Lo IOR è trasparente e sicuro più di molti altri Paesi

Jeffrey Lena, avvocato della Santa Sede, spiega quanto è affidabile lo IOR

| 841 hits

ROMA, domenica, 12 agosto 2012 (ZENIT.org) - Il rapporto Moneyval “ha sfatato il mito della poca trasparenza del Vaticano e dello IOR”: lo ha spiegato l’avvocato della Santa Sede, Jeffrey Lena in una intervista a “Vatican Insider” *.

Jeffrey Lena, 54 anni, californiano di Berkeley, laureato in storia e legge all’Università della California, già docente di storia e diritto a livello universitario, dal 2000 ha seguito diverse cause per conto del Vaticano.

Attualmente fa parte del gruppo di lavoro costituito dalla Segreteria di Stato per adeguare il Vaticano ai parametri internazionali antiriciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo.

Ha detto l’avvocato Lena “Molte critiche che si leggono sul Vaticano sorgono da una mancata comprensione di che cosa davvero sia, da che cosa faccia e da come funzioni la Santa Sede (…) Purtroppo certi articoli sullo IOR sono poco accurati. Spesso si rischia di concentrarsi più sulle ipotesi che sui fatti” per esempio “è assolutamente falso che vi siano conti Finmeccanica all’IOR, come è falso che vi siano conti cifrati o conti anonimi, e come è falso che lo IOR tratti con banche “shell”, cioè fittizie”.

In merito alle accuse di poca trasparenza l’avvocato ha precisato che “Il Rapporto di Moneyval sfata il mito della mancanza di trasparenza. Per prima cosa i valutatori hanno affermato che il Vaticano è stato molto collaborativo e cooperativo.  Penso che un altro mito sfatato riguardi le accuse di corruzione dilagante. Il Rapporto dice specificatamene – e ricordo che viene riportato al paragrafo 52 – “Relativamente alla corruzione, sebbene vi siano state recenti infondate accuse di corruzione sui media, non vi sono evidenze empiriche di corruzione avvenute in Vaticano”. 

Di fronte alla domanda sul perché lo IOR èstato promosso per il 49% dei criteri richiesti, ma bocciato per il rimanente 51%. l’avvocato Lena ha risposto: “La sua osservazione dimostra quanto facilmente le statistiche possano ingannare. Un’appropriata analisi dei numeri rivela una realtà totalmente diversa.

In primo luogo, il paese che ha raggiunto il risultato migliore aveva un rating pari solo al settantacinque per cento di criteri “largamente o completamente” adeguati. In secondo luogo, non si è fatta attenzione alla classifica del punteggio ottenuto dagli altri paesi in sede di valutazione, dati a disposizione di chiunque guardi il sito web di Moneyval”.

Ha aggiunto il collaboratore della Santa sede “Emerge che il Vaticano si è classificato undicesimo tra i trenta paesi esaminati da Moneyval per il Terzo Round di valutazioni ed è risultato tredicesimo su trenta per le sue prestazioni in generale se si guardano tutte le “40 + IX Raccomandazioni”.

E infatti, in più di una categoria il Vaticano ha superato paesi membri dell’Unione Europea, per esempio nel campo dell’impegno sui trattati internazionali che combattono il crimine organizzato.  Non lo dico per criticare altri paesi, ma per affermare che il Vaticano dovrebbe ricevere un giusto riconoscimento per quello che è riuscito a ottenere”.

Circa le accuse ingiuste che sono state rivolte allo IOR, l’avvocato Lena ha ricordato che “Nei mesi scorsi, ad esempio, è stata divulgata la notizia che il Vaticano, a giudizio degli Stati Uniti è stato definito “potenzialmente vulnerabile” al riciclaggio di denaro. Solo potenzialmente.

È una notizia che ha contribuito a diffondere un’immagine piuttosto negativa del Vaticano. Ma è chiaro leggendo il rapporto statunitense che non era questa la categoria veramente rilevante per il rischio di riciclaggio, quanto piuttosto quella dei paesi di “preoccupazione primaria”. In quest’ultima categoria rientrano paesi come il Giappone, l’Inghilterra, l’Australia e l’Italia. È curioso, diciamo, che molti articoli di giornale non abbiano paragonato la valutazione del Vaticano alle valutazioni di altri paesi molto più a rischio”.

In merito alle accuse di non cooperazione a livello internazionale, il collaboratore della santa Sede ha sottolineato: “L’accusa costante di non cooperazione è ingiusta. Per esempio, chi ha scritto lo scorso gennaio che il Vaticano “non aveva mai risposto” ad una rogatoria che si diceva datata 2002, sarà rimasto sorpreso quando ha scoperto che questa rogatoria non è mai partita dal paese richiedente e di conseguenza non è mai arrivata in Vaticano!”

http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/lena-moneyval-vatileaks-17314//pag/2/