Lo Stato indiano del Madhya Pradesh promuove l’irrigidimento della legge “anticonversione”

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BHOPAL/NUOVA DELHI, giovedì, 27 luglio 2006 (ZENIT.org).- L’Assemblea dello Stato indiano del Madhya Pradesh ha approvato martedì un emendamento alla sua “Legge sulla Libertà Religiosa” del 1968, rendendo ancora più rigida la “prevenzione” delle conversioni religiose realizzate con la forza o la persuasione.



La “legge anticonversione” del 1968 in vigore nel Madhya Pradesh rendeva già difficile per i cittadini abbracciare un credo di loro scelta, ricorda la Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India (CBCI) sulla sua pagina web.

Sotto il governo o il sostegno del BJP (“Bharatiya Janata Party”, partito politico di stampo nazionalista-fondamentalista), esistono disposizioni simili in altri Stati indiani, come l’Orissa e il Chattisgarh, in cui i cittadini possono essere sanzionati per il fatto di non informare lo Stato prima di abbracciare un altro credo.

La novità normativa nel Madhya Pradesh costringe la persona che vuole convertirsi ad informare in anticipo con una dichiarazione il magistrato del distretto dell'intenzione di cambiare credo volontariamente. Questo iter deve realizzarsi con un mese di anticipo, altrimenti è prevista una multa di 1.000 rupie o la prigione.

La modifica legale nel Madhya Pradesh – nel cui governo il BJP ha la maggioranza – va oltre, prevedendo sanzioni per i sacerdoti.

In base all’emendamento, se il sacerdote non informa le autorità del distretto nel modo previsto, riportando il nome e l’indirizzo del convertito e il luogo e la data della conversione, verrà punito con la prigione – fino ad un anno – o con la multa di 5.000 rupie, o entrambe le sanzioni.

Dopo le informazioni fornite dal sacerdote e dal convertito, la polizia verificherà le credenziali del sacerdote o dell’“organizzazione” che è alla base della conversione; controllerà anche che questa non sia avvenuta con la forza o la persuasione.

La nuova disposizione richiede all’amministrazione del distretto di portare a termine una ricerca per vedere se c’è stata persuasione o coercizione nella conversione in esame.

L’emendamento che irrigidisce la “legge anticonversione” è stata approvata con voto espresso a voce, senza alcun dibattito – tra le proteste del Partito del Congresso – all’opposizione nello Stato indiano in questione.

La comunità cristiana teme che la nuova disposizione – di cui si mette in dubbio la compatibilità con la libertà religiosa e i diritti umani – venga utilizzata contro le minoranze cristiane, prese di mira dai fondamentalisti con la falsa accusa di portare avanti una politica di conversioni forzate tra i tribali.

Secondo il servizio informativo dell’episcopato indiano (ICNS), il Partito del Congresso ha chiesto al governatore Balram Jakhar di rinviare l’emendamento senza firmarlo, cosa che impedirebbe la sua entrata in vigore.

“L’India ha una Costituzione che assicura e protegge la libertà di fede e di coscienza e noi, cristiani della nostra amata madre patria India, abbiamo sempre seguito e rispettato la legge”, ha dichiarato il Cardinale Telesphore Placidus Toppo – Presidente della CBCI, primo porporato “adivasi” o di etnia tribale nella storia della Chiesa del suo Paese – commentando l’emendamento del Madhya Pradesh.

“In quanto cittadini indiani, rispettosi della legge e della Costituzione, dobbiamo però portare il problema all’attenzione della Conferenza episcopale, perché è molto importante capire che questi sono tentativi volti a gettare noi cristiani nella preoccupazione e nello sconforto, oltre che miranti ad eliminare la nostra missione”, ha aggiunto all’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere “AsiaNews”.

“Noi non siamo preoccupati – ha sottolineato il porporato, Arcivescovo di Ranchi, nello Stato del Bihar –. La Chiesa ha una tradizione ricca di duemila anni e la Chiesa in India, in completa armonia ed unità con quella universale, si rafforza da questa tradizione”.

“Preghiamo per la nostra Chiesa, il suo ministero e la sua testimonianza”, e “per coloro che compongono regolamenti del genere”, ha detto.

“Preghiamo che, attraverso il nostro lavoro ed il nostro ministero, Dio possa toccare i loro cuori e che la verità possa essere loro rivelata. E che in questo modo anche nella nostra amata India si possa stabilire una società composta da giustizia e pace”, ha concluso.