Liberi da ambizioni per aprirsi alla carità

Nell'Udienza alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, Papa Francesco parla della "lebbra" del carrierismo e invita all'umiltà i futuri Nunzi Apostolici

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Antonio Gaspari | 518 hits

Due frasi caratterizzano l'Udienza di questa mattina di Papa Francesco con la comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica: “Il carrierismo è una lebbra” e “il servizio nelle Rappresentanze Pontificie è un ministero, non una professione”. L'esempio è il Beato Giovanni XXIII, che fu Nunzio Apostolico secondo un modello di carità e di servizio diplomatico svolto con cura pastorale.

Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Pontefice ha spiegato che quello che il lavoro che si chiede alle Rappresentanze Pontificie necessita di una grande libertà interiore. Il che significa – ha aggiunto - essere liberi da “ambizioni o mire personali, che tanto male possono procurare alla Chiesa, avendo cura di mettere sempre al primo posto non la vostra realizzazione, o il riconoscimento che potreste ricevere dentro e fuori la comunità ecclesiale, ma il bene superiore della causa del Vangelo e il compimento della missione che vi sarà affidata”.

Con il linguaggio schietto che ormai è diventato il punto di forza del suo pontificato, il Vescovo di Roma ha affermato: "Il carrierismo è una lebbra. Per favore: niente carrierismo. La vostra, non è una professione ma un ministero”. Ha, quindi, invitato i presenti ad avere “grande cura della vita spirituale, che è la sorgente della libertà interiore”. "Senza preghiera – ha sottolineato - non c’è libertà interiore”, pertanto "vita di preghiera e lavoro quotidiano saranno la palestra della vostra santificazione”.

A questo proposito, ha ricordato il Beato Giovanni XXIII: dei suoi scritti - ha osservato - “impressiona la cura che egli sempre pose nel custodire la propria anima, in mezzo alle più svariate occupazioni in campo ecclesiale e politico”. Secondo Papa Francesco, dalle parole messe su carta dal Papa Buono “nascevano la sua libertà interiore, la letizia che trasmetteva esternamente, e la stessa efficacia della sua azione pastorale e diplomatica”.

Il Pontefice ha quindi ricordato le parole Roncalli nel suo Giornale dell’Anima, scritte durante gli Esercizi spirituali del 1948, mentre era Nunzio a Parigi. «Più mi faccio maturo d’anni e di esperienze - annotava il futuro Papa - e più riconosco che la via più sicura per la mia santificazione personale e per il miglior successo del mio servizio della Santa Sede, resta lo sforzo vigilante di ridurre tutto, principi, indirizzi, posizioni, affari, al massimo di semplicità e di calma; con attenzione a potare sempre la mia vigna di ciò che è solo fogliame inutile… ed andare diritto a ciò che è verità, giustizia, carità, soprattutto carità. Ogni altro sistema di fare, non è che posa e ricerca di affermazione personale, che presto si tradisce e diventa ingombrante e ridicolo».

"Lui voleva potare la sua vigna, cacciare via il fogliame, potare" ha affermato il Santo Padre. Lo dimostrano le pagine scritte, qualche anno dopo, quando, giunto al termine del suo lungo servizio come Rappresentante Pontificio, era Patriarca di Venezia: «Ora io mi trovo in pieno ministero diretto delle anime. In verità ho sempre ritenuto che per un ecclesiastico la diplomazia così detta deve sempre essere permeata di spirito pastorale; diversamente non conta nulla, e volge al ridicolo una missione santa» 

“Sentite bene” ha sottolineato Papa Bergoglio, “quando in Nunziatura c’è un Segretario o un Nunzio che non va per la via della santità e si lascia coinvolgere nelle tante forme, nelle tante maniere di mondanità spirituale si rende ridicolo e tutti ridono di lui”. Per questo ha implorato: “Per favore, non rendetevi ridicoli: o santi o tornate in diocesi a fare il parroco; ma non siate ridicoli nella vita diplomatica, dove per un sacerdote vi sono tanti pericoli per la vita spirituale”.

Il Vescovo di Roma ha infine ringraziato le Suore che “svolgono, con spirito religioso e francescano, il loro servizio quotidiano in mezzo a voi”. “Sono delle buone Madri - ha soggiunto - che vi accompagnano con la preghiera, con le loro parole semplici ed essenziali e soprattutto con l’esempio di fedeltà, di dedizione e di amore”. Ha poi ringraziato il personale laico che lavora nella Casa, “presenze nascoste - ha detto - ma importanti che vi permettono di vivere con serenità e impegno il vostro tempo in Accademia”.

“Vi auguro – ha concluso il Papa- di intraprendere il servizio alla Santa Sede con lo stesso spirito del Beato Giovanni XXIII. Vi chiedo di pregare per me e vi affido alla custodia della Vergine Maria e di Sant’Antonio Abate vostro patrono. Vi accompagni l’assicurazione del mio ricordo e la mia benedizione, che di cuore estendo a tutte le persone a voi care”.