"Lo sguardo calmo di chi sa vedere la verità"

Il messaggio di papa Francesco alla classe dirigente e agli intellettuali

Rio de Janeiro, (Zenit.org) Alfonso M. Bruno, F.I. | 456 hits

Erano passati appena cinque anni dalla proclamazione della Repubblica quando Arthur Azevedo lanciò nel 1894 l’idea e il progetto di un nuovo teatro per la città di Rio.

E’ qui che Papa Francesco alle 11.30 di sabato ha incontrato la classe dirigente ed intellettuale leggendo forse nel percorso un cartellone con la scritta: “lo Stato è laico”.

Il Theatro Municipal in effetti si ispira alla Comédie Française, figlia del paese della Rivoluzione e della separazione Stato – Chiesa nel quale però il presidente Sarkozy parlò di “laicità positiva”, mentre Benedetto XVI, sulla stessa lunghezza d’onda, dichiarava che “nessuna società può svilupparsi in maniera sana senza affermare il reciproco rispetto tra politica e religione, evitando la tentazione costante della commistione o dell’opposizione (…) perché ambedue sono chiamati, pur nella necessaria distinzione, a cooperare armoniosamente al bene comune” (Ecclesia in Medio Oriente 29).

Papa Francesco, a sua volta, verso l’apice del suo discorso ha detto: “Fondamentale è il contributo delle grandi tradizioni religiose, che svolgono un fecondo ruolo di lievito della vita sociale e di animazione della democrazia. Favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato, che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza del fattore religioso nella società, favorendone le sue espressioni concrete.”

Di fronte a queste considerazioni senza pregiudizio ideologico, quel cartellone e quella scritta non avevano più senso così come confermavano gli applausi dell’autorevole assemblea.

Interprete e continuatore del Magistero, Papa Francesco ha esordito il suo discorso citando il pensatore brasiliano Alceu Amoroso Lima invitando quanti, in una Nazione, hanno un ruolo di responsabilità ad affrontare il futuro  con “lo sguardo calmo di chi sa vedere la verità”.

Con la costante del “trittico concettuale” anche qui, come poco prima nella cattedrale, Papa Francesco  ha considerato tre aspetti di questo sguardo calmo, sereno e saggio: l’originalità̀ di una tradizione culturale; la responsabilità solidale per costruire il futuro; e infine il dialogo costruttivo, per affrontare il presente.

Passato, presente e futuro per una visone integrale della persona umana dove il popolo brasiliano ha fatto del Vangelo la sua linfa culturale.

E’ questa linfa che “deve essere pienamente valorizzata” – ha detto Papa Francesco - per fecondare un processo culturale fedele all’identità brasiliana e costruttore di un futuro migliore per tutti”.

Qui convergono fede e ragione, la dimensione religiosa con i diversi aspetti della cultura umana: arte, scienza, lavoro, letteratura... Il cristianesimo unisce trascendenza e incarnazione; rivitalizza sempre il pensiero e la vita, di fronte alla delusione e al disincanto che invadono i cuori e si diffondono nelle strade.

Il secondo elemento che il pontefice ha sottolineato  è la responsabilità sociale.

“Il futuro esige dai responsabili della cosa pubblica una visione umanista dell'economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli élitarismi e sradichi la povertà.  

“Le grida che chiedono giustizia continuano ancor oggi”, ha detto il Papa citando il profeta Amos.

La sfida del Papa ha stimolato la sfida della leadership che deve saper scegliere la più giusta delle opzioni nell’interesse per il bene comune collocando la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio.

Il senso etico diventa oggi sfida storica senza precedenti.

Il Papa infine ha parlato di dialogo costruttivo.

Memore delle recenti proteste popolari Francesco ha detto che “Tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo.”

E’ per questo che ha preso la parola davanti ai potenti del suo paese un rappresentante dei giovani che ha parlato dei suoi coetanei vittime della violenza, vittime delle dipendenze, vittime delle diverse crisi sociali ed economiche.

La sua testimonianza-denuncia, però, era aperta alla speranza di una nuova primavera attraverso il Vangelo dell’amore e della società solidale.

Il giovane ha continuato con un riferimento personale: “Chiedevo a Dio perché la violenza esiste  e in Dio ho capito il perché.  Credere in Lui è fuori moda, ma questa mia non è un’affermazione; è una provocazione per andare controcorrente. Persi i genitori e sono stato amato dagli altri. E’ per questo che oggi mi dedico agli altri. Per me non bastava solo finire la scuola e trovare lavoro per essere felice, ma volli occuparmi degli altri. Questo è il senso di una vita felice nella società come la ‘rivoluzione’ di S. Francesco di Assisi.”

Il Papa attento e commosso ha abbracciato il giovane, gli ha offerto un rosario, ha benedetto la foto della sua famiglia ed è da quel momento che ha iniziato il suo discorso.

Tra le sue parole significative ha ancora detto: “Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: cultura popolare, cultura universitaria, cultura giovanile, cultura artistica e tecnologica, cultura economica e cultura familiare, e cultura dei media. È impossibile immaginare un futuro per la società senza un forte contributo di energie morali in una democrazia che non sia mai immune dal rimanere chiusa nella pura logica di rappresentanza degli interessi costituiti.”

Il Papa ha ripetuto ai politici: “dialogo, dialogo, dialogo.”

Poi ha continuato:  “L'unico modo di crescere per una persona, una famiglia, una società, l'unico modo per far progredire la vita dei popoli è la cultura dell'incontro, una cultura in cui tutti hanno qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di buono in cambio. L'altro ha sempre qualcosa da darmi, se sappiamo avvicinarci a lui con atteggiamento aperto e disponibile, senza pregiudizi.”

Alla precomprensione gratuita il papa sostituisce un postgiudizio maturo presentando la fede come valore aggiunto per “riabilitare la politica” come una delle forme più alte della carità.

“La fraternità tra gli uomini e la collaborazione per costruire una società più giusta non sono un'utopia, ma sono il risultato di uno sforzo concertato di tutti in favore del bene comune.”

E’ per questo che il canto “dov’è carità è amore lì c’è Dio” ha concluso l’intervento del Papa, mentre le bambine della scuola di danza di quel teatro, a sorpresa hanno comparsa e cornice al Papa Francesco mentre la più piccola fra tutte gli regalava un bouquet di fiori gialli meritando un bacio sulla piccola fronte.