Liberi, intelligenti e felici

Il vero divertimento si vive usando la testa e rifiutando la non-cultura della droga

Roma, (Zenit.org) Carlo Climati | 442 hits

Sapete che cosa è un “rave”? Questa parola inglese, che significa “delirio”, si riferisce ai grandi raduni musicali che si svolgono in posti isolati, lontani dai centri abitati. Possono durare giornate e notti intere, senza sosta. A volte sono caratterizzati da un consumo di droga ed alcolici molto elevato.

Il principale strumento di autodistruzione dei giovani si chiama “ecstasy”, una pillola colorata che viene diffusa in certi rave. Tra gli elementi che ne hanno favorito la diffusione c’è sicuramente la sua apparenza innocua. Si ingerisce con facilità e non desta le preoccupazioni di altri tipi di droga (come, ad esempio, il rischio di contrarre l’Aids).

L’ecstasy ha un aspetto simpatico, accattivante. Non a caso, viene spesso offerta sotto forma di pastiglie raffiguranti personaggi dei cartoni animati (riprodotti illegalmente). Si tratta di disegni ingannevoli, che hanno lo scopo di nascondere la natura pericolosa di ciò che viene consumato.

La trappola dell’ecstasy consiste nel dare ai ragazzi l’illusione di assumere dei superpoteri, come certi eroi del mondo dei fumetti. Produce uno stato di eccitazione del tutto innaturale e una perdita di consapevolezza delle reazioni del proprio corpo.

A volte, nei rave, il ritmo della musica è talmente frenetico che l’ecstasy diventa una specie di carburante necessario per poter stare al passo con ciò che si ascolta. Musica e droga diventano una cosa sola. Si nutrono e si sostengono reciprocamente. Ognuna, per esistere, ha bisogno dell’altra.

Il rischio mortale è legato al possibile colpo di calore, dovuto all’eccessiva attività fisica e all’aumento critico della temperatura corporea. Ci si illude, per poco, di diventare superuomini. Ma poi, gli effetti di certe sostanze possono essere devastanti.

Un’altra riflessione da fare è su come sia cambiato il modo di consumare droga tra le nuove generazioni. Negli anni sessanta l’uso di stupefacenti era spesso accompagnato da correnti di pensiero o movimenti culturali. Ad esempio, quello dei cosiddetti “figli dei fiori”.

Le droghe nascondevano il loro volto di morte dietro una parvenza di ideali, anche se discutibili. In molti casi, si trattava di valori condivisi da tanti giovani in buona fede. Ad esempio: il rifiuto della guerra e del consumismo, unito al desiderio di una fratellanza universale.

Anche in quell’epoca la droga uccideva i ragazzi. Ma ciò avveniva in una sorta di clima pseudoculturale apparentemente più nobile ed elevato, che ne mascherava abilmente tutto lo squallore.

Oggi la droga si presenta nuda, a viso scoperto. Non ha più bisogno di nascondersi dietro falsi ideali. L’ecstasy è la pura espressione del nulla, del vuoto e del non-pensiero assoluto. Non a caso, il suo scenario ideale è quello di certi rave, dove regnano suoni assordanti e ritmi martellanti.

Il più grave fattore di rischio è rappresentato dal fatto che l’ecstasy viene erroneamente considerata una droga accettabile, con la quale molti adolescenti si illudono di riuscire a convivere. Chi la consuma rifiuta l’idea di essere un drogato. Pensa semplicemente di vivere un momento di trasgressione, per poi tornare a condurre una vita normale. Ma è solo un inganno. Col passar del tempo, i danni sul fisico cominceranno a manifestarsi.

La migliore risposta a certi meccanismi di degrado è quella di invitare i giovani a riscoprire il vero significato del divertimento, attraverso l’educazione ad una sana cultura del limite. Per trascorrere una serata rilassante con gli amici non è necessario fare troppo tardi, ubriacarsi o drogarsi. Basta controllarsi ed imparare a gestire con intelligenza la propria libertà.

Si può essere liberi, intelligenti e felici. Così come siamo, senza bisogno della droga!