Maria e la "femminilità" della Chiesa

In occasione della festa della Madonna della Salute, il patriarca di Venezia, monsignor Moraglia, auspica un ruolo più incisivo della donna nelle realtà ecclesiali ma distinto dai carismi emenintemente maschili

Venezia, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 383 hits

Nella storia della salvezza, Dio si è affidato a una donna, Maria di Nazareth, e l’incarnazione del Figlio di Dio è qualcosa che “nasce da un gesto che solo una donna può compiere”.

Lo ha detto stamattina, monsignor Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, durante l’omelia in occasione della Festa della Madonna della Salute, che i veneziani celebrano ogni 21 novembre, in commemorazione dell’adempimento del voto fatto alla Vergine Maria, perché mettesse fine all’epidemia di peste bubbonica del 1631 che infestò l’intero Nord Italia e di cui il Manzoni narra ne I promessi sposi.

Dio, ha spiegato il patriarca, si è servito di una donna e “segnatamente della sponsalità e della maternità”, quindi di quei “valori che la donna sa esprimere al meglio: l’accoglienza, la dolcezza e il sostegno” e che oggi sono oscurati dalla cultura post-moderna della “liquidità” e della precarietà”.

L’epocale evento dell’incarnazione di Dio, grazie al sì di una donna, è “un messaggio chiaro, attuale e urgente, qualcosa che le culture e società - del nostro evoluto Occidente e non solo - devono cogliere quanto prima”, ha commentato monsignor Moraglia.

La cultura odierna, infatti, “fatica a trovare spazi congrui per la donna, per la sua creatività e per il suo estro particolare”, ha proseguito il patriarca. Se da un lato una società “plasmata, quasi esclusivamente, da modelli maschili finisce per assumere forme di maschilismo”, una maggiore recezione del “femminile” nella nostra società “plasmerebbe diversamente il nostro complessivo stile di vita e le conseguenti scelte culturali”.

La donna, quindi, merita più attenzione da parte della Chiesa e, in essa, è “chiamata a dare un suo specifico contributo”, tuttavia, “sarebbe errato ridurre la promozione della donna a un rivendicare qualcosa che appartiene al mondo maschile”, ha osservato il patriarca. La scelta di Dio è, al contrario, quella di “concentrare tutto sulla femminilità di Maria: donna, sposa, madre”.

Non si tratta, pertanto, di attribuire alla donna ruoli maschili, come il “sacerdozio ministeriale” ma, piuttosto, di “riconoscere che strutturalmente la Chiesa - nella sua realtà costitutiva - è femminile”, ovvero figlia di Maria di Nazareth che dà inizio alla chiesa “nelle sue origini e nel suo nucleo più stabile e santo”, mentre il “mandato apostolico” è prerogativa dell’apostolo Pietro. Abbiamo quindi una “linea mariana” e una “linea petrina” che garantiscono la perpetuazione fino ai nostri giorni della grande famiglia ecclesiale.

È proprio nel sì di Maria che “viene accolta e prende forma la novità per eccellenza, ossia il nuovo mondo redento, capace di bontà, di verità e di bellezza, nonostante l’odio, la menzogna e le brutture che lo circondano e con cui deve dolorosamente misurarsi”.

Guardare a Maria “può dare un nuovo senso alle nostre relazioni personali e sociali, spesso così stanche e affaticate da una cultura maschile e talvolta maschilista dove la competizione, la lotta per primeggiare e la performance condizionano e falsamente regolano gli equilibri tra le persone e le generazioni”, ha poi concluso monsignor Moraglia, prima di invocare l’intercessione della Madonna della Salute per la Chiesa di Venezia e per tutti i veneziani.

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