Mali: come fermare l'estremismo islamico?

L'Islam rimane un mistero. L'unica soluzione è pregare molto, perchè solo Dio può fermare un'ideologia fatta di odio e di violenza

Roma, (Zenit.org) Padre Piero Gheddo, PIME | 826 hits

La situazione in Mali diventa sempre più pesante e dall’esito incerto. Si teme una nuova guerra dell’Afghanistan, che dopo dieci anni tiene ancora impegnati circa 20.000 militari dell’Occidente. L’11 novembre 2012 gli Stati membri della Comunità economica dell’Africa Occidentale (Ecowas) avevano deciso di mandare una missione militare panafricana per liberare le regioni settentrionali del Mali dai gruppi jihadisti.

Ma solo il rapido e coraggioso intervento francese ha bloccato l’avanzata degli estremisti islamici verso la capitale Bamako; che però ha avuto una risposta tragica con l’attacco dei ribelli all’impianto petrolifero di Amenas nel deserto algerino ai confini con la Libia e il massacro di ostaggi occidentali.

Il 17 gennaio il vescovo del Sahara, mons. Claude Rault di Laghouat-Ghardaia (Algeria), ha mandato ai suoi fedeli un messaggio nel quale esprime «solidarietà alle popolazioni, agli operai della base di Amenas e agli ostaggi e assicuro il sostegno della mia preghiera e di quella di tutti i membri della nostra diocesi”.

Poi aggiunge: “Questa violenza non ha nome, è cieca, inaccettabile, ingiustificabile perché tocca degli innocenti. La riproviamo con tutta la forza delle nostre convinzioni umane e religiose. Dio non vuole la violenza. Non può esserne sorgente e giustificazione. Non facciamo quindi ricadere sui nostri amici musulmani il peso di tali misfatti. Anche loro fanno parte delle vittime. Preghiamo il Dio della Pace che venga a guarire le piaghe vive di chi è nel dolore e nella pena. Che accolga a sé le vittime e rimetta sul retto cammino chi pensa di onoralo commettendo tali orrori”.

Il vescovo del Sahara ha detto bene e non poteva dire altro. Ma noi ci chiediamo: possibile che solo fra i popoli musulmani nascano così tante guerre, guerriglie, terrorismi, violenze contro l’uomo e la donna, violazioni dei diritti dell’uomo, separatismi violenti nei paesi in cui gli islamici sono minoranza?

Verissimo quanto dice mons. Claude Rault: “Non facciamo ricadere sui nostri amici musulmani il peso di tali misfatti. Anche loro fanno parte delle vittime”. I missionari che vivono in paesi islamici lo confermano: la grande maggioranza dei musulmani sono come tutti gli altri uomini: amano la pace, la libertà, il benessere, la cordialità nel rapporto col prossimo, l’accoglienza, la  solidarietà, ecc. Però come mai questa maggioranza non viene mai alla ribalta?

Inutile nasconderlo. Il mondo intero, e in particolare l’Occidente cristiano, si trova a dover fronteggiare un pericolo più grave di quando dall’altra parte c’erano una trentina di paesi a regime comunista, che volevano conquistare il mondo e diffondere la loro ideologia a tutti gli uomini. Ma il fanatismo religioso è peggiore del fanatismo ideologico, che quando è sconfitto dalla storia si sgonfia. Dopo la caduta del Muro di Berlino, nessuno più ama essere ricordato come comunista. Che fare? Nessuno ha la ricetta decisiva, però si possono esprimere tre passaggi:

1)  L’esperienza degli ultimi vent’anni insegna che la guerra non risolve questo problema, anzi lo peggiora, perché favorisce la diffusione della “guerra santa”;

2) Perché nei giornali e radio-televisioni, nei circoli culturali, nelle università non si approfondisce la conoscenza dell’islam, il dibattito con i musulmani in Italia: cosa l’islam può insegnare all’Occidente e come deve cambiare per entrare nel mondo moderno? Sono temi tabù e non si capisce perché, mentre penso che si dovrebbe portare il dibattito a livello popolare. Nella famosa conferenza di Ratisbona (settembre 2006) Benedetto XVI aveva tentato un dialogo con l’islam, ponendo con chiarezza i temi da discutere, ma nessuno l’ha seguito. In Italia i musulmani erano 100.000 nel 1990, oggi sono certamente più di due milioni,che vivono in gran parte separati dagli italiani. E’ giusto e umano questo?

3) Infine è sempre valida la saggia risposta che mi diede nel 1982 in Pakistan mons. John Joseph vescovo di Faisalabad, che poi morì martire in una stazione di polizia (aveva protestato contro la discriminazione dei cristiani), al quale avevo chiesto quel che molti si chiedono: cosa fare per fermare l’estremismo islamico? Risposta: “Sono nato in Pakistan da genitori cristiani, ma ho studiato e conosciuto l’islam, sono vissuto con molti musulmani amici. Per me l’islam rimane un mistero. L’unica cosa certa è questa: dobbiamo pregare e pregare molto, perchè solo Dio penetra nel cuore degli uomini, e solo lui può fermare questa ideologia di odio e di violenza”.