Liceo Giulio Cesare, dove "l'ideologia alla moda" è imposta agli adolescenti

Non stempera le polemiche l'intervento del ministro della Pubblica Istruzione per difendere i professori che hanno fatto leggere agli alunni un testo con brano pornografico

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 758 hits

La discesa in campo del ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, per difendere la scelta dei docenti del liceo Giulio Cesare di far leggere agli alunni il romanzo Sei come sei, non placa le polemiche. Anzi, le rinfocola.

Mercoledì scorso, è apparsa su Repubblica un’intervista della ministra in cui definiva “strumentali e ideologiche” le accuse mosse all’indirizzo di quei professori, sfociate in una denuncia da parte di alcuni genitori con ipotesi di reati di corruzione di minori e pubblicazione di materiale osceno.

Nella stessa giornata, tuttavia, la ministra Giannini, raggiunta telefonicamente nel corso di una trasmissione radiofonica di Radio2, ha declinato l’invito dei conduttori a leggere in diretta le righe incriminate, le quali descrivono una scena pornografica che si consuma tra due giovani maschi.

“Se un ministro rifiuta di leggerla per radio, forse è la testimonianza che siamo di fronte a una pagina un po’ forte, inopportuna da somministrare a dei ragazzi di un Ginnasio”, afferma a ZENIT suor Roberta Vinerba, teologa morale ed educatrice di adolescenti e giovani sui temi dell’affettività e della sessualità.

Valuta “superficiale” e “imprudente” la scelta di far leggere quel testo. “Ritengo - spiega suor Vinerba - che a quattordici anni vi sia una enorme molteplicità di livelli di maturità dei ragazzi: alcuni sono poco più che bambini, altri hanno fatto già molte esperienze”. In ogni caso, anche quei quattordicenni che possiedono una certa confidenza con determinati temi, “non hanno ancora la capacità di capirne il senso”.

Per questo, aggiunge l’educatrice, “la scuola non deve allinearsi alle conoscenze e alle curiosità che i ragazzi hanno tra di loro, perché l’ambito educativo va sempre distinto dal rapporto tra pari”. Piuttosto, “il compito dei docenti dovrebbe essere quello di educare al bello”.

Anziché “educare al bello”, come auspica suor Roberta Vinerba, al liceo Giulio Cesare si è invece consumato un fatto “raccapricciante”. È ciò che pensa il prof. Alessandro Meluzzi, docente di psichiatria all’Università di Torino.

Raggiunto telefonicamente da ZENIT, Meluzzi deplora il fatto che sia stata utilizzata la rappresentazione di un rapporto omosessuale tra adolescenti per combattere l’omofobia. “Si tratta - afferma il professore - di un’idea sbagliata dal punto di vista pedagogico e bizzarra da quello psicologico”.

Ciò che il prof. Meluzzi trova particolarmente “raccapricciante” è che, “per desensibilizzare l’uomo da una riflessione morale su di sé e sul proprio corpo, si ricorre a una situazione estrema e disdicevole, a un condizionamento violento che non tiene conto della sensibilità dei singoli”.

C’è un altro aspetto poi, che lo psichiatra trova significativo e persino “patologico”, ossia l’ipocrisia di quanti - tra coloro che difendono il valore educativo di Sei come sei - “avrebbero commentato in modo grave” se il rapporto descritto nel libro fosse stato eterosessuale.

Ma dov’è lo scandalo, se da che mondo è mondo, come sostiene la ministra Giannini, “in tutta la letteratura dai greci in poi, il tema dell’amore omosessuale è stato trattato in tutte le sue declinazioni, da quelle più crude ad altre metafisiche”?

Il prof. Meluzzi trova “privo di senso” l’appello all’erotismo nell’arte classica. Anzitutto, perché “i carmi erotici sono stati sempre esclusi dai ginnasi”, e poi perché il paragone è irriverente, giacché in questo caso “siamo di fronte a un romanzetto discutibile il cui unico valore deriva dal fatto di essere un elemento di rottura dal punto di vista pedagogico”.

Il prof. Meluzzi e suor Vinerba condividono l’idea per cui ogni iniziativa educativa che tocca un ambito così delicato vada sempre concertata con le famiglie. Considerazione che fa sua anche l’on. Gian Luigi Gigli, docente di Neurologia. “Forse - afferma a ZENIT il deputato a proposito della vicenda del “Giulio Cesare” - qualcuno ha abusato del suo ruolo educativo e non ha esitato a fare violenza alla sensibilità, alla poesia e, talora, anche all’innocenza di adolescenti per imporre loro un’ideologia alla moda verso la quale sembra impossibile anche mostrare solo riserve”.

“Il politically correct del pensiero unico - chiosa Gigli - male si accorda con il pensiero critico che la scuola dovrebbe suscitare, se vuole restare fedele al compito di educare alla verità nella libertà”.