Lourdes: la Casa "Salus Infirmorum" dell'UNITALSI

40 anni fa, l'associazione decise di acquistare una propria struttura per accogliere gli ammalati

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di Eugenio Fizzotti

ROMA, mercoledì, 23 maggio 2012 (ZENIT.org) - Era il 1903 quando Giovanni Battista Tomassi, figlio dell’amministratore dei Principi Barberini, un ragazzo poco più che ventenne, affetto da una grave forma di artrite deformante irreversibile che lo costringeva in carrozzella da quasi dieci anni, e alimentava la sua ribellione a Dio e alla Chiesa, avendo saputo dell’organizzazione di un pellegrinaggio a Lourdes, chiese di parteciparvi con una precisa intenzione: giungere dinanzi la grotta di Massabielle e, qualora non avesse ottenuto la guarigione, togliersi la vita con un gesto clamoroso. Ciò, fortunatamente, non accadde. Davanti alla Grotta dove l’Immacolata era apparsa a Santa Bernadette Giovanni Battista Tomassi venne colpito dalla presenza dei volontari e dal loro amorevole servizio vedendo quanto la condivisione dei volontari regalava conforto, speranza e serenità ai sofferenti.

Come conseguenza dell’esperienza vissuta dinanzi alla grotta decise di dare vita a un’Associazione, nota a livello internazionale e chiamata UNITALSI (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali), che si propone di incrementare la vita spirituale degli aderenti e di promuovere un’azione di evangelizzazione e di apostolato verso e con le persone ammalate, disabili e in difficoltà, in riferimento al messaggio del Vangelo e al Magistero della Chiesa.

Presente in tutte le regioni italiane con le sue Sezioni e Sottosezioni l’Unitalsi, iscritta nel Registro Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale, grazie all’impegno gratuito e volontario di migliaia di soci (sorelle, barellieri, medici, infermieri, cappellani), rappresenta una presenza concreta sul territorio per quanti cercano un sostegno, un sorriso, una speranza. Si tratta in realtà di uno strumento di “carità operativa” e di “carità creativa” nelle mani del Signore che favorisce la condivisione di un concreto e realistico impegno per costruire la speranza e costituisce per i suoi soci un’occasione privilegiata per rivisitare il proprio cammino di fede e trovare nuove motivazioni a realizzare sempre più e sempre meglio, in nome della Chiesa, il particolare carisma associativo di condivisione delle sofferenze umane, dedicandosi con passione straordinaria all’esperienza di servizio ecclesiale verso e con le persone ammalate, disabili e in difficoltà.

Risale al 1972 la decisione dei responsabili dell’UNITALSI di acquistare a Lourdes il maestoso albergo Bethanie, costruito nei primi anni del ’900 accanto al fiume Gave che, a poca distanza dalla Porta St Michael, consentiva inizialmente l’accoglienza di 167 malati e, dopo una profonda ristrutturazione, effettuata dal 1994 al 1998, finalizzata a eliminare le barriere architettoniche che ponevano grosse limitazioni ai disabili, ha raggiunto la capienza di 350 posti letto in camere da due a sei letti, ciascuna con uno o più bagni appositamente attrezzati. Chiamata felicemente Salus Infirmorum, la struttura ha favorito l’emergenza di un piacevole senso di gratitudine quando si è verificata la collocazione anche di una sala per la televisione, una fornita videoteca, una sala gioco per i bambini, due sale da pranzo, una cappella, cinque camere per i cappellani.

Nel corso degli ultimi due anni l’UNITALSI, tenendo conto di numerosi fattori, ha deciso di acquisire altre strutture a Lourdes per poter finalmente risolvere i tanti problemi riscontrati nell’accoglienza degli ammalati e del personale dei pellegrinaggi. Si è così venuto a creare intorno al Salus Infirmorum un polo di accoglienza formato degli ex hotel La Source, il Florence e il Maris Stella per facilitare il lavoro dei volontari e offrire la possibilità di vivere in strutture decorose e gestite in prima persona.

Io stesso che vado a Lourdes con l’UNITALSI della Calabria dal 1979 ho potuto vivere in un modo diverso la permanenza, ospitato come cappellano sempre nel Salus Infirmorum, perché mi consente di trascorrere giorno e notte assieme agli ammalati e aiutarli, grazie agli spostamenti meno faticosi e agli ambienti più decorosi, a respirare un clima di serenità e di fraterna condivisione.

Ed è stato interessante l’incontro che abbiamo voluto realizzare la sera di domenica 20 maggio per festeggiare il quarantesimo anno di fondazione del Salus Infirmorum. Numerose testimonianze del personale e anche degli ammalati hanno fatto capire che effettivamente la decisione presa permette effettivamente di sperimentare in forma semplice e continuativa il servizio di carità che da una parte caratterizza la vocazione e il compito dei membri dell’Associazione e dall’altra consente agli ammalati e ai disabili di vivere con profonda significatività la loro difficile esperienza di sofferenza.