Libia, migliaia di profughi oppressi e costretti ad arruolarsi

Il presidente dell'Agenzia Habeshia chiede l'intervento dell'Unione europea per attuare un piano di evacuazione. Chiede inoltre che il progetto 'Frontex' venga finalmente reso operativo

Roma, (ZENIT.org) Staff Reporter | 522 hits

Uno dei deleteri effetti dei conflitti in corso nel mondo è lo spostamento di masse di persone in fuga. Scappati da guerre e persecuzioni nei loro Paesi d’origine, migliaia di profughi dell’Africa subsahariana si trovano ora incastrati in Libia, costretti a confrontarsi con nuove violenze e a subire vessazioni. Molti hanno perso la vita, tanti altri stanno morendo di fame, altri ancora sono reclutati in maniera coatta come portantini di feriti o facchini per le munizioni.

La denuncia giunge da don Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia, che si occupa di cooperazione e sviluppo. Il sacerdote racconta alla Radio vaticana che la popolazione è “molto spaventata”, soprattutto “a causa delle bombe, dei proiettili che vengono sparati per la strada… Ci sono stati anche morti in casa: mentre erano in casa, piombava una bomba … la gente è terrorizzata!”. E non è finita. Don Zerai parla delle “varie aggressioni che ci sono state anche casa per casa: sono stati derubati, aggrediti, hanno subito abusi di ogni genere … Questo è quello che ci raccontano”.

Il presidente dell’Agenzia Habeshia chiede alla comunità internazionale di “progettare un piano di evacuazione per proteggere queste persone, anche nei Paesi confinanti”. Racconta che chi prova a fuggire verso la Tunisia viene bloccato al confine, non riuscendo a scappare neanche lì. Un richiamo viene rivolto verso all’Unione europea, la quale deve intervenire per “prevenire tutti questi morti, sia nel deserto che nel Mediterraneo: tutti sono diretti verso l’Europa, non solo verso l’Italia. Anzi, molti vorrebbero andare nell’Europa del Nord”. Questo significa - secondo don Zerai - “che l’Italia è solo l’ingresso, la porta dell’Europa e quindi il problema non è solo italiano, ma anche europeo. E la richiesta del ministro dell’Interno Alfano affinché ‘Mare Nostrum’  possa essere rilevato, assorbito da Frontex è giusta”.

“È vero che Frontex non è nata per accogliere - prosegue il sacerdote -, ma per respingere: quando è stata ideata era nata per respingere gli arrivi e proteggere i confini dell’Europa; è ovvio che oggi si rifiuta a subentrare. Però, per questo bisogna rivedere i regolamenti e anche il progetto per cui è nata Frontex: che diventi un’agenzia che protegge e accoglie questi rifugiati”. Però - precisa il presidente dell’Agenzia Habeshia - “dev’esserci un accordo tra tutta la comunità europea secondo il quale queste persone, poi, dovranno essere ridistribuite su tutto il territorio europeo”.