Liberazione di Alì Agca: la Santa Sede rispetta i tribunali

Uscirà dal carcere il turco che attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II nel 1981

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 8 gennaio 2006 (ZENIT.org).- Di fronte alla possibile liberazione di Mehmet Alì Agca, il terrorista turco che attentò alla vita di Giovanni Paolo II nel 1981, la Santa Sede si dice rispettosa delle decisioni prese dai tribunali, ha affermato il Direttore della Sala Stampa vaticana, Joaquín Navarro-Valls.



“La Santa Sede, di fronte ad un problema di natura giudiziaria, si rimette alle decisioni dei tribunali coinvolti in questa vicenda”, afferma una nota da lui rilasciata dopo aver appreso questa notizia attraverso alcune agenzie di stampa.

Un tribunale turco ha deciso di mettere in libertà il terrorista, di 46 anni, secondo quanto informato da una agenzia di notizie dell’Anatolia.

Agca, che da allora è stato in carcere sia in Italia che in Turchia, potrebbe essere rilasciato fra il 10 e il 15 di gennaio, secondo una fonte del tribunale.

Il 13 maggio del 1981, il Papa transitava per Piazza San Pietro a bordo di un’auto decappottabile mentre si recava all’Udienza generale, quando venne ferito gravemente all’addome da alcuni colpi sparati da Alì Agca.

Successivamente il Pontefice ha reso pubblico il suo perdono ad Alì Agca, andandolo anche a visitare in carcere il 27 dicembre del 1983.

Mehmet Alì Agca, membro del gruppo terroristico dei Lupi Grigi, fu estradato in Turchia nel 2000 dopo aver passato 19 anni in diverse prigioni italiane.

Una volta giunto nel suo Paese natale, è stato condannato a 7 anni e 4 mesi di prigione dalla giustizia turca per una rapina a mano armata commessa negli anni Settanta e all’ergastolo per l’assassinio di un giornalista nel 1979, una pena in seguito commutata in 10 anni di libertà condizionata.

Nel suo ultimo libro, “Memoria e identità”, Giovanni Paolo II ricorda che nel Natale del 1983 “ho fatto visita all’attentatore nella prigione. Abbiamo parlato a lungo. Alì Agca, come tutti dicono, è un assassino professionista. Questo vuol dire che l’attentato non fu un’iniziativa sua, che fu qualcun altro a idearlo, che qualcun altro l’aveva a lui commissionato”.

A questo interrogativo, tuttavia, le inchieste giudiziarie non hanno saputo dare alcuna risposta.