"Mangiare alla mensa dei più poveri è una grazia"

Monsignor André Lacrampe, arcivescovo emerito di Besançon, racconta il ritorno a Lourdes, la sua terra natale

Lourdes, (Zenit.org) Giorgia Innocenti | 384 hits

All’indomani dell’anniversario di canonizzazione di Bernardette, festeggiato l’8 dicembre scorso, l’Arcivescovo Emerito di Besançon, André Lacrampe, ha scelto ZENIT per condividere il suo lungo percorso all’interno della Chiesa che, dopo 30 anni, lo ha ricondotto nella sua terra natale, a Lourdes,  a servizio dei più poveri e degli esclusi della società.

“Originario dei Pirenei, della diocesi di Tarbes e Lourdes – racconta monsignor Lacrampe - nel 1983 sono stato chiamato  a diventare vescovo ausiliare di Reims. Successivamente ho ricoperto il ruolo di  vescovo prelato della Missione di Francia,  della Corsica e Arcivescovo di Besançon. Ho anche avuto delle responsabilità nella Conferenza episcopale francese, come presidente del comitato Francia e America  latina”.

“Membro della commissione sociale dei vescovi francesi – prosegue il presule - sono stato presidente del Consiglio nazionale della solidarietà, organo che coordina gli organismi caritativi francesi e per lo Sviluppo e la Cooperazione. Ho lavorato in Colombia, in Congo Brazzaville a contatto con la Caritas Internationalis e del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il dicastero della Curia romana che coordina e organizza le azioni umanitarie e di aiuto della Santa Sede in caso di catastrofi o di crisi”.

“Ho deciso di tornare nella mia terra natale, a Lourdes per il periodo della pensione, dove ho studiato e dove sono stato ordinato prete e vescovo per iniziare una nuova tappa del mio ministero, in accordo con l’attuale vescovo di Lourdes”.

“In quest’anni di episcopato sono venuto a contatto con molte sofferenze e speranze. Quando la scorsa settimana ho letto l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, mi sono chiesto come mettere in pratica l’insegnamento del Papa nei confronti dei più deboli”.

Perché ha scelto una struttura a contatto diretto con la povertà e l’esclusione sociale, per vivere il periodo della pensione, come la Cité Saint Pierre?

Monsignor Lacrampe: Quando ero giovane venivo alla Cité Saint Pierre, conoscevo Monsignor Jean Rodhain, che ha fondato la cité Saint Pierre, e poi Monsignor Théas, che ha dato l’impulso per la costruzione di questo luogo. Lui stesso mi ha ordinato prete nel 1967.

La Cité  Saint Pierre è un luogo dove si può vivere pienamente la bellezza di una vita semplice e “locale”, in comunione con la vita universale della Chiesa. Qui vengono accolte centinaia di persone ogni anno, e in particolare persone e famiglie che vivono situazioni di precarietà, di povertà, che hanno vissuto ferite dolorose e molte difficoltà.

Qui trovano un luogo per parlare, uno spazio, offerto dalla Chiesa, che permette loro di credere e di sperare. Penso spesso a ciò che si recita nella preghiera eucaristica durante i grandi ritrovi: “Signore, fa della tua Chiesa un luogo di libertà, di verità, un luogo dove tutte le donne e gli uomini possano trovare le ragioni di credere e sperare”.

La Cité Saint Pierre è un luogo, con i santuari e la città di Lourdes, che permette a questa gente di condividere la loro vita: un “orecchio teso al Vangelo”, al messaggio di Bernadette e a ciò che queste persone vivono.

È a servizio dei pellegrini che giungono da ogni parte del mondo, dei più poveri, e come ci esorta Papa Francesco, bisogna andare nelle periferie dell’esistenza per permettere a queste persone un arricchimento nella propria fede. Sono felice di potere continuare il percorso di Jean Rodhain, nello spirito dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium.

Sei pronto a servire i poveri, gli stranieri, i malati, i giovani? È ciò che mi è stato chiesto quando sono stato ordinato vescovo. Ebbene, sono qui anche per fare fronte a quest’impegno, che è poi il compito di tutti i cristiani. Essere vicini ai più piccoli, alle persone più in difficoltà, che sono i primi ad essere nel cuore di Dio.

Quali sono i vostri desideri ancora da realizzare?

Monsignor Lacrampe: Dedicare del tempo alla preghiera, e allo studio del Vangelo, per organizzare, tra l’altro, dei ritiri spirituali. Pregare, poi, per la situazione della Chiesa nel mondo perché il messaggio di papa Francesco possa essere ascoltato dai cristiani in tutta la terra, ma anche da tutte le donne e uomini di buona volontà, e da tutti coloro che, credenti o meno, vogliano perseguire la giustizia e la pace. Mi fa molto piacere, poi, essere affiancato qui da una comunità di religiosi e di laici. Sono miei fratelli.

Desidero mettermi a servizio degli altri, nelle riunioni di formazione, per esempio. Sono intervenuto alla sessione che ha avuto luogo a Lourdes sulla “Diaconia, a servizio della fraternità”.

Allora mi è stato chiesto di occuparmi del “dopo” e ci siamo interrogati, allora, su come la Chiesa può essere “a servizio e povera”, nello spirito che papa Francesco suggerisce.

Vorrei mettermi, infine, a servizio del Secours Catholique-Caritas France e rispondere alle eventuali richieste. La “Gioia del vangelo” di papa Francesco è un testo che deve illuminare, stimolare coloro che risiedono qui, che accolgono donne e uomini proveniente da paesi e culture diverse. Vorrei vivere quest’esperienza alla luce degli eventi che la Chiesa vive, tenendomi a contatto con le diocesi locali.

È una grande prova di umiltà mangiare nella mensa con i più poveri…

Monsignor Lacrampe: No, credo invece che sia una grazia. Durante i pranzi, con i pellegrini e i volontari a servizio della Cité si condivide il percorso di ognuno, le scelte, le paure e le speranze. Sento che piano piano si instaura un rapporto di fiducia. Si dona e si riceve: questo desiderio di vicinanza mi porta oggi ad essere là. Perché il bene è silenzioso e non fa rumore…