Luci e ombre della libertà religiosa nel mondo

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ROMA, venerdì, 8 luglio 2005 (ZENIT.org).- Sono trascorsi più di 2000 anni dalla nascita del cristianesimo: le opere di verità e carità sono state innumerevoli, ma essere seguaci di Cristo implica ancora oggi discriminazioni, persecuzioni ed in alcuni casi anche il martirio.



E’ quanto documentato dal “Rapporto 2005 sulla libertà religiosa nel mondo”, presentato alla Camera dei Deputati il 30 giugno 2004.

Il Rapporto, realizzato per il settimo anno da “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), analizza la singola situazione di ogni Nazione dei cinque continenti.

Fondamentalismo islamico, regimi comunisti, dittatura del relativismo: cos’è peggio per i cristiani?

ZENIT lo ha chiesto ad Attilio Tamburrini, direttore della sezione italiana dell’associazione pubblica di diritto pontificio “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.

“Un aspetto rilevante della presentazione del settimo rapporto sulla libertà religiosa – ha detto Tamburrini – riguarda l’istituzionalizzazione dello stesso. La presentazione si è infatti svolta alla Camera dei Deputati, con la presenza del Presidente onorevole Pierferdinando Casini e con la partecipazione del cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace”.

”E’ oggettivamente importante perchè la denuncia delle violazioni della libertà religiosa, che noi documentiamo da circa sette anni, ha prodotto gradualmente un maggior interesse sia dello Stato italiano che della Chiesa. Il che fa ben sperare per il futuro”.

Perché fa ben sperare?

Tamburrini: Perché in tutto il mondo libero l’unico Paese che ha un organismo che si occupa a livello istituzionale della libertà religiosa sono gli Stati Uniti d’America.

Si tratta di una Commissione istituita già dal Presidente Clinton che raccoglie le informazioni, esamina le situazioni, si incontra con il Presidente, con il Senato e con la Camera e dà le indicazioni sui Paesi che violano la libertà religiosa, con conseguenze pratiche dal punto di vista dei rapporti economici e diplomatici.

In Europa non esiste nemmeno l’idea che uno Stato si possa occupare delle violazioni della libertà religiosa, al massimo possiamo arrivare a commissioni o gruppi che si occupano in generale del rispetto dei diritti umani.

Quanto accaduto in Italia potrebbe essere un primo passo per aprire una prospettiva sulle violazioni della libertà religiosa. Perlomeno mostra la preoccupazione che c’è su questo tema.

Quali le novità dal punto di vista dei contenuti?

Tamburrini: Il fondamentalismo induista, che avevamo già denunciato negli altri rapporti, si sta ora manifestando con particolare virulenza.

E’ preoccupante vedere che negli Stati dove il partito induista è largamente maggioritario la tendenza ad indentificare l’appartenenza religiosa con quella dello Stato. Per cui il non induismo diventa un corpo estraneo nella Nazione indiana.

Constatiamo, in maniera sempre più intensa, assalti a chiese e a moschee, o peggio, come denunciato da pade Bernardo Cervelliera di Asia News, l’assalto ai centri di istruzione cristiana.

L’attacco avviene perchè si tratta i centri cristiani sono aperti a tutti e senza discriminazione alcuna, per cui il ‘paria’ che frequenta una università cristiana può diventare medico, mentre nella struttura delle caste indiane è improponibile.

Colpisce una notizia recente, che ha generato anche la protesta dei Vescovi indiani. Nello Stato indiano del Kerala, dove c’è più del 20 per cento di cristiani, c’è stato il primo caso in cui l’Ordine degli avvocati, ha rifiutato l’abilitazione professionale ad una suora della Congregazione Madre del Carmelo, perché ‘già impegnata in attività religiose’.

La religiosa, suor Teena Jose, è laureata in Legge alla Mahatma Gandhi University e come altri religiosi svolge anche la professione di avvocato per poter difendere gli strati più poveri della popolazione.

Quanto sostenuto all’Ordine degli avvocati introduce un principio di discriminazione, in aperto contrasto ai dettami espressi dalla Costituzione. Inoltre stabilisce un precedente per proibire le attività professionali a persone impegnate in attività religiose cristiane.

Cosa accade nel mondo a dominio islamico?

Tamburrini: Si tratta di una situazione molto complicata con luci e ombre. Dopo la guerra in Iraq in alcuni Paesi con Governi moderati, ma la cui popolazione era affascinata dai fondamentalisti, ora si verifica un calo del sostegno ai terroristi ed una maggiore apertura verso l’Occidente.

In Marocco per esempio, è stata fatta la riforma del diritto di famiglia, che è più paritario nel rispetto delle donne.

L’Egitto ha introdotto nel calendario la festività del Natale, ha autorizzato nelle scuole un’ora di cultura cristiana. Ciò significa che, seppure si verifichino ancora atti di intolleranza, si riconosce la presenza dei cristiani egiziani.

Il Qatar ha stabilito relazioni diplomatiche con la Santa Sede e permetterà la costruzione di una chiesa cattolica.

Ciò non toglie che è in atto un conflitto tra moderati e fondamentalisti, ma seppure ci siano forme di radicalizzazione come in Iran, ci sono sintomi di un cambiamento nella popolazione islamica che pensa che bisogna convivere con i cristiani.

Persecuzioni e aperture anche in Cina. Qual è il suo parere in proposito?

Tamburrini: Per la Cina il problema è quello di controllare lo sviluppo. Non potranno continuare a trarre enormi profitti sfruttando in forma quasi schiavistica le persone. La liberalizzazione economica implica aperture che non potranno essere contenute con la repressione. E siccome non riescono a contenere l’esigenza religiosa, stanno rilanciando il taoismo, su cui si è sostenuto tutto il potere imperiale.

I cristiani sembrano essere poco accettati anche dalla cultura secolarizzata e post-moderna…

Tamburrini: Nei Paesi secolarizzati emerge in modo chiaro il laicismo aggressivo contro i cristiani. C’è una frase di Giovanni Paolo II che non è stata sufficientemente compresa. Il Papa polacco sosteneva che “il sistema democratico che perde di vista i valori di riferimento si trasforma in una dittatura”. Quella che Benedetto XVI ha chiamato la dittatura del relativismo.

Si tratta di un attenzione esagerata delle necessità delle cosiddette minoranze, ma che va a discapito della maggioranza.

Chi si preoccupa dei diritti della maggioranza?. Che fine hanno fatto i diritti della maggioranza nell’ordine pubblico, nella moralità, nella famiglia, nell’economia?

In Francia per esempio, in nome della tutela della minoranza omosessuale, c’ è stato un disegno di legge che punisce con un anno di reclusione e ingenti multe chiunque critichi, anche solo verbalmente, gli omosessuali.

A questo proposito il Cardinale Jean-Marie Lustiger ha rilevato che sulla base di una tale legislazione misure repressive potrebbero essere applicate a chiunque esprima l’opinione della Bibbia o del catechismo della Chiesa Cattolica in materia di famiglia o orientamento sessuale.

Sempre in Francia è diventata operativa la legge sulla libertà religiosa , che in nome una netta separazione tra Stato e Chiese ha generato situazioni paradossali e spiacevoli.

In base a questa legge, per esempio, ai cappellani cattolici di scuole pubbliche è vietato presentarsi negli edifici scolastici indossando la veste talare, o altri segni di appartenenza religiosa.