Luci ed ombre nel mondo musulmano nel Rapporto sulla Libertà Religiosa 2004

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ROMA, domenica, 27 giugno 2004 (ZENIT.org).- Nonostante l’orrore degli attentati terroristici che stanno colpendo in particolare l’Iraq e la Terra Santa, l’esperto mediorientale Camille Eid, sostiene che nei Paesi Arabi stanno avvenendo significativi miglioramenti sul fronte delle riforme in senso democratico, dell'uguaglianza uomo-donna e dei diritti umani.



Camille Eid è un giornalista libanese residente in Italia, esperto di mondo islamico, e autore di vari libri, l’ultimo ha per titolo “A morte in nome di Allah. I martiri cristiani dalle origini dell’islam a oggi” (Piemme, Casale Monferrato, 2004, pp. 224, euro 12,50).

Intervenendo il 25 giugno a Roma alla conferenza stampa di presentazione del Rapporto sulla libertà Religiosa dell’Opera di diritto Pontificio “Aiuto Alla Chiesa che Soffre” (ACS), Eid ha ricordato che il primo rapporto sulla libertà religiosa dell’ACS riguardava solo i Paesi a maggioranza islamica.

In quest'area,” sono presenti discriminazioni fondate sulla legge islamica che vanno dal divieto per i musulmani di convertirsi a un'altra religione, fino alla sottomissione degli altri cittadini ai dettami dell'ordinamento giuridico islamico”, ha spiegato.

Ma, ha precisato Eid, già da 3-4 anni, stanno avvenendo dei cambiamenti “che si spera possano tutti produrre in breve un miglioramento anche sul fronte della libertà religiosa”.

A questo proposito l’esperto ha segnalato “l'approvazione in Marocco della ‘Mudawwana’, il nuovo codice di famiglia (in questo Paese, una donna è stata invitata a tenere una conferenza su un tema islamico in presenza di noti ulema e mufti) e la nuova Costituzione provvisoria irachena”.

Nell’illustrare la situazione e le prospettive in alcuni Paesi del Golfo, Eid ha menzionato un recente punteggio assegnato dall' “Economist” e relativo alla libertà religiosa nei Paesi arabi. Fra i voti più bassi: "zero per l'Arabia Saudita; ‘4’ per tutti gli altri Paesi” (a titolo di confronto, la Giordania e il Marocco hanno ottenuto un "6").

In merito alla situazione dell’Arabia Saudita, il giornalista libanese ha affermato “nonostante la ben nota situazione, si sono moltiplicati negli ultimi anni i segnali positivi che indicano una volontà di introdurre delle riforme”.

Eid ha indicato come segnali incoraggianti “le allusioni ufficiali a una possibile autorizzazione del culto non islamico, anche se solo in maniera privata”.

E ancora, la Promessa dell'erede al trono sull'elezione di metà dei consigli municipali (per ora nominati dal governo) così come l’Organizzazione di un "Forum di dialogo nazionale" sponsorizzato dal governo.

L’esperto ha sottolineato che nell'aprile 2003 un gruppo di 450 ulema e intellettuali sciiti ha presentato una petizione all'erede al trono, il principe Abdullah bin Abdul-Aziz, in cui sollecitavano varie riforme tra le quali anche quella sulla libertà di espressione.

Inoltre qualche intellettuale, ha cominciato a sottolineare la necessità di riformare il curriculum scolastico. “I testi scolastici – ha illustrato Eid – sono infatti colmi di concetti che denigrano coloro che non condividono la visione religiosa wahhabita, siano essi musulmani o non”.

Nel Qatar un importante segnale di apertura è giunto con l'organizzazione, alla fine del maggio scorso, di un convegno di dialogo islamo-cristiano sulla libertà religiosa. L'emiro ha auspicato di poter invitare la prossima volta anche gli ebrei (cfr. ZENIT, Servizio Giornaliero, 27 maggio 2004).

L'emirato aveva concesso nel 2000, e per la prima volta, un terreno per la costruzione di un complesso religioso a uso delle diverse comunità cristiane.

Inoltre nel 2002 è stata introdotta una disposizione nell'articolo 50 relativa alla libertà di culto per le comunità straniere (cristiani, indù, buddisti e bahai).

Il paese più all'avanguardia nel rispetto della libertà religiosa in confronto ai Paesi del Golfo è quello degli Emirati Arabi Uniti: nella federazione si trovano 23 chiese cristiane, costruite su terreni donati dai governanti, due templi sikh e un tempio indù.

I membri di queste due ultime comunità residenti in città e privi di propri luoghi di culto, insieme ai fedeli buddisti, svolgono le loro cerimonie religiose in luoghi privati senza alcuna interferenza da parte delle autorità. Gli emirati di Abu Dhabi e di Dubai (i due principali emirati) sono inoltre dotati di cimiteri cristiani.