"Maria ci insegna a pregare anche per gli altri e non solo nel bisogno"

All'Udienza Generale, Benedetto XVI apre un nuovo ciclo di catechesi

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 14 marzo 2012 (ZENIT.org) – Concluso la settimana scorsa il ciclo di catechesi sulla preghiera di Gesù, papa Benedetto XVI, nel corso dell’Udienza Generale di questa mattina, ha inaugurato una serie di meditazioni sulla preghiera negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere di San Paolo.

Gli Atti degli Apostoli, in particolare, sono stati definiti “il primo libro sulla storia della Chiesa”, ha ricordato il Papa. Sia in essi che nelle epistole paoline, “uno degli elementi ricorrenti è proprio la preghiera, da quella di Gesù a quella di Maria, dei discepoli, delle donne e della comunità cristiana”.

Elemento-guida del cammino iniziale della Chiesa è lo Spirito Santo che, con la sua effusione, porterà la Parola di Dio verso Oriente e verso Occidente. Spirito Santo di cui è Gesù stesso a preannunciare l’arrivo (At 1,8).

Intanto Maria accompagna gli Undici nell’avvio della missione della Chiesa: lo fa con la sua “presenza orante”, nella sequela silenziosa del Figlio, “durante la vita pubblica fino ai piedi della croce”.

La preghiera della Vergine scandisce ogni singola tappa della Chiesa nascente, a partire dall’Annunciazione dell’Angelo (cfr. Lc 1,38) e dalla visita alla cugina Elisabetta (cfr. Lc 1,46-55).

Con il cantico del Magnificat la Madre di Dio “non guarda solo a ciò che Dio ha operato in Lei, ma anche a ciò che ha compiuto e compie continuamente nella storia”.

La vediamo, poi, nel Cenacolo di Gerusalemme, dove, “in un clima di ascolto e preghiera”, Maria è presente “prima che si spalanchino le porte ed essi inizino ad annunciare Cristo Signore a tutti i popoli”.

La presenza provvidenziale di Maria in ognuno di questi momenti cruciali – il cui culmine è l’affidamento della Madre a Giovanni da parte di Cristo crocifisso – è segnata dalla sua “capacità di mantenere un perseverante clima di raccoglimento, per meditare ogni avvenimento nel silenzio del suo cuore, davanti a Dio”, ha osservato il Pontefice.

Dopo l’Ascensione, Maria continua ad accompagnare gli Apostoli che con Lei, condividono “ciò che vi è di più prezioso: la memoria viva di Gesù, nella preghiera”.

L’accompagnamento di Maria è inoltre fondamentale nel momento di transizione che precede la Pentecoste. Assieme a Lei gli Apostoli si radunano per attendere il dono dello Spirito Santo, “senza il quale non si può diventare testimoni”.

Senza Maria non è possibile alcuna Pentecoste, perché “Lei ha vissuto in modo unico ciò che la Chiesa sperimenta ogni giorno sotto l’azione dello Spirito Santo”. Anche nella Costituzione dogmatica Lumen gentium (n°59) sottolinea l’importanza del ruolo della Vergine in questo passaggio, che il Concilio Vaticano II ha inteso ribadire.

“Venerare la Madre di Gesù nella Chiesa significa allora imparare da Lei ad essere comunità che prega”, ha proseguito Benedetto XVI, evidenziando che Maria ci invita “ad aprire le dimensioni della preghiera, a rivolgersi a Dio non solamente nel bisogno e non solo per se stessi, ma in modo unanime, perseverante, fedele, con un «cuore solo e un’anima sola» (cfr. At 4,32)”.

Maria viene “posta dal Signore in momenti decisivi della storia della salvezza e ha saputo rispondere sempre con piena disponibilità, frutto di un legame profondo con Dio maturato nella preghiera assidua e intensa”, ha aggiunto.

La sua maternità è viva “sino alla fine della storia” ed è per questo che a Lei va affidata “ogni fase di passaggio della nostra esistenza personale ed ecclesiale, non ultima quella del nostro transito finale”.

Grazie a Maria, con il suo esempio di preghiera costante e incessante, siamo in grado di “uscire dalla «nostra casa», da noi stessi, con coraggio, per raggiungere i confini del mondo e annunciare ovunque il Signore Gesù, Salvatore del mondo”, ha poi concluso il Papa.