Marcia della speranza a Kinshasa

I vescovi della Repubblica Democratica del Congo si oppongono alla balcanizzazione del paese

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KINSHASA, giovedì, 2 agosto 2012 (ZENIT.org) - Si è svolta ieri 1° agosto, a Kinshasa la “marcia della speranza”, organizzata dai Vescovi della Repubblica Democratica del Congo (RDC), nell’ambito delle iniziative per opporsi alla cosiddetta “balcanizzazione” del Paese, cui integrità territoriale è minacciata da una nuova rivolta armata nel nord Kivu.

In un servizi pubblicato da FIDES, don Léonard Santedi, Segretario Generale della CENCO (Conferenza Episcopale Nazionale Congolese), ha ricordato come la Marcia è stata preceduta da un triduo di preghiera per la pace, l’unità e l’integrità del territorio nazionale dal 31 luglio al 1° agosto, con una preghiera per la pace da recitare ogni giorno alla fine della Messa e delle riunioni di preghiera.

Don Santedi ha inoltre sottolineato che la Marcia è aperta a tutti gli uomini e le donne di buona volontà ed ha espresso l’augurio che questa, come le altre iniziative, diventi il preludio della presa di coscienza che “il Congo è il nostro patrimonio e che dobbiamo salvaguardarlo”.

FIDES ricorda che la CENCO ha pure organizzato per il mese di agosto una raccolta di fondi e di generi di prima necessità in tutte le diocesi congolesi per aiutare le popolazioni del Kivu, “vittime di una guerra ingiusta”. Nel quadro di questa iniziativa, musicisti cattolici e ad uomini e donne di buona volontà sono stati invitati ad organizzare concerti ed altre iniziative per aiutare la raccolta di fondi.

Nel Nord Kivu l’esercito congolese sta perdendo terreno di fronte all’offensiva dei ribelli dell’M23, il movimento di guerriglia formato da soldati disertori (in gran parte ex guerriglieri che avevano integrato le file dell’esercito regolare dopo gli accordi di pace), che sembrano meglio armati ed equipaggiati dei militari regolari.

Da più parti si accusa il Rwanda di appoggiare in armi, munizioni e uomini l’M23, al punto che Stati Uniti, Gran Bretagna (il maggior donatore internazionale) e Olanda hanno interrotto l’invio di aiuti civili e militari al governo di Kigali.