"Lo IOR non deve allinearsi al sistema economico e finanziario mondiale"

Il neopresidente Jean-Baptiste de Franssu sottolinea la necessità di una "istituzione equivalente ad una banca" con cui possano rapportarsi tutti gli istituti legati alla Santa Sede

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 352 hits

Una missione accettata “con gioia”, che richiede “molta umiltà”. Così si è espresso Jean-Baptiste de Franssu, commentando la sua nomina a presidente dell’Istituto Opere Religiose (IOR).

Francese, 51 anni, sposato con 4 figli, de Franssu, vanta una lunga esperienza nella finanza internazionale. In un’intervista rilasciata a Radio Vaticana, de Franssu ha dichiarato di vedere il proprio incarico “come una missione” e si è augurato di poter “soddisfare le aspettative”.

Rispetto al proprio predecessore Ernst von Freyberg, il nuovo presidente dello IOR ha riconosciuto di avere il “grosso vantaggio” di arrivare “dopo il lavoro che lui ha già svolto”.

De Franssu è già stato coinvolto nei lavori della Commissione Cosea dal mese di agosto del 2013 e dal 2 maggio del 2014 al Consiglio per l’Economia, maturando in questa fase “una migliore conoscenza e comprensione del funzionamento dell’organizzazione amministrativa e finanziaria della Santa Sede” e della “direzione che il Santo Padre vuole dare a tutta l’organizzazione”.

Secondo De Franssu, papa Francesco ha in mente uno IOR che, coerentemente con la sua predicazione, adempia la missione della Chiesa nell’“aiuto ai poveri” e “nella diffusione della fede”. Si porrà quindi il problema di “quali strumenti” andranno affidati allo IOR a tale scopo.

Il “secondo elemento” rilevante del nuovo IOR, evidenziato da De Franssu è la “maggior trasparenza”, già incoraggiata da Benedetto XVI con la nomina di von Freyberg. “Lo Ior non deve in alcun caso essere diverso da tutti i principali istituti bancari – ha sottolineato il neopresidente -. Ma con un focus molto importante sui clienti: dobbiamo assicurarci di rispondere alle aspettative del cliente, di rispondere alle esigenze delle Congregazioni e delle Diocesi e questo sia in termini di qualità del servizio che di qualità dei prodotti”.

De Franssu ha poi negato che lo IOR debba allinearsi al “sistema economico e finanziario mondiale”, pur affermando l’ovvia necessità del rispetto “in modo imperativo” dell’“insieme delle regole internazionali”.

Si pone poi il problema di come conciliare la necessità dello IOR di generare profitti con il rispetto dell’“etica” e delle “trasparenze”. In tal senso, ha affermato De Franssu, è necessaria per la Santa Sede una “istituzione equivalente ad una banca” che permetta transazioni con il mondo esterno, laddove lo IOR si limita ad essere un “istituto finanziario”.

È auspicabile e “normale” che l’insieme dei dicasteri, delle congregazioni e delle diocesi “possano rapportarsi con una struttura della Santa Sede, piuttosto che con altre banche commerciali, con le quali non sempre condividiamo tutti quei valori che sono invece i nostri”.

Quanto alla prospettiva, paventata da più parti fino a qualche mese fa, di una vera e propria chiusura dello IOR, De Franssu ha precisato che “era importante analizzare la possibilità”, tuttavia “studiando l’ipotesi ci si è resi conto che si aveva bisogno dello Ior”.

La realtà del mondo finanziario di oggi, in costante e vertiginosa evoluzione, mette in luce “la mancanza di un numero sufficiente di professionisti in questo settore”: è per questo che il Santo Padre intende “coinvolgere sempre più professionisti in tutti gli aspetti della vita amministrativa e finanziaria” ai fini di “aiutare la Chiesa”, ha quindi concluso De Franssu.

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Testo integrale dell’intervista: http://it.radiovaticana.va/news/2014/07/10/il_presidente_ior_de_franssu_missione_che_accetto_con_gioia/1102728