Luigi Lilio: l'inventore del calendario

Un libro racconta le vicende di un uomo tanto geniale quanto sconosciuto

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di Antonio Gaspari

ROMA, sabato, 7 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Contiamo i giorni e gli anni del calendario secondo la riforma da lui ideata. E’ stato un medico, astronomo e matematico di grande genio. Il papa Gregorio XIII, cardinali e scienziati lo hanno ringraziato pubblicamente. Un cratere della Luna ed un asteroide portano il suo nome. Il volto e la figura di suo fratello sono incisi in un bassorilievo che si trova nella Basilica di san Pietro, ma il suo nome e la sua opera sono sconosciute ai più.

Stiamo parlando di Luigi Lilio, un medico, astronomo e matematico nato a Cirò in provincia di Crotone nel 1510, geniale ideatore della riforma del calendario gregoriano.

Per far conoscere la storia, le vicende, i meriti di Luigi Lilio, lo storico Egidio Mezzi e il ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche Francesco Vizza, hanno scritto per “Laruffa editore” il libro “Luigi Lilio –medico astronomo e matematico di Cirò- ideatore della riforma del calendario gregoriano”.

Il calendario, la conoscenza e la tecnica per calcolare ore, giorni, settimane, mesi, anni è una ricerca che attraversa tutta la storia dell’umanità.

Con lo sguardo rivolto al cielo, l’uomo ha cercato di misurare e calcolare i passaggi di luna sole, astri, al fine di calcolare precisamente il susseguirsi delle variazioni stagionali.

Disporre di un calendario quanto mai esatto è stato importantissimo per regolare le attività umane e prevedere quelle della natura. Per la Chiesa cattolica, il calendario ha assunto un significato più grande nel momento in cui ha dovuto calcolare esattamente il giorno in cui celebrare la Pasqua.

Nel 325 d.C: al primo Concilio di Nicea.si discusse del ritardo del calendario per fissare la festa di Pasqua, che nella tradizione e per evitare sovrapposizione con altre feste fu fissata all’equinozio di primavera, cioè 21 marzo. Ma il calendario giuliano era sempre più in ritardo così la Pasqua si svolgeva sempre più tardi.

Per ristabilire il giusto calcolo della Pasqua si discusse la riforma del calendario anche nel Concilio di Costanza (1414 – 1418). Se ne discusse al Concilio di Basilea, e in quello al Laterano (1512 – 1517) . Papa Leone X istituì una commissione, ma non si arrivò a conclusione. Diversi papi ci provarono senza esito: Eleuterio, Vittore I , Giovanni I , Clemente IV, Clemente VI, Sisto IV.

Al Concilio di Trento (1545-1563) si decise di demandare al Papa la soluzione della riforma del calendario, così Gregorio XIII istituì una commissione nel 1572, i cui lavori si conclusero nel 1580.

Nel 1582, con la bolla papale “Inter gravissimas”, il pontefice Gregorio XIII sancì la nascita e l’utilizzo del calendario tuttora in voga della maggior parte dei paesi del mondo.

Si tratta di un calendario solare, basato sul ciclo delle stagioni. L'anno si compone di 12 mesi di durate diverse (da 28 a 31 giorni), per un totale di 365 o 366 giorni. Gli anni di 366 giorni sono detti bisestili: è bisestile un anno ogni quattro, con alcune eccezioni come il 2200 che non sarà bisestile mentre saranno bisestili gli anni 2400 e 2800.

In quanto allo spostamento dell’equinozio di primavera dovuto al calendario giuliano, Lilio, propose di eliminare dieci giorni; Fu il gesuita tedesco Cristoforo Clavio che sulla base delle proposte di Lilio, suggerì di passare dal 4 al 15 ottobre 1582.

Il libro di Mezzi e Vizza, svolge un indagine accurata sul contesto culturale, scientifico e storico di quegli anni. Racconta delle buone relazioni che si svilupparono in un gruppo di eccellenti umanisti, cardinali e scienziati.

Da questa indagine emerge chiaramente che Luigi Lilio, latinizzato in Aloysius Lilius, fu il vero ideatore della riforma del Calendario gregoriano.

Scrisse nel 1582 il più noto padre gesuita Cristoforo Clavio, matematico e astronomo, membro della commissione istituita da Gregorio XIII per studiare la riforma del calendario: “E magari fosse ancora vivo Aloysius Lilius Hypsichronaeus uomo più che degno di immortalità, che fu il principale autore di una correzione tanto valida e risplendette sugli altri grazie alle cose da lui scoperte.”

Luigi non visse abbastanza per vedere la sua riforma approvata dal Papa né tantomeno per vederla pubblicata. Chi portò avanti il suo progetto fu il fratello minore Antonio, che si trova scolpito anche nel bassorilievo del mausoleo di Gregorio XIII, situato della Basilica Vaticana, dove, genuflesso, porge al pontefice il libro del nuovo calendario.

E’ Antonio Lilio che si trova anche tra i nove membri della commissione pontificia preposta a svolgere il lavoro.

Antonio Lilio era l’unico membro laico della commissione.

Ma il lavoro di Luigi Lilio era stato così importante nei calcolare e stabilire l’esattezza del Calendario che papa Gregorio XIII scrisse il tre aprile del 1582 “desideriamo favorire con speciale grazia lo stesso Antonio alfin di rimeritarlo di grandi e laboriosi studi sostenuti nell’esame e compilazione della riforma ideata dal fratello Luigi”.

Per ingraziare il lavoro di Luigi Lilio il Papa concesse ad Antonio Lilio il diritto esclusivo di pubblicare il calendario riformato per un periodo di dieci anni.

Nonostante le vicissitudine che hanno fatto perdere le tracce di Luigi, la sua opera era nota tanto è che nel 1651 l’astronomo ferrarese Giovanni Battista Riccioli autore insieme al padre gesuita Francesco Grimaldi di un antica mappa lunare, diede ad un cratere della luna il nome di Luigi Lilio.

Il nome di Lilio fu dato anche all’asteroide n.2346 della fascia principale scoperto da Karl Wilhelm Reinmuth. E sono almeno cinque i ritratti che ritraggono Luigi Lilio.

In conclusione al volume Egidio Mezzi e Francesco Vizza hanno scritto che “Lilio fu l’unico dopo secoli che riuscì a elaborare un calendario che accordando i diversi movimenti della terra, creò con la più vicina approssimazione possibile al numero dei giorni, che riproduce l’inclinazione esatta dell’asse terrestre rispetto al sole”.

“Alla Chiesa e alla comunità scientifica – hanno aggiunto - il compito di onorarlo come merita affinché il suo nome sfugga all’oblio e sopravviva nel grande libro della scienza”.