Lettera del Papa a conclusione dell'Anno santo compostelano 2010

All'Arcivescovo di Santiago de Compostela, monsignor Julián Barrio Barrio

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CITTA' DEL VATICANO, sabato, 1° gennaio 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo la lettera inviata da Papa Benedetto XVI all'Arcivescovo di Santiago de Compostela, monsignor Julián Barrio Barrio, in occasione della chiusura dell'Anno santo compostelano, conclusosi il 31 dicembre.

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Al Venerato Fratello,
Monsignor Julián Barrio Barrio,
Arcivescovo Metropolita
di Santiago de Compostela



1. In occasione della solenne chiusura dell'Anno Santo Compostelano 2010, ripenso con emozione alla Casa di San Giacomo, che ho visitato di recente con profonda gioia interiore. Desidero unirmi all'azione di rendimento di grazie a Dio per i doni che la sua bontà ha riversato in questi mesi sulla moltitudine di persone che si sono recate in pellegrinaggio a questo luogo santo con fede viva, rinnovando la ferma adesione al messaggio trasmesso dagli Apostoli e vivendo con spirito di conversione l'incontro con la misericordia e l'amore di Gesù Cristo. Nel salutare con affetto i Pastori, i religiosi, i seminaristi e i fedeli riuniti in quella circostanza, ricordando gli indimenticabili momenti che abbiamo vissuto presso la Tomba dell'Apostolo protomartire, vorrei rivolgere loro una parola d'incoraggiamento, affinché i frutti di vita cristiana e di rinnovamento ecclesiale raccolti copiosamente nell'Anno Santo spingano quanti sono giunti fino a Santiago de Compostela a essere testimoni di Cristo Risorto.


2. In effetti, essi hanno condiviso preoccupazioni, speranze e sfide con i fratelli che hanno incontrato lungo il cammino, cercando di ascoltare il Dio che ci parla e dimora in noi per uscire da se stessi e aprirsi agli altri. Son così giunti al Pórtico de la Gloria, dove li attendeva la maestà amorevole e accogliente di Cristo, alla cui luce l'uomo può trovare l'autentico significato della propria esistenza e cammini per una convivenza pacifica e costruttiva fra i popoli. Sotto lo sguardo sereno dell'Apostolo, hanno rinnovato la loro professione di fede, hanno intonato la loro lode e hanno fatto un'umile confessione dei propri peccati. Alla professione di fede è seguita la ricezione del perdono nel sacramento della Penitenza e l'incontro con il Signore nell'Eucaristia.


3. Questo incontro non può lasciarli indifferenti. I pellegrini devono tornare a casa come tornarono a Gerusalemme i discepoli di Emmaus, che conversarono con Gesù lungo il cammino e lo riconobbero quando frazionò il pane. Gioiosi e grati, si recarono nella Città Santa per comunicare a tutti che Gesù era risorto ed era apparso loro vivo. Divennero così messaggeri allegri e fiduciosi del Cristo vivente, che è balsamo per le nostre sofferenze e fondamento della nostra speranza (cfr. Lc 24, 13-35). Anche ora, nel lasciare Compostela dopo aver sperimentato l'amore del Signore che è venuto incontro a noi, si farà sentire l'anelito di compiere il mandato dell'Apostolo Pietro: "Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi" (1 Pt 3, 15). Ciò richiede il proposito di rafforzare ogni giorno di più la nostra fede, partecipando assiduamente ai misteri di grazia affidati alla Chiesa e dando un esempio efficace e concreto di carità. Non saremo testimoni credibili di Dio se non saremo fedeli collaboratori e servitori degli uomini. Questo servizio a favore di una comprensione profonda e di una difesa coraggiosa dell'uomo è un'esigenza del Vangelo e un contributo essenziale alla società della nostra condizione cristiana.


4. Con questi sentimenti, vorrei ora rivolgermi in particolare ai giovani, con i quali avrò la gioia di riunirmi il prossimo anno a Madrid, per la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù. Li invito a lasciarsi interpellare da Cristo, stabilendo con Lui un dialogo franco e tranquillo e domandandosi anche: Conterà il Signore su di me per essere suo apostolo nel mondo, per essere messaggero del suo amore? Che non manchi la generosità nella risposta, e neanche quell'audacia che portò San Giacomo a seguire il Maestro senza risparmiare sacrifici. Incoraggio anche i seminaristi a identificarsi sempre più con Gesù, che li chiama a lavorare nella sua vigna (cfr. Mt 20, 3-4). La vocazione al sacerdozio è un mirabile dono del quale bisogna essere orgogliosi, perché il mondo ha bisogno di persone dedite completamente a rendere presente Gesù Cristo, che configurino la loro vita e il loro agire a Lui, ripetano ogni giorno con umiltà le sue parole e i suoi gesti, per essere suo riflesso in mezzo al gregge che è stato affidato loro. E' questa la fatica e anche la gloria dei presbiteri, ai quali vorrei ricordare con San Paolo che nulla e nessuno in questo mondo potrà strapparli all'amore di Dio manifestato in Cristo (cfr. Rm 8, 39).


5. Serbando nell'animo il ricordo della mia grata permanenza a Compostela, chiedo al Signore che il perdono e l'aspirazione alla santità germinati in questo Anno Santo Compostelano aiutino a rendere più presente, sotto la guida di San Giacomo, la Parola redentrice di Gesù Cristo in questa Chiesa particolare e in ogni luogo della Spagna, e che la sua luce si percepisca anche in Europa, come un invito incessante a rafforzare le sue radici cristiane e a intensificare così il suo impegno a favore della solidarietà e della ferma difesa della dignità dell'uomo.


6. All'amorevole protezione della Santissima Vergine Maria, al cui cuore di Madre l'Apostolo San Giacomo affidò le sue sofferenze e le sue gioie, secondo una venerabile tradizione, affido tutti i figli e le figlie di questa nobile terra e imparto loro la Benedizione Apostolica, segno di consolazione e di costante assistenza divina.

Dal Vaticano, 18 dicembre 2010

[© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana, traduzione a cura de “L'Osservatore Romano”]