Lolo, giornalista sulla sedia a rotelle, "venerabile"

Secondo un decreto approvato dal Papa

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CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 17 dicembre 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha ricevuto questo lunedì mattina i membri del Collegio dei Postulatori per le Cause di Beatificazione e Canonizzazione, presieduti dal prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale José Saraiva Martins.

Durante l'udienza, è stata data lettura del Decreto sulla vita e le virtù eroiche del servo di Dio Manuel Lozano Garrido, "Lolo", secondo quanto ha reso noto la Diocesi di Jáen. 

Con l'approvazione del Decreto, il Papa concede a Manuel Lozano Garrido il titolo di "venerabile". Il processo di canonizzazione continua ora con lo studio di un miracolo, che permetterebbe la sua proclamazione come beato.

Il processo di canonizzazione di "Lolo" è stato avviato a Jaén da monsignor Santiago García Aracil, allora Vescovo diocesano, il 5 novembre 1994. La fase diocesana si è conclusa nel maggio 1997. Secondo quando hanno affermato questo lunedì fonti del Vescovado, "questo nuovo passo nel processo è motivo di gioia per la Diocesi di Jaén, e deve servire per incoraggiare tutti nella vocazione alla santità di tutti i battezzati e in modo concreto dei secolari". 

L'Associazione Amici di Lolo, che ha avuto un ruolo nel processo di canonizzazione, offre una pagina web (www.amigosdelolo.com) sulla quale si possono ottenere maggiori informazioni.

Manuel Lozano Garrido, detto "Lolo" (1920-1971), nacque e morì a Linares (Jaén). A 22 anni, questo ragazzo appartenente all'Azione Cattolica (AC) ebbe una paralisi progressiva che lo costrinse su una sedia a rotelle. Negli ultimi nove anni della sua vita, all'immobilità totale si unì la cecità.


Amante dello sport e della natura, nell'AC accrebbe il suo amore per la Madonna e l'Eucaristia. Apostolicamente impegnato in un'"epoca di ostilità e anche di persecuzione religiosa, percorse i villaggi come propagandista di AC".

Durante la Guerra Civile spagnola portava clandestinamente l'Eucaristia; il suo amore per la presenza eucaristica di Cristo si manifestò anche nell'adorazione notturna in prigione, in un Giovedì Santo, "adorando il Signore Sacramentato che gli avevano passato nascosto in un mazzo di fiori", come descrive monsignor Rafael Higueras, postulatore della sua causa di canonizzazione. 

Monsignor Higueras afferma che "questo apostolo dell'AC" ricevette da Dio "la vocazione del malato", ma anche quella di "scrittore e giornalista instancabile dalla sua sedia a rotelle".

Fondò inoltre un'opera pia, "Sinai, gruppi di preghiera per la stampa": ogni 12 malati insieme a un monastero di clausura prendono su di sé la "cura spirituale" di un mezzo di comunicazione sociale concreto. In questo modo Lolo unì fino a 300 malati incurabili, incoraggiandoli attraverso la rivista mensile che scriveva per loro. 

"Così - come Mosè mentre pregava con le braccia alzate sul Sinai per aiutare Israele -, tutti quei malati che 'non possono né alzare le braccia né camminare con le proprie gambe' diventano sostegno cristiano e apostolico per i giornalisti", afferma monsignor Higueras.

Il postulatore aggiunge che "Lolo sviluppò giorno per giorno il suo amore per la Chiesa nel momento in cui la Chiesa 'era in Concilio'. Con quale avidità 'leggeva', già cieco, ascoltando le cronache e le riflessioni dei Padri e dei teologi del Vaticano II e con quale profondità penetrò nello spirito conciliare!".

[Traduzione di Roberta Sciamplicotti]