Lotta alla povertà, difesa della libertà religiosa e del diritto alla vita; le priorità della Santa Sede

Intervento alle Nazioni Unite del segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati

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NEW YORK, giovedì, 30 settembre 2004 (ZENIT.org).- Intervenendo il 29 settembre alla 59° Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso a New York, l’arcivescovo Giovanni Lajolo, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha indicato come priorità la lotta alla povertà, la libertà religiosa e il diritto alla vita.



Questa è la prima volta che il Vaticano interviene nell'ambito della Assemblea Generale in ragione del rafforzamento del proprio status di Osservatore Permanente presso l’O.N.U., ottenuto con una risoluzione adottata all'unanimità dai 191 Paesi membri delle Nazioni Unite, il 1° luglio scorso.

Tra i Millennium’s Goals indicati dalle Nazioni Unite, Lajolo ha ricordato che “un posto primordiale tocca alla povertà e allo sviluppo” perché “tocca il diritto alla sussistenza di centinaia di milioni di esseri umani, che sopravvivono al di sotto della soglia del necessario, e di decine di milioni di bambini denutriti ed ingiustamente privati del diritto di vivere”.

“Per superare durevolmente tali disumane condizioni - ha continuato l’arcivescovo - è necessario pervenire sotto l’egida dell’ONU ad un sistema commerciale internazionale più flessibile e più giusto e a strutture finanziarie favorevoli allo sviluppo e al superamento del debito estero dei Paesi più poveri, e ad una generosa condivisione dei risultati delle ricerche scientifiche e della tecnologia, specificamente in campo sanitario”.

Facendo riferimento all’intervento tenuto, il 20 settembre, dal cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, all’incontro di New York contro la fame e la povertà, Lajolo ha rilevato che: “l’urgenza in questo campo non può tollerare ritardi. È questione di giustizia, non di carità, anche se questa resta e resterà sempre necessaria”.

Il ministro degli esteri della Santa Sede ha poi affrontato il problema del diritto alla libertà di religione che è “sanzionato, insieme ad altri diritti fondamentali, nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948”.

La Santa Sede, ha detto Lajolo, sarà sempre grata a quelle autorità delle altre religioni che si mostrano aperte al dialogo, come anche a quelle autorità civili che lo incoraggiano, senza alcuna interferenza politica, nel rispetto della distinzione tra la sfera religiosa e quella civile, e “di quel diritto fondamentale dell’uomo che è la libertà di religione”.

L’arcivescovo ha respinto “i diritti fondamentali dell’uomo, quali sanciti nella predetta Dichiarazione universale” del 1948, a suo avviso, “espressione di una determinata cultura e pertanto molto relativi”.

Affermando tuttavia che “nel loro nocciolo sono espressioni dell’essere umano in quanto tale, anche se ciò non toglie che, secondo le diverse epoche e culture, essi possano aver avuto e tuttora avere una diversa applicazione, più o meno adeguata ed accettabile”.

Tra i diritti fondamentali che vanno affermati, la Santa Sede vede come primo “il diritto di ogni individuo alla vita”.

È in questo ampio tema che si inserisce anche la questione della clonazione umana che l’Assemblea dell’ONU discuterà fra qualche settimana.

“A tal riguardo, - ha rilevato Lajolo - la Santa Sede desidera riaffermare il suo impegno nell’appoggiare il progresso della scienza medica, - sempre nel rispetto della dignità umana - per la cura e la guarigione di varie malattie. In questo contesto essa rinnova il suo giudizio favorevole in merito all’acquisizione e all’uso di cellule staminali adulte”.

“La Santa Sede - ha concluso l’arcivescovo- ritiene che la via da seguire consista nel concludere e dare attuazione ad una Convenzione che comporti, in maniera non ambigua, un divieto generale della clonazione umana”.