Lotta alla povertà e finanziamenti allo sviluppo discussi in Vaticano

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 12 luglio 2004 (ZENIT.org).- Lotta alla povertà e programmi di finanziamento per lo sviluppo in cooperazione con le istituzioni internazionali.



Questo il tema centrale di un Simposio dal titolo "Poverty and Globalisation: Financing for Development, including the Millennium Development Goals" ("Povertà e globalizzazione: finanziamento per lo sviluppo, e per gli obiettivi di sviluppo del Millennio") che si è svolto in Vaticano il 9 luglio presso il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Ad aprire i lavori è stato il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del dicastero Vaticano, spiegando che: “Il condono del debito dei paesi più poveri non basta a risolvere il problema reale del loro sviluppo”.

Anche se: “Il condono può essere un’occasione di ripensamento e di coinvolgimento durevole fra gli attuali creditori e debitori”.

Martino ha illustrato come la crisi dei paesi poveri fortemente indebitati coinvolga soprattutto l’Africa, il continente dove si è innescata “una spirale di povertà che si autoalimenta” con “conflitti sanguinosi, enormi emergenze sanitarie, una struttura economica fragile e spesso interamente dipendente dall’esportazione di poche materie prime dai prezzi calanti”.

Da qui la necessità di trovare una soluzione per il finanziamento allo sviluppo.

Il Presidente del Pontificio Consiglio ha fatto riferimento alla Conferenza di Monterrey (marzo 2002), che “ha segnato l’emergere di un significativo consenso attorno al consolidamento di una partnership fra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo basata sulla condivisione di opportunità e responsabilità”.

Martino ha però sottolineato con dispiacere come i dati più recenti indichino che “l’impegno dei paesi avanzati di stanziare una certa percentuale del loro PIL per la cooperazione allo sviluppo non è ancora del tutto rispettato”.

Il porporato ha precisato quindi che “non si tratta solo di un problema di quantità di risorse finanziarie a disposizione”, quanto di qualità, poiché l'azione di cooperazione allo sviluppo “soffre di lungaggini burocratiche, impone ai paesi beneficiari oneri pesanti per far fronte alle richieste di supervisione e di valutazione dei donatori, che sono impostate sulla base della operatività interna di ciascun donatore e che non aiutano il paese beneficiario a sviluppare procedure proprie, realistiche ed efficaci”.

Nel contesto complessivo della problematica sull’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, Martino ha rilevato “l'International Finance Facility del Governo britannico per la realizzazione della quale, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha promesso, in ripetute occasioni, l’appoggio morale della Santa Sede” (cfr. ZENIT, Servizio Giornaliero, 9 luglio 2004 ).

Nella lunga e faticosa lotta contro la povertà, di cui le istituzioni internazionali si stanno facendo carico, Martino ha sottolineato in particolar modo l’importanza del “riconoscimento della centralità della persona umana, soprattutto dei poveri, nei grandi processi economici e sociali, che mai possono essere letti in maniera meccanicistica”.

“Questo elemento – ha concluso il cardinale – fa parte della grande tradizione della dottrina sociale della Chiesa, esperta in umanità, ma trova molteplici riscontri anche nei risultati della ricerca economica e sociale più accorta”.