Liberata Asia Bibi, la donna pakistana condannata a morte per blasfemia

Riceve la grazia del Presidente Asif Ali Zardari

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ROMA, martedì, 23 novembre 2010 (ZENIT.org).- Asia Bibi, la cristiana pakistana condannata a morte per blasfemia, è stata liberata dal carcere dopo aver ottenuto la grazia dal Presidente Asif Ali Zardari.



Lo hanno confermato a ZENIT International Christian Concern (ICC) e altre istituzioni di difesa della libertà religiosa, così come l'agenzia del Kuwait Kuna.

La Bibi, di 37 anni, è stata in carcere per molti mesi senza processo e questo lunedì è stata dichiarata “innocente” dal Ministro delle Minoranze del Pakistan, Shahbaz Bhatti, anch'egli cristiano.

Bhatti aveva chiesto al Presidente Zardari che la donna venisse liberata per “non aver commesso atti blasfemi”.

Questo sabato, Asia Bibi aveva firmato un appello per chiedere la grazia al Presidente. Il testo è stato consegnato a Zardari dal Governatore di Punja, Salman Taseer.

Per salvare la donna si è mobilitato anche Benedetto XVI, unito a buona parte della comunità internazionale.

La Bibi era stata condannata a morte da un giudice del distretto pakistano di Nankana, nella provincia centrale del Punjab. La condanna è stata dettata da fatti risalenti al giugno 2009, quando la donna era stata denunciata con l'accusa di aver offeso il profeta Maometto durante una discussione con alcune compagne di lavoro musulmane.

Secondo fonti locali, Asia Bibi è stata portata in una località che non è stata rivelata per motivi di sicurezza, perché in passato persone che erano state dichiarate innocenti dopo le accuse di blasfemia sono state assassinate dalla popolazione.

La donna viveva con suo marito, Ashiq Masih, nel quartiere “Chak 3” del villaggio di Ittanwali, non lontano dalla città di Nankhana Sahib, a est di Lahore, nella provincia del Punjab. Nel quartiere, a stragrande maggioranza musulmana, vivono solo tre famiglie cristiane.