"Lo Spirito Santo ci invita all'unità"

Allo Stadio Olimpico di Roma, davanti a 52mila persone, Salvatore Martinez chiude la 37° Convocazione del RnS nel segno della "Chiesa in uscita" auspicata da papa Francesco

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 402 hits

Una grande festa della fede in un contesto e in un clima ‘sportivi’. La 37° Convocazione del Rinnovamento nello Spirito Santo ha rappresentato una delle più massicce risposte all’esortazione di papa Francesco per una Chiesa “in uscita”, dall’inizio del pontificato.

Era stato proprio il Santo Padre a rispondere positivamente al presidente nazionale di RnS, Salvatore Martinez, che lo scorso settembre l’aveva invitato alla Convocazione.

La due-giorni conclusasi ieri sera ha dunque segnato una triplice novità: prima Convocazione Nazionale a Roma, prima in uno stadio, prima alla presenza di un Papa.

Tra canti, balli, testimonianze, preghiere ed effusioni, l’evento si è svolto sostanzialmente secondo il copione degli anni precedenti a Rimini ma in una cornice straordinaria che ha amplificato all’ennesima potenza l’intensità di ogni singolo momento.

Sugli spalti dell’Olimpico, riempito per tre quarti (solo la Tribuna Tevere è rimasta vuota, poiché il palco d’onore le dava le spalle) non sono mancate né la ola, né lo sventolio di decine di migliaia di clap banner gialli da un lato e bianchi dall’altro, a richiamare i colori della Città del Vaticano.

La 37° Convocazione Nazionale del RnS si è confermata qualcosa di molto di più di un incontro tra membri di un movimento: è stata un momento di apertura e di amicizia tra tante persone che amano Cristo, sigillata dalla presenza e dall’incoraggiamento di illustri rappresentanti della Chiesa: padre Raniero Cantalamessa, i cardinali Angelo Comastri, Stanislaw Rylko e Agostino Vallini, monsignor Nunzio Galantino.

Senza trascurare i volti internazionali del RnS che hanno gettato uno sguardo carismatico e profetico sulla Chiesa di oggi: Patti Gallagher Mansfield, Ralph Martin, Gilberto Gomes Barbosa, Michelle Moran.

“La Chiesa si rinnova, la Chiesa è il Rinnovamento, Alleluja! – ha dichiarato Salvatore Martinez ieri pomeriggio, durante la relazione finale -. Usciamo da questa Convocazione con una dignità mai avuta, solo sognata, sperata, con la dignità dei figli di Dio ai quali è dato il potere dello Spirito, strettamente legato all'unzione dello Spirito. Vedano e sentano, allora, che questa effusione si è realizzata!”.

Esortando i 52mila convocati a “diventare protagonisti” della “Chiesa in uscita” auspicata da papa Francesco, Martinez ha rievocato le parole rivolte al pontefice domenica pomeriggio: “Si rallegri, Santo Padre, vogliamo fare dell’unità il segno della nostra credibilità ecclesiale!”.

Un’unità che non è sinonimo di omologazione, ha spiegato il presidente nazionale del RnS, usando la metafora culinaria del “frullato” e della “macedonia”, laddove nella seconda, a differenza del primo, gli ingredienti, pur mescolati ed amalgamati, mantengono intatto tutto il loro sapore.

Martinez ha anche richiamato la sollecitazione del Papa a fare in modo che le “organizzazioni” e le “sigle” del RnS “non prevalgano sulla grazia” e che il soffio dello Spirito possa effettivamente diventare una “corrente di grazia”.

“L’unità – ha proseguito Martinez - costa fatica. Spesso, pur con i migliori propositi, facciamo come Giona, andiamo per la via sbagliata. Tornando a casa, allora, valutiamo se siamo sulla via dell'’unità. Perché la divisione spegne lo Spirito, atrofizza il corpo, sposta la gloria di Dio da Gesù a noi”.

Da qui, l’esortazione finale a sentirsi “ingaggiati nella sfida della Nuova evangelizzazione”, in cui lo Spirito invita a ognuno dei membri del Rinnovamento a partire dalla propria “casa”, dal proprio “posto di lavoro” o dal “proprio gruppo”.

“Abbiamo tanto lavoro da fare! Chiediamo allo Spirito di mandare avanti la Chiesa, senza di Lui non riusciremo a capire quanto è grande il Suo mistero!”, ha detto Martinez, concludendo con una invocazione allo Spirito Santo “perché Egli cambi i cuori, metta il sangue di Gesù nelle vene e la passione di Paolo nelle gambe”.