"Lo scontro che semina morte lasci spazio all'incontro che porta vita"

Nell'Udienza alla R.O.A.C.O., il Papa esprime preoccupazione per la situazione di "violenza e insicurezza" dei cristiani in Terra Santa ed esorta a fare il possibile per alleviare le sofferenze della Siria

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 314 hits

Un’esortazione alla carità e all’assistenza di profughi e rifugiati. Ma, soprattutto, un incessante appello per i fratelli e sorelle vittime di tribolazioni e violenze in Siria e in Terra Santa. Dalla Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, la voce di Papa Francesco si è levata alta in difesa di tutti coloro che ogni giorno, in Medio Oriente, vivono “una situazione di insicurezza e di violenza che sembra interminabile”.

L’occasione è stata l’udienza di stamane ai partecipanti all’86ª Assemblea della R.O.A.C.O. (la Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali), che ha concluso oggi i suoi lavori. A loro il Pontefice rimarcato la sua vicinanza e riconoscenza, ringraziando Dio anche “per la fedeltà a Cristo, al Vangelo e alla Chiesa, di cui gli Orientali cattolici hanno dato prova lungo i secoli, affrontando ogni fatica per il nome cristiano e ‘conservando la fede’”.

Come i suoi Predecessori, il Papa ha poi sottolineato il suo incoraggiamento “nell’esercizio della carità”, che – ha detto - “scaturisce dall’amore di Dio in Cristo” di cui “la Croce ne è il vertice”. “L’Anno della fede ci spinge a professare in modo ancora più convinto l’amore di Dio in Cristo Gesù” ha proseguito Papa Francesco. Tale ‘lavoro’, però, sarà efficace “solo se radicato nella fede, nutrito dalla preghiera, specialmente dalla Santa Eucaristia, Sacramento della fede e della carità”.

Quindi, “continuate la vostra opera intelligente e premurosa nella realizzazione di progetti ben ponderati e coordinati”, ha esortato il Santo Padre, soprattutto di quei progetti utili alla formazione dei giovani. Allo stesso tempo, ha soggiunto, “non dimenticate mai che questi progetti devono essere un segno di quella professione dell’amore di Dio che costituisce l’identità cristiana”. In questo servizio, un “riferimento prezioso” è, secondo il Santo Padre, l’Esortazione Apostolica post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente. 

Il pensiero di Bergoglio è andato poi alla Terra Santa e alla Siria, luoghi di sofferenza per tutti quei deboli e innocenti verso cui il Papa ha espresso “una viva preoccupazione ecclesiale”.

“Dal più profondo del cuore” ha quindi rivolto un appello “ai responsabili dei popoli e degli organismi internazionali, ai credenti di ogni religione e agli uomini e donne di buona volontà”, affinché “si ponga fine ad ogni dolore, ad ogni violenza, ad ogni discriminazione religiosa, culturale e sociale”. “Lo scontro che semina morte lasci spazio all’incontro e alla riconciliazione che porta vita” ha poi aggiunto.

Parlando direttamente al cuore di “tutti coloro che sono nella sofferenza” il Pontefice ha esclamato con forza: “Non perdete mai la speranza!”, “la Chiesa vi è accanto, vi accompagna e vi sostiene!”.

In conclusione, Papa Francesco ha fatto sue le parole di sant’Ignazio di Antiochia, quando, nella sua Lettera ai Romani (IX, I), scrisse ai cristiani di Roma: “Ricordatevi nella vostra preghiera della Chiesa di Siria… Gesù Cristo sorveglierà su di essa e la vostra carità”. Bergoglio ha ribadito lo stesso messaggio, invitando a “fare tutto il possibile per alleviare le gravi necessità delle popolazioni colpite”, in particolare “dell’amata Siria”.

“Al Signore della vita – è stata infine la preghiera del Santo Padre - affido le innumerevoli vittime e imploro la Santissima Madre di Dio perché consoli quanti sono nella grande tribolazione”. Perché “è vero - ha concluso - questa della Siria è una grande tribolazione!”.