Lo stupore cristiano, strada maestra per la pace

Papa Francesco ha celebrato la messa mattutina di oggi alla presenza dei dipendenti della Tipografia Vaticana

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 486 hits

Il massimo della felicità è nello stupore dell’incontro con Cristo risorto. Questo il senso dell’omelia di stamattina di papa Francesco, che ha celebrato l’ormai consueta messa mattutina nella cappella di Santa Marta, stavolta alla presenza dei dipendenti della Tipografia Vaticana.

Commentando le letture odierne (cfr Lc 24,35-48), il Santo Padre ha detto: “Lo stupore è una grazia grande, è la grazia che Dio ci dà nell’incontro con Gesù Cristo. È qualcosa che fa sì che noi siamo un po’ fuori di noi per la gioia”.

Lo stupore dell’incontro con Cristo non è il “mero entusiasmo” che possono provare dei tifosi alla vittoria della loro squadra, ma “una cosa più profonda”.

Paradossalmente, ha osservato il Pontefice, è più facile credere – per colpa della “debolezza umana”, delle “malattie mentali” o del “diavolo” – che i “fantasmi” o le “fantasie” siano la realtà.

Fare esperienza di Cristo Risorto, tuttavia, trasmette “una gioia tanto grande che non la si può credere”, ha commentato il Papa. E lo stupore, ha aggiunto, “è l’inizio dello stato abituale del cristiano”.

Sebbene non si possa vivere perennemente nello stupore, esso “lascia l’impronta nell’anima e la consolazione spirituale” di chi incontra Gesù Cristo.

Una volta provato lo stupore, seguito dalla consolazione spirituale, l’ultimo “scalino” è la pace. Anche nelle prove più dolorose, il cristiano “non perde la pace e la presenza di Gesù”, ha detto il Santo Padre.

La vera pace non si può perdere, né vendere, né comprare, perché “non  è nostra” ma è “un dono di Dio”, ha aggiunto papa Francesco, concludendo con queste parole: “Chiediamo la grazia della consolazione spirituale e della pace spirituale, che incomincia con questo stupore di gioia nell’incontro con Gesù Cristo”.

Al termine della messa, il Pontefice, com’è sua abitudine, è andato a pregare in fondo alla cappella di Santa Marta.