Locke

La forza del racconto, scritto e diretto da Steven Knight, sta nel dilemma morale della storia, e nello sforzo del protagonista di rimanere fedele a ciò che ritiene giusto

Roma, (Zenit.org) Laura Cotta Ramosino | 212 hits

Ivan Locke dirige un cantiere ed è alla vigilia di un impegnativo appuntamento lavorativo; a casa sua moglie e i suoi figli lo aspettano per vedere insieme la partita della loro squadra di calcio preferita. Ma Ivan non è al cantiere e nemmeno in viaggio verso casa; è in macchina, diretto a un appuntamento che non può mancare. In un’ora e mezza quest’uomo al telefono deve confrontarsi con il peso del suo passato, dei suoi errori e delle sue scelte. Cercando disperatamente di fare la cosa giusta…

Scritto e diretto dallo sceneggiatore de La promessa dell’assassino e del meno noto Piccoli affari sporchi, e magistralmente portato sulle spalle da Tom Hardy (ottimo interprete del cattivissimo Bane ne Il cavaliere oscuro - Il ritorno, ma capace di farsi notare anche in Inception e La talpa), Locke potrebbe essere a torto scambiato con uno di quegli esperimenti a metà tra l’intellettuale e lo strano di cui il cinema si è riempito ultimamente, one man show come Buried, con un unico protagonista in scena a creare tutto il dramma, che nasce magari da premesse estreme o surreali.

Niente di tutto questo in Locke, che invece è un complesso quanto compatto dramma morale il cui protagonista conosciamo gradualmente, attraverso una serie di telefonate che scambia con vari interlocutori e che mettono duramente alla prova la sua tempra morale e la sua determinazione.

Capiamo così a poco a poco che Ivan Locke è un buon padre di famiglia, che ama moglie e figli, ma è anche un responsabile e capace lavoratore in cui capo e sottoposti ripongono totale fiducia. Eppure quest’uomo sta “tradendo” tutte queste persone per ottemperare a un impegno cui sente di non potersi sottrarre, un impegno con una donna che non ama e con un figlio che non ha voluto ma cui pure deve qualcosa.

L’azione (se tale può dirsi) si svolge tutta all’interno dell’abitacolo dell’automobile che porta Ivan Locke da Birmingham verso Londra, l’unico volto umano in scena è quello del protagonista, mentre le voci dei suoi interlocutori si intrecciano, si alternano e si accavallano ad aumentare la pressione su di lui e sulla sua scelta. L’intelligenza e la sensibilità di regia e montaggio, la bravura dell’interprete e la durata contenuta fanno sì che queste limitazioni si trasformino piuttosto in un pregio, senza mai risolversi in uno sterile gioco di bravura. Il regista sceneggiatore, che già in precedenza aveva ambientato alcune delle sue storie in ambienti di lavoro, mostra qui come si possa fare drammaturgia anche con l’organizzazione dei blocchi stradali o la discussione sulle varietà del cemento armato.

Locke alterna indicazioni professionali ai suoi collaboratori, spiegazioni e suppliche alla moglie, rassicurazioni alla donna in travaglio, battute con i figli, mentre la pressione cresce in modo sempre più insostenibile.

Una delle chiavi del profondo coinvolgimento emotivo che il film riesce a generare risiede nella sostanziale rettitudine morale del protagonista: un uomo severo verso se stesso e verso gli altri, che in un momento di debolezza ha commesso un errore come potrebbe capitare a molti, un uomo che però è deciso a non tirarsi indietro. Non si nasconde dietro bugie o mezze verità con la moglie ferita, né offre false dichiarazioni d’amore all’amante di una notte, ma è deciso a non ripetere gli sbagli  del padre morto, cui si rivolge di tanto in tanto come a una presenza quasi tangibile nella macchina accanto a lui.

Alla fine di questo viaggio potrebbe aver perso tutto: famiglia, lavoro, rispettabilità, ma quello che è essenziale è non perdere se stesso. La forza del racconto risiede nel dilemma morale al centro della storia, semplice ed essenziale quanto vero, e nello sforzo del protagonista di rimanere fedele a quello che ritiene giusto, a dispetto di ogni logica di convenienza e di comodo. In questa fedeltà il capocantiere fedifrago di Tom Hardy raggiunge la stessa grandezza di un condottiero tragico di Corneille nell’abbracciare fino a fondo il proprio destino e compiere il suo dovere.

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Titolo Originale: Locke
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2013
Regia: Steven Knight
Sceneggiatura: Steven Knight
Produzione: Shoebox Films/Im Global
Durata: 85
Interpreti: Tom Hardy

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