Libertà di coscienza non significa opporsi al Magistero

Il cardinale Bagnasco invita "rete in opera" ad un coraggioso e sereno anticonformismo

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di Antonio Gaspari

ROMA, sabato, 17 dicembre 2011 (ZENIT.org).- Non si può utilizzare la libertà di coscienza per eludere, ridurre o contraddire il magistero, al contrario ci vuole coraggio per non conformarsi allo schema del mondo e aderire alla fede cristiana.

Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco intervenendo sabato 17 dicembre alla “Giornata di riflessione sulla formazione sociale e politica di Retinopera” svoltasi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Parlando della libertà di coscienza il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha spiegato che nella cultura moderna “non raramente si registra la perniciosa tendenza a svuotare questa parola del suo contenuto primordiale di crogiuolo discriminante il bene dal male, e farla così slittare a sinonimo di individualismo sofisticato”.

“Una contraffazione – ha precisato - che non di rado scambia l’ossequio vitale alla verità con l’uscita dai confini dell’obbedienza ecclesiale”.

Secondo l’Arcivescovo di Genova nel linguaggio comune, la libertà di coscienza è spesso un termine “superficialmente svilito per spiegare situazioni di comodo, di fraintendimento, di disimpegno nei confronti di sé, degli altri, di Dio” e si tende a “confondere l’assenza di costrizioni” con “il comportarsi secondo i dettami della coscienza”

A questo proposito scriveva già il beato John Henry Newman “Al giorno d’oggi, per una buona parte della gente, il diritto e la libertà di coscienza consistono proprio nello sbarazzarsi della coscienza, nell’ignorare il Legislatore e Giudice, nell’essere indipendenti da obblighi che non si vedono. […] La coscienza è una severa consigliera, ma in questo secolo è stata rimpiazzata da una sua contraffazione, di cui i diciotto secoli passati non avevano mai sentito parlare o dalla quale, se ne avessero sentito, non si sarebbero mai lasciati ingannare: è il diritto ad agire a proprio piacimento”

“In pratica, - ha aggiunto il porporato - è lo stordimento attorno al falso concetto di autonomia ciò che fa entrare in profonda confusione la cultura odierna, quella secondo cui la persona si pensa tanto più felice quanto più si sente prossima a fare ciò che vuole”.

Parlando dei principi “non negoziabili” il cardinale Bagnasco ha spiegato che l’espressione negativa non sta a dire che non se ne possa discutere, anzi; significa piuttosto che, per loro natura, essi emergono con evidenza propria dalla realtà, infrangibili e intrattenibili, salvo che non si eserciti la violenza.

“La vita umana dal suo primo istante alla morte, la libertà di crescere e maturare, il matrimonio tra l’ uomo e la donna, - ha sottolineato - sono beni fondamentali e fondativi; sono beni senza dei quali non ce ne potranno essere altri, come il lavoro, l’inclusione, la sicurezza, l’ambiente, la pace.…”

Il Presidente della CEI ha sostenuto che per educare e formare la coscienza attraverso il discernimento, “il discrimine viene dalla Parola di Dio e dal Magistero”.

Inoltre bisogna rafforzare le virtù per mettere la persona “in sintonia con il bene concreto, sapendo resistere alle pulsioni e ai tiranneggiamenti”.

Nella seconda parte del suo intervento il Cardinale Bagnasco ha voluto affrontare “il pregiudizio secondo il quale il Magistero sarebbe inattendibile perché poco trasparente e obsoleto rispetto all’interpretazione della realtà”.

A questo proposito ha chiesto di vigilare sull’espressione “cristiani adulti”, perché “non succeda anche qui un più o meno volontario slittamento semantico, come se l’espressione implicasse l’adozione di atteggiamenti di autosufficienza e di autonomia dal Magistero della Chiesa”.

Citando il Pontefice Benedetto XVI, il Presidente della CEI ha ribadito che “l’esprimersi contro il Magistero talora lo si presenta come coraggio (…). In realtà, non ci vuole per questo del coraggio, giacché si può essere sicuri del pubblico applauso” e ancora: “Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa anche se questa contraddice lo schema del mondo. È questo conformismo della fede che Paolo chiama una fede adulta”.

L’Arcivescivo di Genova ha concluso esortando i presenti “ad un coraggioso e sereno anticonformismo, che privilegia la coscienza della verità e l’obbedienza ad essa, alla soggezione mondana”.

“Retinopera – ha sottolineato - deve portare i cattolici del nostro Paese a spendersi non per smania, ma ‘in scienza e coscienza’, nei vari ambiti e livelli della vita sociale e politica”.