Lieto fine per l'edizione spagnola di "Sposati e sii sottomessa"

Archiviate le accuse di istigazione alla violenza sulle donne contro il libro di Costanza Miriano

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 359 hits

Dopo circa sei mesi di controversie legali ed editoriali è stato archiviato in Spagna il caso di Cásate y sé sumisa. La traduzione del bestseller Sposati e sii sottomessa, opera prima di Costanza Miriano, era stata pubblicata lo scorso autunno dalla casa editrice Nuevo Inicio, di cui è titolare la diocesi di Granada.

Con la scusa di un titolo che avrebbe istigato alla violenza sulle donne e talora senza nemmeno entrare nel merito degli effettivi contenuti del libro, numerose istituzioni iberiche si erano scatenate contro la pubblicazione, chiedendone addirittura il ritiro dal commercio, come aveva fatto il ministro della Sanità, Ana Mato.

Da parte loro i gruppi parlamentari d’opposizione (PSOE e Izquierda Unida) e persino alcuni deputati del PPE, il partito di centrodestra attualmente al governo, avevano votato una mozione perché la Procura avviasse azioni legali per la censura del volume.

È di ieri, tuttavia, la notizia dell’archiviazione definitiva. Secondo l’agenzia di stampa spagnola EFE, contro la decisione non sarà ammesso alcun ricorso. La procura ha infatti verificato che in nessun tribunale del distretto giudiziario di Granada sussiste alcun procedimento aperto contro Cásate y sé sumisa.

Le femministe spagnole avevano accusato la giornalista e scrittrice italiana di istigare alla violenza sulle donne proprio per via dell’imperativo “sii sottomessa” che peraltro riprende un’affermazione di San Paolo (“Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore”, Col 3,18-21).

Tuttavia molti dei detrattori della Miriano si erano fermati al solo titolo, senza nemmeno leggere l’intero testo. Altri avevano completamente travisato il senso di esortazioni come “dà ragione a lui”, “fate un figlio”, “obbediscigli” che l’autrice rivolge alle sue lettrici.

Alla polemica contro il libro si era innestato il pretesto anticlericale: monsignor Javier Martinez, arcivescovo della succitata diocesi di Cordoba aveva infatti definito l’aborto come “la massima violenza sul corpo delle donne” e tale frase era stata interpretata come un modo per sminuire la violenza compiuta sulle donne dagli uomini.

Lo scorso novembre, commentando la vicenda spagnola in un’intervista rilasciata a ZENIT, Costanza Miriano aveva dichiarato: “In nome della libertà, viene tolta la libertà. […] Eppure mi sembra ci siano in commercio libri di grande successo, con scene hard che coinvolgono donne, che mi sembrano molto più lesive della dignità femminile”.