decennio di scandali e frodi è del tutto legittima e comporta la necessità di affrontare questioni imprescindibili relative al vero senso della finanza e alle virtù che sono necessarie a mantenere una libera economia”, osserva Malloch.

I difensori del capitalismo e del libero mercato ne esaltano la capacità di produrre ricchezza. I critici tuttavia - osserva Malloch - sostengono che porre lo scopo di lucro al centro della vita è uno sbaglio poiché tale posto spetta ai valori etici e spirituali.

Malloch sostiene che certamente abbiamo bisogno di creare ricchezza e che ciò rappresenta un’attività affatto legittima, ma che essa dovrebbe essere perseguita usando i doni di Dio con senso di responsabilità. In questo senso, la creazione della ricchezza non dovrebbe essere utilizzata allo scopo di dominare gli altri o di accumulare potere personale.

Capitale spirituale

Malloch si dichiara un “cristiano impegnato” e sostiene che le persone di fede vedono la libertà non solo come la “possibilità” di scegliere, ma piuttosto come la “capacità” di scegliere tra bene e male e di sviluppare le nostre facoltà guidati dalle virtù.

Il concetto di capitale sociale - spiega - è ben noto e si riferisce all’accumulazione di risorse sociali da una generazione all’altra. Questo insieme di usanze, culture, comportamenti e principi morali ha rappresentato un fattore essenziale nello sviluppo economico dei Paesi occidentali.

Più di recente, alcuni hanno iniziato a parlare di capitale spirituale. Tra questi - osserva Malloch - vi sono anche due economisti premi Nobel. Si tratta di un necessario contraltare rispetto al modello riduttivo dell’essere umano come ingranaggio di un’economia fatta di costi e benefici. “Gli esseri umani non pensano solo alla massimizzazione dei profitti”, afferma.

Nella nostra epoca - prosegue in un capitolo dedicato al concetto di virtù - si tende a considerare la morale solo come un insieme di regole da rispettare. Ma questa concezione si discosta da quella del passato in cui la vita morale era concepita non in termini di doveri ma di virtù.

Il capitale spirituale che si crea attraverso la promozione e la pratica delle virtù rappresenta un valore che il capitale sociale non possiede, spiega Malloch. Il capitale spirituale deriva dal rapporto con Dio, che si svolge nella preghiera e nella devozione, attraverso una disciplina che non è solo quella della società umana.

Questo capitale spirituale - avverte - deve essere un qualcosa di più di un mero esercizio di pubbliche relazioni, spesso definito oggi come responsabilità sociale d’impresa, che serve solo ad eludere le critiche provenienti dalle organizzazioni non governative. È necessario anche evitare quella sorta di etica economica superficiale, spesso espressione di un programma politico.

Al contrario, un’impresa deve essere guidata dalla virtù, conclude Malloch. Questo comportamento virtuoso non è certamente facile in un mondo spesso segnato dalla corruzione e dalla disonestà. Peraltro, in un’economia globale, caratterizzata da rapidi cambiamenti tecnologici, è più che mai necessario che le società siano guidate da valori spirituali.

Svolgere un'attività economica in modo virtuoso potrebbe persino comportare maggiori costi nel breve periodo, riconosce Malloch. Ma alla fine l’approccio virtuoso porta a benefici di lungo termine, sia personali che commerciali.

Scelte

Benedetto XVI, in un'omelia del 23 settembre 2007, ha dato delle indicazioni su come le attività finanziarie e l’economia debbano essere guidate da principi etici.

Durante l’omelia, pronunciata alla celebrazione eucaristica presso la Cattedrale di San Clemente, in occasione della visita pastorale alla diocesi suburbicaria di Velletri-Segni, una delle diocesi più vicine a Roma, il Papa ha riflettuto sulla parabola dell’amministratore disonesto che invece viene lodato (Luca 16,1-13).

“La vita è in verità sempre una scelta: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male”, ha affermato il Papa.

Questa condizione è ribadita anche dalla conclusione di questo brano evangelico: “Non potete servire a Dio e a mammona”, ha proseguito il Pontefice.

“È necessaria quindi una decisione fondamentale tra Dio e mammona, è necessaria la scelta tra la logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della solidarietà”, ha osservato il Papa.

Se effettivamente scegliamo la logica della condivisione e della solidarietà - ha aggiunto - allora sarà possibile guidare lo sviluppo economico in modo tale da assicurare il bene comune di tutti.

Per fare questo - ha spiegato il Pontefice - dobbiamo essere in grado di scegliere tra l’egoismo e l’amore, tra la giustizia la disonestà, e di non consentire a noi stessi di essere assorbiti “da un’egoistica ricerca del profitto”. Utili suggerimenti per dirigere i mercati finanziari al servizio del bene comune dell’intera società.