Libera impresa e Chiesa cattolica

Come la moralità negli affari e nei luoghi di lavoro fa progredire l'umanità

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di padre John Flynn, L. C.

ROMA, domenica, 4 dicembre 2011 (ZENIT.org). – La Recente Nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace insieme alla protesta che si è scatenata in diverse città del mondo, hanno fatto riflettere circa i limiti del capitalismo, e sollevato nuovamente la questione su che cosa esattamente insegna la Chiesa cattolica sulle questioni di economia e Dottrina Sociale..

La pubblicazione in Australia del libro "Entrepreneurship in the Catholic Tradition" edito da Connor Court; (già pubblicato negli Stati Uniti dalla Lexington Books), costituisce un buon contributo al dibattito su questi argomenti.

Firmato da Padre Anthony G. Percy, rettore del Seminario del Buon Pastore a Sydney, in Australia, il libro prende in esame lo sviluppo del pensiero della Chiesa su lavoro e affari.

A partire dalla ovvia necessità e apirazione di svolgere un lavoro, come presentato nel libro della Genesi, attraverso gli insegnamenti dei Padri della Chiesa fino alle encicliche sociali degli ultimi secoli, il libro sintetizza lo sviluppo della riflessione teologica su questi temi.

Il volume si concentra in particolare sulla figura dell’imprenditore e, nella sua introduzione Percy afferma che la Chiesa ha espresso un profondo apprezzamento per quiesto ruolo. La Sacra Scrittura condanna infatti l'avidità per il denaro, ma non il profitto.

Sia l'Antico che il Nuovo Testamento affermano che il lavoro e la cooperazione dell’umanità con Dio è dimostrata nel successo e nel progresso del mondo creato.

Varie parabole di Gesù rifletteno sulle attività imprenditoriali. L'uomo che cerca un tesoro nel campo, il mercante che va in cerca di perle preziose, la parabola dei talenti e il confronto tra amministratore onesto e disonesto, sono solo alcune di queste.

Il libro sostiene che il significato fondamentale di queste parabole è spirituale, ma al tempo stesso, vi è un riconoscimento del lavoro umano coinvolto in queste attività.

Nella parabola dei talenti, coloro che sono riusciti a moltiplicare la ricchezza vengono elogiati per la loro energia e perseveranza, mentre l'amministratore pigro che per evitare i rischi e gli ostacoli nasconde il talento, viene criticato.

Secondo l’autore, lo spirito imprenditoriale non figura molto nella riflessione dei Padri della Chiesa, è però chiaro che tale attività non viene considerata incompatibile con i cristiani. L’imprenditore viene chiamato, come tutti gli altri, ad utilizzare al meglio le risorse naturali del pianeta per contribuire al bene comune.

Una parte del libro è dedicata ad una breve rassegna di quello che Tommaso d'Aquino e altri teologi hanno scritto in merito all’imprenditore. In generale, la tradizione teologica cattolica vede questa figura come depositaria di alcune virtù, come la creatività e il desiderio di lavorare con gli altri, ed anche la moderazione nell’uso e nel possesso del denaro.

Da una riflessione più approfondita per le encicliche sociali, a partire dalla pubblicazione nel 1891 della "Rerum Novarum" di Leone XIII, risulta che il socialismo viene respinto e il diritto alla proprietà privata viene difeso.

La Rerum Novarum insiste sul fatto che lo Stato non deve assorbire nè l'individuo nè la famiglia. Entrambi dovrebbero essere liberi di operare e sviluppare l'iniziativa privata nell'ambito economico.

Con l’enciclica "Quadragesimo anno" il Pontefice Pio XI ha dovuto affrontare una situazione mondiale molto difficile. Nel 1931 infatti si era appena dopo la prima guerra mondiale e nel bel mezzo della Grande Depressione.

In questa enciclica il Papa ha difeso la proprietà privata, sottolineando l'insegnamento tradizionale secondo cui le attività economiche devono essere utilizzate per il bene comune.

Pur difendendo il libero mercato, Pio XI ha criticato l'eccessivo individualismo che ignora la dimensione sociale e morale dell'attività economica.

In merito alla Libertà, in un messaggio radio per celebrare il decimo anniversario della "Quadragesimo anno", Pio XII ha spiegato che le persone godono del diritto fondamentale di fare uso dei beni materiali per lo sviluppo commerciale attraverso lo scambio.

In un discorso rivolto ai banchieri nel 1950, Pio XII ha descritto il lavoro come necessario sviluppo sociale facendo notare che deve essere orientato al bene comune. Eseguito correttamente il lavoro può essere un modo per servire Dio e raggiungere la santificazione personale.

In un altro discorso, rivolto ai rappresentanti delle Camere di Commercio, Pio XII ha sollevato la questione della vocazione al commnercio. Ha difeso l'importanza dell’iniziativa privata e il suo ruolo nella creazione di ricchezza. Ed ha chiesto di essere fedeli all'ideale di servizio, evitando di concentrarsi esclusivamente sul profitto, per non tradire la vocazione al servizio.

In altri interventi, Pio XII ha rinnovato l’invito alle imprese per servire il bene comune. La libertà delle attività economiche – ha detto - è giustificata se favorisce una maggiore libertà per l’umanità.

Due capitoli del libro sono dedicati agli insegnamenti di Giovanni Paolo II ed ai suoi contributi alla dottrina sociale della Chiesa. Nel primo capitolo, Percy ha spprofondito il tema del lavoro umano secondo il beato Papa polacco.

Nella prima enciclica sulle questioni economiche, "Laborem Exercens", Giovanni Paolo II precisa tre idee: Il lavoro ha un significato oggettivo, un significato soggettivo e un significato spirituale.

Il lavoro ha un senso oggettivo esterno quando comporta lo sforzo di creare qualcosa. Giovanni Paolo II ha collocato questo concetto nel contesto del dono della creazione. Pertanto, - ha precisato Percy - la creatività di un imprenditore è un dono che non è completamente autonomo perchè è soggetto a un ordine stabilito da Dio.

Nella dimensione soggettiva, una persona lavora per realizzare la sua umanità nel completamento dell’azione umana universale.

Parlando agli uomini d'affari a Buenos Aires nel 1987, Giovanni Paolo II ha affermato che l’imprenditore svolge un compito fondamentale nella società per produrre beni e servizi. Nel corso di questa attività gli imprenditori dovrebbero realizzarsi come persone al servizio degli altri per creare una società più giusta e pacifica.

Circa la dimensione spirituale del lavoro, secondo Percy, il pontefice polacco nella "Laborem Exercens", sostiene che il nostro lavoro è una forma di partecipazione individuale all'opera redentrice di Cristo. Per questo motivo è anche una attività salvifica.

Per l’autore del libro la "Centesimus Annus", contiene un'analisi approfondita dell'economia di mercato.

In questa enciclica il Pontefice ha ribadito che il fattore umano insieme allo sviluppo delle competenze e della tecnologia gioca un ruolo decisivo per lo sviluppo e per la creazione della ricchezza. In questo senso il lavoro degli imprenditori è una fonte di ricchezza.

Gli imprenditori lavorano e collaborano liberamente con gli altri per soddisfare anche le loro esigenze.Giovanni Paolo II ha sottolineato l'importanza di questo orientamento verso i bisogni degli altri. Il lavoro coinvolge la persona in una comunità, ed il lavoro generato serve anche agli altri.

Percy afferma che la "Centessimus Annus" espande e sviluppa la dottrina cattolica, e non è il cambiamento radicale che alcuni hanno temuto.

Il Papa ha approvato la libera economia, ma in nessun modo ha assunto la visione liberalistica.

Nell'enciclica in questione vengono espressi alcuni concetti innovativi, come per esempio l’idea che una azienda può essere e agire come una comunione di persone.

In conclusione, il libro afferma che la Chiesa tiene in alta considerazione sia l'iniziativa privata che il lavoro imprenditoriale.

Queste attività, sono però chiamate a riconoscere la dignità della persona umana e l’obbligo di servire il bene comune.

Se la maggior parte delle persone avesse seguito gli inseganementi della Dottrina Sociale della Chiesa è probabile che l'attuale crisi non sarebbe mai esistita.