Lo sport senz'anima diventa una "cosa" ingombrante

Mons. Carlo Mazza, Vescovo di Fidenza e delegato CEER per la Pastorale dello Sport, spiega il "Manifesto dello Sport educativo" che verrà presentato lunedì prossimo a Bologna

Bologna, (Zenit.org) Redazione | 362 hits

Trasmettere i valori educativi attraverso l’attività sportiva. È questo l’obiettivo del “Manifesto dello sport educativo” che verrà presentato lunedì 28 ottobre, alle 11, presso la Curia Arcivescovile di Bologna, alla presenza del card. Carlo Caffarra. Il documento, approvato dalla Conferenza Episcopale dell'Emilia Romagna, è stato elaborato dalla Commissione Regionale per la Pastorale dello Sport, presieduta da mons. Carlo Mazza, vescovo di Fidenza, cappellano dalle Olimpiadi di Seul del 1988 della Nazionale Italiana, e direttore dell'Ufficio Nazionale della CEI per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport.

Proprio mons. Mazza spiega, in un’intervista, le novità di questo documento, che ha basi solide e antiche, dal momento che da tempo la Chiesa ha visto nella pratica sportiva un importante mezzo per l'educazione delle nuove generazioni. “L’attenzione educativa verso i giovani – afferma infatti il vescovo - sta al centro della pastorale ecclesiale attraverso una dedizione di gratuità e di tensione spirituale. In tale contesto, lo sport svolge una funzione del tutto singolare, quella di richiamare, con il valore del corpo, il primato dello spirito superando un dualismo che sovente separa e divide la stessa persona come fosse polarizzata da un’ambivalenza irrisolvibile. Invece lo sport è fattore di unità della persona e dunque di integrità educativa ed etica, dove e l’anima e il corpo trovano una feconda armonia”.

Il documento, quindi - prosegue mons. Mazza – “risponde al principio della corretta ‘funzionalità’ dello sport, in un quadro di riferimento valoriale ben espresso dagli Orientamenti della CEI” e “coltiva la pretesa di essere un’autentica Regola di vita per ogni sportivo”.

Il “Manifesto” affronta, inoltre, in maniera precisa, il ruolo dell'allenatore il quale, specie per gli adolescenti, a volte assume una valenza più importante di quello di genitori e insegnanti. “L’allenatore – osserva il presule – è la stella polare dei ragazzi sportivi. Assume un ruolo determinante, nel bene e nel male, riguardo alla crescita integrale degli atleti. Personalmente ammiro l’allenatore umile e umanamente buono, cioè credibile nel suo servizio competente, dotato di vera affezione verso i ragazzi, capace di gestire autorità e benevolenza con stile di padre”.

Secondo Mazza, “oggi abbiamo bisogno di allenatori lungimiranti e miti, autentici educatori di ragazzi, così sovente fragili e soli. In tale prospettiva, l’allenatore dialoga con le famiglie, con le società sportive, con l’oratorio per tessere quell’alleanza educativa del tutto necessaria”.

Soffermandosi poi sul rapporto tra sport e parrocchia, che negli ultimi decenni ha subito diverse e non sempre brillanti vicissitudini, il Vescovo di Fiesole sottolinea che spesso si attua uno “scarto” quando “lo sport ritiene di ‘emanciparsi’ dalla parrocchia, come se avesse raggiunto la maggiore età”. “Ciò è comprensibile sotto diversi profili, ma non auspicabile” afferma, perché “lo sport ha bisogno della parrocchia e la parrocchia ha bisogno dello sport”. Si tratta, quindi, “di trovare il giusto equilibrio e la corretta autonomia, senza privare lo sport dei valori etici insurrogabili e dei valori spirituali ad esso correlati. Lo sport senz’anima diventa una 'cosa' ingombrante” afferma il presule.

Alla domanda di come si ponga la Chiesa nei confronti delle tematiche più controverse dello sport di questi giorni: dai cori razzisti alla violenza fuori dagli stadi, dalle polemiche arbitrali ai giocatori che chiedono aumenti dopo una partita ben riuscita, mons. Mazza ha risposto: “Se lo sport rappresenta lo specchio rifrangente della società, nei suoi valori e disvalori, è plausibile che il pensiero della Chiesa non possa avallare fenomeni attinenti lo sport che stridono pesantemente con la dignità umana, con la giustizia, con la civile convivenza, l’accoglienza fraterna delle diversità etniche”.

“Tutto ciò che è violento e discriminatorio – ribadisce - sia nell’espressione fisica che morale, è inaccettabile e inescusabile per definizione. Lo sport per sua natura genera festa, amicizia, partecipazione, fratellanza larga e tollerante”. Se avviene il contrario, “va giustamente recriminato, impedito e, possibilmente, sottoposto a vigile prevenzione”. Per il vescovo, si rende necessaria, dunque, “una forte compagna di educazione civile e di rispetto dei diritti, in vista di una cultura sportiva degna di un paese civile”.

Mons. Mazza esprime, infine, il suo parere circa la candidatura dell'Italia ai giochi olimpici. Secondo la sua decennale esperienza di cappellano della Nazionale in diverse Olimpiadi, “la richiesta di candidatura italiana per le future Olimpiadi è del tutto da sostenere”. Perché – afferma - le Olimpiadi “rappresentano un ‘evento globale’, con ricadute positive per il nostro Paese, idoneo a far conoscere l’Italia, la sua cultura, la sua civiltà sportiva”.