Lo sviluppo alla luce della Caritas in Veritate

Una raccolta di saggi per rinnovare e alimentare lo sviluppo integrale delle persone

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di Fabio Trevisan

ROMA, sabato, 21 aprile 2012 (ZENIT.org) - Il libro “Ripensare lo sviluppo. Sfide e prospettive dalla Caritas in veritate”, (Vita e Pensiero, Milano 2011)  si colloca nell’orizzonte dello sviluppo umano integrale che, sottolineato precedentemente da Paolo VI nella Populorum Progressio, ha avuto un’acuta e lungimirante ripresa nella Caritas in veritate.

Il volume raccoglie una serie di saggi stimolanti per ripensare lo sviluppo alla luce dell’Enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate e merita una lettura approfondita per cogliere, come nell’intento degli Autori, le sfide e prospettive del Magistero della Chiesa.

Nell’Introduzione al libro i Curatori “hanno guardato al di là degli aspetti esclusivamente tecnici, nella convinzione che le cause del sottosviluppo non siano primariamente di ordine materiale e che il mondo soffra anche – e forse soprattutto – per 'mancanza di pensiero' ", come oltre quarant’anni fa già aveva intuito Paolo VI nella Populorum Progressio".

Sulla scorta di queste due importanti Encicliche, ma anche con particolare attenzione a tutto il Magistero della Chiesa, gli autori hanno voluto così apportare un contributo che permetta di ripensare lo sviluppo nell’ottica del bene comune, ovvero di quel bene che è rivolto a tutta la persona ed a tutte le persone.

Ciascun saggio, dotato di rigorose note bibliografiche indispensabili per permettere un approfondimento, non è solamente utile ai cosiddetti “addetti ai lavori”, ma anche a tutti coloro che cercano con onestà e passione di interpretare rettamente la dottrina sociale della Chiesa.

Luciano Boggio, professore di Economia politica, ha puntualizzato come la globalizzazione economica sia sorta fondamentalmente dalla riduzione dei costi di trasporto delle merci e dei costi di trasmissione delle informazioni, facendo rilevare la rapidità ed i caratteri dell’espansione del commercio internazionale con la considerazione importante che negli anni recenti più di 200 milioni di persone sono migrate dalle campagne nelle aree urbane.

Facendo riferimento alla possibilità di tracciare strade diverse per l’economia mondiale e la tutela dell’ambiente (sviluppo sostenibile), Boggio ha auspicato, in rapporto alla Caritas in veritate, la diffusione di una consapevolezza che anche nei Paesi più ricchi la corsa senza fine a consumi sempre maggiori non è più sostenibile né sensata.

I professori Marocco e Moro, insieme al ricercatore Trevisi, hanno sviluppato il concetto di “sostenibilità” in agricoltura, facendo riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa ed al disegno originario di Dio, nel quale il compito dell’uomo è quello di essere amministratore del Creato e causa intelligente per completare l’opera della creazione, denunciando il fenomeno, sempre più diffuso negli ultimi anni, di accaparramento delle terre, specialmente quelle più povere.

Alla promozione della persona umana si è caratterizzato lo studio del prof. Zoboli, che ha attinto alle riflessioni della Chiesa sui temi dell’ambiente, dell’energia e del clima per far appello ad una “responsabilità comune”.

Il saggio del professor Dell’Aringa ha stigmatizzato l’approccio maltusiano al concetto di “sviluppo”, in quanto la concezione che la povertà equivalga alla crescita della popolazione sia del tutto fuorviante e letale. Ponendo la questione demografica e la centralità della famiglia, Dell’Aringa ha posto in considerazione il processo di invecchiamento della popolazione, soprattutto nei Paesi più ricchi.

Pur considerando le ragioni (soprattutto economiche, ma non solo) delle famiglie a procreare figli, lo studioso ha sviluppato il tema del fenomeno dell’immigrazione, che ha permesso di compensare in parte le tendenze deleterie all’invecchiamento, facendo rilevare numericamente che la popolazione straniera crescerà di oltre il 50% nei prossimi dieci anni.

Stimolante è la proposta della “dote fiscale dei figli” che prevederebbe la possibilità per ogni figlio di essere dotato di un ammontare di reddito annuo che fornirebbe un sostegno reale alla famiglia. Tale “dote fiscale” sarebbe usufruita da tutti, capienti o incapienti. Denunciando l’oggettiva carenza di adeguate politiche a sostegno della famiglia, il professore ha osservato inoltre che, per le famiglie, gli immigrati, le persone anziane, non si è possibile sprecare questo patrimonio di risorse umane.

Riprendendo la riflessione intorno al pericolo di una globalizzazione lasciata a se stessa, il professor Venturini, ha valutato la nozione di ben-essere anche nell’economnia, laddove l’economia non ha bisogno di un'etica qualsiasi, bensì di un’etica "amica della persona" per il suo corretto funzionamento.

La centralità della persona, principio della Dottrina sociale della Chiesa, contempla così, ha osservato Venturini, lo sviluppo umano integrale. Criticando il riduzionismo antropologico ed etico dell’ homo oeconomicus, lo studioso ha proposto un modello di persona che superi la motivazione dell’auto-interesse per riflettere sulle proprie motivazioni, identità e obiettivi. Interessante la nozione di commitment, ovvero la capacità della persona di sentirsi impegnata ad agire anche con sacrifici personali.

Marseguerra e Pedrini hanno rivolto il loro studio alle possibilità di cercare iniziative economiche che superino la mera logica del profitto fine a se stesso, nella prospettiva del bene comune e della promozione autentica della persona. Tra aziende non profit e for profit, gli autori hanno indicato una possibile e fruttuosa interazione che, partendo dalla rilevanza della dimensione sociale, ponga il valore delle risorse umane e relazionali. 

Auspicando una necessaria “ibridazione di comportamenti” tra aziende non profit e for profit, gli Autori hanno voluto così intendere un concreto fattore di civilizzazione dell’economia.

Sempre rivolto a favorire lo sviluppo integrale dell’uomo, il saggio dei professori Molteni e Masi ha indicato nella social entrepreneurship il motore di sviluppo nelle aree più povere del mondo. Questa “imprenditorialità sociale”, volta a identificare le opportunità di creazione di valore sociale, rovescerebbe l’ottica assistenzialista che tanto male ha prodotto nei PVS (Paesi in via di sviluppo).

Configurando la social entrepreneurship come un possibile strumento innovativo di lotta alla povertà ed esclusione sociale, gli autori hanno caldeggiato lo studio di queste iniziative sociali di imprenditorialità anche da parte delle università, dei centri di ricerca e delle fondazioni.

I professori Simona Beretta e Lorenzo Caprio hanno voluto sottolineare la necessarietà di una profonda riflessione sull’etica della finanza, richiamando alla responsabilità banche, società di rating, denunciando pure l’assenza di etica nella politica.

Attraverso un paragone con la collisione tra automezzi che procedono ad alta velocità, gli autori hanno evidenziato che la riduzione della velocità dei mercati finanziari significa correre un minore rischio di schiantarsi.

Rilevante la cura, inoltre, dell’espressione “dare credito” per i due pregnanti significati: “ti presto denaro” e “ti credo” che presuppone i legami fiduciari basati sulla persona, sulla conoscenza reciproca. Gli autori hanno puntualizzato con efficacia il significato di un “piano di finanziamento ispirato a solidarietà” che richiede l’impegno di “un amore ricco di intelligenza” e di una “intelligenza piena di amore”: per una finanza davvero amica della persona.

Analizzando le istituzioni economiche nei processi di sviluppo, il professor Beretta ha osservato, infine, come le modificazioni del modo di operare delle banche abbiano fatto cessare l’identità tra risparmio e investimento e di come la speculazione, dal prezzo delle case a quello della terra abbiano prodotto effetti devastanti.

Interessanti le osservazioni, nell’ottica della centralità della persona e del suo reale patrimonio, sulla perdita del capitale umano e sociale derivato, per esempio, dall’abbandono delle campagne e dell’impoverimento delle famiglie. Nell’auspicare l’instaurazione di rapporti tendenzialmente duraturi basati sulla fiducia reciproca, il professor Beretta ha indicato anche nel lavoro la possibilità di realizzazione di ciascuna persona.