Maria "Generosa Socia" del Redentore (Testo integrale)

La conferenza di mons. Dal Covolo nell'ambito dei "Sabati Mariani"

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ROMA, mercoledì, 5 dicembre 2012 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il testo integrale della conferenza tenuta sabato 1 dicembre dal rettore della Pontificia Università Lateranense, monsignor Enrico dal Covolo, nell’ambito del cicolo di conferenze “Sabati mariani”.

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La catechesi mariologica dalla Lumen Gentium
al Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

1. L’eredità della Lumen Gentium nella catechesi mariologica postconciliare fino agli anni Ottanta

Il tema di Maria "associata" a Gesù Cristo non è certo nuovo nella catechesi postconciliare.  Per limitarci alla Chiesa italiana, è sufficiente ricordare il n. 90 del documento di base per Il rinnova­mento della catechesi, riconsegnato alla comunità ecclesiale nella Pasqua del 1988.[1]

Maria, vi si legge, è "unita in modo ineffabile al Signore", lei, "che nella Chiesa santa oc­cupa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi [...]. Ella è pienamente conformata con il Figlio suo, Signore dei dominanti, vincitore del peccato e della morte", mentre "riunisce per così dire e riverbera in sé i massimi dati della fede e chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all'amore del Padre [...]. La catechesi", conclude il medesimo paragrafo, "deve continuamente collegar­la [la santa Vergine] con il mistero di Cristo e della Chiesa, in lei già pienamente compiuto, e de­ve guidare i fedeli a comprendere e vivere, nella devozione alla Madonna, quel medesimo miste­ro". Perciò "la catechesi mariana deve copiosamente attingere all'insegnamento proposto dal Con­cilio Vaticano II e dal più recente magistero".[2]

Non a caso il paragrafo citato si presenta esso stesso come un "centone" di riferimenti di­retti e indiretti al capitolo ottavo della Lumen Gentium,[3] richiamato per otto volte nelle note di pié pagina.[4]

L'indice analitico, poi, avvia il confronto tra il medesimo paragrafo 90 e i più importanti riferimenti mariologici del DCG, dell'EN e della CT.

Non è il caso ora di svolgere tale confronto. Sembra opportuna invece un'osservazione complessiva, sollecitata dalla recensione dei testi magisteriali addotti.

Nella catechesi postconciliare il tema di Maria "associata" a Gesù Cristo e alla sua Chiesa appare come uno sviluppo coerente delle scelte mariologiche operate dal Vaticano II.

Com'è noto, non si trattò affatto di scelte pacifiche. Tanto per cominciare, un numero rilevante di Padri conciliari avrebbe preferito che di Maria si parlasse in un documento autonomo. Al contrario, altri Padri insistevano perché la ri­flessione mariologica del Concilio venisse inglobata nella Costituzione sulla Chiesa. La seconda posizione riuscì vincente, ma di strettissima misura: su 2193 votanti, 1074 si pronunciarono a fa­vore dello "schema autonomo", 1114 a favore del "testo inglobato", e 5 schede risultarono nulle.[5] Come si vede, la differenza dei voti fu realmente minima, e forse è questo uno dei casi in cui si può dire che sul piatto della bilancia pesò lo Spirito Santo. A partire da quella decisione concilia­re, infatti, la "segnaletica" di ogni corretto itinerario mariologico era definitivamente tracciata.

Da quella storica votazione del 29 ottobre 1963 apparve evidente che non si poteva parlare in modo adeguato della Madre di Dio se non nel contesto dei misteri di Cristo e della sua Chiesa, e che nella catechesi non si poteva annunciare Maria senza "associarla" a Gesù.[6]

Secondo il padre E. Toniolo, "socia del Redentore" sarebbe addirittura  il tema mariologico fondamentale del Vaticano II: "L'intima associazione della Madre Vergine al Figlio redentore", egli afferma, "è il filo d'oro che percorre l'esposizione dottrinale del Capitolo VIII della Lumen Gentium [...]. Per la sua spontanea e continuata consacrazione all'opera della salvezza", Maria "agi­sce come 'generosa compagna del tutto eccezionale' (LG 61) del divino Redentore, impegnando tutta se stessa - azioni intenzioni e comportamenti - per la stessa sua causa".[7]

Pertanto l'illustre mariologo ha visto in un inciso della "solenne professione di fede" pro­nunciata da Paolo VI il 30 giugno 1968 ("[Maria è] unita con un vincolo stretto e indissolubile al mistero dell'Incarnazione e della Redenzione") il compendio di ciò che il Concilio aveva più dif­fusamente trattato nella LG.[8]

Le scelte conciliari - riprese dai successivi documenti del Magistero e recepite nel DB - hanno trovato significativi riscontri nella catechesi italiana, segnatamente nel Catechismo degli Adulti promulgato il 2 febbraio 1981 dal Presidente della Conferenza Episcopale.[9]

Verso la conclusione del capitolo 28, intitolato Vergine Madre, figlia del tuo figlio!, il CdA afferma: "Maria è la prima e più fedele imitatrice di Cristo. I misteri di suo Figlio aderisco­no in maniera così profonda alla sua vita da rendere la vita di Maria lo specchio della vita di Gesù".[10]

Di fatto l'intero capitolo riflette puntualmente gli orientamenti fondamentali della cate­chesi mariologica postconciliare. Essi non intendono lasciare tra parentesi i privilegi eccezionali di Maria, ma sono molto attenti a non collocare la Vergine Madre di Dio "al di fuori della storia". Essa è "una di noi", scrive ancora il CdA, "che ha fatto esperienza piena della salvezza".[11]

La sollecitudine della catechesi è che Maria - salvi restando i suoi privilegi -  continui ad essere sentita dai fedeli come un "modello reale", veramente imitabile.

Ma come salvaguardare le due istanze, entrambe irrinunciabili e pur dialettiche tra loro - da una parte quella di illustrare gli eccezionali privilegi della Madre di Dio, dall'altra quella di rappresentare Maria di Nazaret come "una di noi" -?

Negli scorsi anni Settanta-Ottanta il problema ha trovato una soluzione importante, e per molti aspetti insuperata, nella catechesi mariologica che  si snoda dal capitolo ot­tavo della LG lungo i sei volumi del Catechismo per la vita cristiana, di cui il CdA rappresenta il punto di arrivo. Tale soluzione consiste precisamente nel raffigurare Maria a tal punto "associata" a Cristo, da esserne "la prima e più fedele imitatrice". "L'umanità", recita infatti il CdA, "ha rag­giunto in Maria il massimo della sua possibilità di cooperazione al progetto di Dio. Perciò essa [Maria] resterà per sempre il modello della Chiesa".[12]

Nella medesima prospettiva, quelli che sembrano i privilegi irripetibili di Maria - Madre di Dio, sempre vergine, immune da ogni peccato e tutta santa, assunta in cielo in corpo e anima - vengono riletti come altrettante mète, verso cui la Chiesa intera ed ogni credente sono incammi­nati. "In lei, Madre di Cristo, prima discepola del Figlio e Madre della Chiesa", si legge ancora nel CdA, "si riassumono i secoli passati e prendono avvio quelli futuri fino all'avvento definitivo del Regno".[13]

Ho richiamato alcune pagine del CdA perché a mio parere esse rappresentano un "caso ma­turo" di catechesi mariologica postconciliare, che gli estensori del Catechismo della Chiesa Cattolica[14]non hanno mancato di va­lorizzare.

Ma bisogna subito aggiungere che tra la pubblicazione del CdA e quella del CCC sono in­tercorsi più di dieci anni, segnati da eventi di grande rilievo per la mariologia. Alludo in partico­lare alla promulgazione dell'Enciclica Redemptoris Mater (1987) e della Lettera apostolica Mulie­ris Dignitatem (1988),[15] nonché alla celebrazione dell'Anno Mariano (7 giugno 1987-15 agosto 1988): tutti eventi che certamente hanno influenzato - in quale misura è difficile precisarlo -[16] lo sviluppo della catechesi mariologica postconciliare.

Per usare un'espressione sintetica di suor A. Deleidi, possiamo accennare al fatto che la prospettiva mariologica della MD ha portato a sviluppo le scelte inaugurate dal Vaticano II, e ha accentuato "il ruolo di Maria come presenza attiva ed operante nella storia della salvezza, sottoli­neato dalla Redemptoris Mater".[17]

Proprio dal contesto ora evocato emerge la proposta catechetico-mariologica del CCC, che ripropone il tema della Vergine "associata" a Gesù in continuità con i documenti conciliari e con le elaborazioni catechistiche fin qui considerate.

2. Il Catechismo della Chiesa Cattolica[18].

In verità l'espressione "associata a Gesù" ricorre formalmente nel CCC solo in una citazio­ne tratta dal n. 58 della LG;[19] in ogni caso essa vi è più che mai presente nella sostanza.

Maria appare intimamente "associata" al mistero di Cristo a partire dalla sua personale e libera adesione di fede, dalla sua vita saldamente intrecciata con quella del Figlio, dai suoi singo­lari privilegi, dalla sua preghiera, e infine dal suo speciale rapporto con la Chiesa.

Vediamo in dettaglio ciascuno di questi ambiti.

2.1. Maria "associata" a Gesù per la sua libera adesione di fede

"Durante la sua vita, e fino all'ultima prova, quando Gesù, suo Figlio, morì sulla croce, la sua fede non ha mai vacillato", recita il n. 149 del CCC; e conclude: "Ecco perché la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione della fede".[20]

L'immagine di Maria ubbidiente nella fede ("Obbedire nella fede è sottomettersi libera­mente alla Parola ascoltata. [Di questo la Vergine Maria] è la realizzazione più perfetta")[21] richia­ma da vicino alcune espressioni dell'epistolario paolino: si pensi all'inno cristologico della Lettera ai Filippesi ("Cristo si è fatto ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce": Fil 2,8), oppure al capitolo quinto della Lettera agli Ebrei ("Cristo imparò l'ubbidienza dalle cose che patì, e reso perfetto divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli ubbidiscono": Eb 5, 8-9).

Nei Padri dei primi secoli è ricorrente il parallelismo antitetico tra l'ubbidienza di Gesù e Maria e la disubbidienza di Adamo ed Eva. Non a caso il CCC cita[22] un passo di Ireneo tratto dal terzo libro Contro gli eretici: "Il nodo della disobbedienza di Eva", scrive il vescovo di Lione, "ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria l'ha sciolto con la sua fede".[23]

Sarà utile ricordare che Ireneo torna sullo stesso tema anche nel quinto libro Contro gli eretici, là dove - volendo esplicitare in massimo grado la corrispondenza antitetica tra la disobbe­dienza di Adamo e l'obbedienza di Cristo - egli ridisegna, dopo Giustino e prima di Tertulliano, i termini fondamentali del confronto antitipico Eva-Maria.

"Il Cristo", scrive Ireneo, "annullò la seduzione con la quale era stata malamente sedotta Eva [...]. E come Eva fu sedotta dal discorso di un angelo a tal punto da allontanarsi da Dio tra­sgredendo la sua parola, così Maria fu istruita dall'annuncio di un angelo, a tal punto da portare nel grembo Dio, obbedendo alla sua parola. E come quella si lasciò sedurre e disubbidì a Dio, questa si lasciò persuadere ad ubbidire a Dio, affinché la vergine Maria divenisse l'avvocata della vergine Eva".[24]

Il discorso prosegue poco oltre con un accenno alla tematica paolina (Ef 1,10) della ricapi­tolazione, carissima a Ireneo: "Ricapitolando ogni cosa in se stesso", egli afferma, "il Cristo ha ri­capitolato anche la guerra contro il nostro nemico, provocando e vincendo colui che da principio ci aveva resi schiavi di Adamo e calpestando il suo capo, secondo la parola di Dio al serpente ri­portata nella Genesi: 'Porrò inimicizia tra te e la donna'".

Ancora più avanti, sulla scorta della testimonianza veterotestamentaria addotta, Ireneo completa l'antitesi Eva-Maria citando e commentando Gal 4,4: "'Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna'. Infatti il nemico non sarebbe stato vinto secondo giustizia, se colui che lo vinse non fosse stato un uomo nato da donna. Attraverso una donna in­fatti egli si era impadronito dell'uomo, ponendo sin dall'inizio se stesso come avversario dell'uo­mo".

Come si può notare, con Ireneo il parallelismo antitipico Eva-Maria appare definitivamen­te strutturato nelle sue componenti fondamentali. Integrato dal successivo apporto tertullianeo,[25] esso si presenta secondo questo schema sintetico:

Eva <> Maria

vergine <> vergine

crede al demonio <> crede a Gabriele

accoglie in sé <> accoglie in sé

il verbum diaboli <> il verbum Dei

aedificatorium mortis <> structorium vitae

reca perdizione <> reca salvezza

concepisce <> concepisce

Caino <> Cristo,

malus frater <> bonus frater.      

E’ importante sottolineare ciò che appare già evidente da una prima lettura di Ireneo: il parallelismo Eva-Maria non è che un ampliamento della più vasta antitesi Adamo-Cristo. Eppure la figura di Maria non ne esce meno efficacemente rilevata, proprio perché essa è intimamente "associata" alla ricapitolazione e alla ricircolazione salvifica di tutte le cose in Cristo.

Per quanto riguarda l'obbedienza e la fede di Maria, se ne può assumere e concludere  che lo sviluppo della tradizione patristica coincide in sostanza con la proposta catechistica del CCC, e l'avvalora e l'arricchisce: nella tradizione come nel Catechismo, infatti, la Vergine si staglia nella sublime dignità della donna totalmente fedele al disegno del Padre, associata fin dagli albori della storia al mistero salvifico di Cristo.

2.2. Maria "associata" a Gesù nella sua vita

Il CCC richiama molti episodi della vita di Maria, mettendone costantemente in evidenza i rispettivi legami con la vita di Gesù.

In particolare i nn. 525-534, riferendosi ai misteri del Natale, dell'infanzia e della vita na­scosta di Gesù, illustrano il mirabile intreccio tra la vita della Madre e quella del Figlio;[26] e i nn. 484-511 e 963-975, dedicati soprattutto alla descrizione dei privilegi di Maria, percorrono a più riprese le tappe dell'esistenza storica e "metastorica" della Vergine, dalla sua predestinazione all'assunzione.[27]

Nei Vangeli canonici - com'è noto - i riferimenti alla vita di Maria associano sempre la Madre e il Figlio, a differenza degli scritti apocrifi, nei quali s'incontrano spesso "squarci autono­mi" di biografia mariana. Questa specie di "autonomia" si può rilevare anche in alcuni testi patri­stici, soprattutto per ciò che riguarda il racconto degli ultimi giorni della Vergine e della sua dor­mizione. Ma in genere anche i Padri associano strettamente i racconti della vita di Gesù e di Maria.

Possiamo addurre al riguardo uno splendido esempio, che in verità ci porta oltre i limiti dell'età patristica strettamente intesa. Alludo a un celebre Discorso nell'ottava dell'assunzione, nel quale Bernardo di Chiaravalle descrive in termini appassionati l'intima partecipazione di Maria al sacrificio della croce.[28]

"O santa Madre", esclama Bernardo, "veramente una spada ha trapassato la tua anima! Del resto non avrebbe penetrato la carne del Figlio, se non trapassando l'anima della Madre. In verità dopo che il tuo Gesù - che è di tutti, ma soprattutto tuo - emise lo spirito, la lancia crudele non poté certo toccare la sua anima: essa aprì il suo fianco non avendo pietà neppure di un morto, al quale non poteva più recare danno, ma trapassò la tua anima. Naturalmente l'anima di lui non era già più lì: ma la tua non poteva assolutamente strapparsene. Così la violenza del dolore trapassò la tua anima, a tal punto che non immeritatamente noi ti acclamiamo più che martire, poiché in te il sentimento della partecipazione alla passione [compassionis affectus] superò la sofferenza della passione fisica [del Figlio...]. L'amore [di Gesù], che nessun altro ebbe più grande, fece quello [giunse cioè a morire con il corpo]; ancora l'amore [ma di Maria], di cui dopo di lei non vi fu un altro uguale, fece questo [giunse cioè a morire con il cuore: ille corpore mori potuit, ista corde commori]".[29]

Il passo attesta con sicurezza la subordinazione di Maria rispetto a Gesù, secondo i fon­damenti della mariologia tradizionale. Ma il Discorso di Bernardo documenta altresì il posto privi­legiato della Vergine nell'economia della salvezza, a seguito della sua speciale "associazione" alla vita e alla morte del Figlio: Maria ha con-patito con lui!

Com'è noto, la riflessione mariologica di Bernardo è stata copiosamente rivisitata dall'En­ciclica RM, che riserva un ruolo di privilegio alla testimonianza del santo abate.[30] Di fatto il tema della mediazione di Maria, assolutamente centrale nella RM, trova in Bernardo il fondamento pa­tristico più maturo ed esplicito.

Anche in questo caso il CCC funziona "da bacino collettore" della tradizione e del magiste­ro. In particolare vi si trova al n. 964 un'ennesima citazione tratta dal capitolo ottavo della LG, che afferma: "[L'] unione della Madre col Figlio nell'opera della Redenzione si manifesta dal mo­mento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui".[31]

Ciò significa che tutta la vita di Gesù, senza eccezioni, è intimamente "associata" a quella di Maria. Tuttavia questa mirabile associazione, prosegue il CCC, "viene particolarmente manife­stata nell'ora della sua Passione".[32] E di nuovo è citato il testo della LG, là dove si legge che "la beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consen­ziente  all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Cristo Gesù moren­te in croce fu data come madre al discepolo".[33]

In definitiva, vale anche per il CCC ciò che il padre S. De Fiores scrive riguardo alla RM: "Nella sua vicenda terrena Maria partecipa indubbiamente al mistero di Cristo, per lo più in maniera di­scosta e discreta (RM 3,24), ma non per questo meno intimamente o con minore efficacia. L'en­ciclica evidenzia che si tratta di una presenza attiva, in quanto rendeva presente il mistero di Cri­sto (RM 19), centrale in ordine al mistero dell'incarnazione (RM 51), permeata di accoglienza e di collaborazione. Maria è infatti 'compagna generosa in modo del tutto singolare' del Messia e Re­dentore (RM 39), ed entra pertanto 'in modo del tutto personale nell'unica mediazione fra Dio e gli uomini, che è la mediazione dell'uomo Cristo Gesù' (RM 39). E’una mediazione materna e su­bordinata, ma anche 'speciale ed eccezionale' nonché 'universale' (RM 38-40). Maria", conclude De Fiores, "ha condotto una vita terrena dal significato essenzialmente storico-salvifico perché in­serita in modo intimo nel mistero di Cristo".[34]

Com'è noto, attorno al concetto di mediazione materna ruota il principale apporto di novi­tà della RM rispetto alla mariologia del Concilio. Giovanni Paolo II infatti, dando a tale espres­sione un preciso contenuto dottrinale, ha ridisegnato nella RM "la natura, il fondamento, i limiti della cooperazione speciale e straordinaria della Serva del Signore alla persona e all'opera salvifica di Cristo, sia nella vita storica sia nella comunione dei Santi".[35] Mediazione materna è dunque uno sviluppo originale del titolo socia Redemptoris impiegato nel capitolo ottavo della LG.

Il CCC, pur riproponendo nella sostanza la dottrina mariana e il linguaggio della LG, non ignora l'apporto della RM, soprattutto per quanto riguarda il progressivo, "esistenziale" coinvolgi­mento del cuore e della vita della Madre nella missione redentrice del Figlio: "La Vergine Maria", afferma il CCC nell'unico passo in cui la RM è direttamente citata, "'nel cammino della fede' è giunta fino alla 'notte della fede' partecipando alla sofferenza del suo Figlio e alla notte della sua tomba".[36]

Così la rigenerazione dell'uomo - iniziata con il fiat di Maria nell'Incarnazione - si consu­ma nella morte del Figlio con il fiat silenzioso della Madre ai piedi della croce.[37]

2.3. Maria "associata" a Gesù per i suoi singolari privilegi

Il CCC si occupa dei privilegi di Maria soprattutto in due contesti dei capitoli dedicati a spiegare "la professione della fede cristiana".[38]

La prima occasione è fornita dal lemma: "Concepito per opera dello Spirito Santo, nato dalla Vergine Maria". Qui il CCC accenna alla predestinazione di Maria, alla sua immacolata con­cezione, alla sua maternità divina e alla sua perpetua verginità.[39]

Nel secondo caso  la spiegazione del CCC riguarda l'articolo del Credo sulla comunione dei Santi, e qui, mentre si parla della "maternità di Maria verso la Chiesa", si trova citata la defi­nizione dogmatica dell'assunzione della Vergine "alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima".[40]

Si è già visto che nella presentazione di questi privilegi  il CCC  mette ogni impegno per raffigurare Maria a tal punto "associata" a Cristo, da esserne la prima e più fedele imitatrice.

E’ molto importante al riguardo la premessa enunciata nel n. 487, dove si legge: "Ciò che la fede cattolica crede riguardo a Maria si fonda su ciò che essa crede riguardo a Cristo"; d'altra par­te, prosegue il CCC, ciò che la fede cattolica "insegna su Maria illumina, a sua volta, la sua fede in Cristo".[41] Potremmo parafrasare, e dire - assolutizzando - che la mariologia autentica è pur sempre, in radice, una cristologia.

Il CCC applica queste affermazioni di principio anzitutto alla maternità divina di Maria. In questo modo anche i più recenti studi sulla recezione del Concilio di Efeso (431), al quale più volte il CCC stesso si riferisce, possono trovare preciso riscontro.[42]

Alludo in particolare al contributo di B. Studer sulla dottrina mariana di Cirillo Alessandrino,[43] là dove lo studioso s'interroga se il Concilio di Efeso intendesse veramente ap­provare nella formula contesa di Theotokos un titolo mariano. Studer ritiene che occorra anzitutto ricondurre la discussione al suo contesto proprio, dichiaratamente cristologico. A suo parere, non era tanto in questione il semplice uso della formula: la controversia riguardava piuttosto le impli­cazioni cristologiche della questione, il modo di spiegare l'unione fra Dio e l'uomo in Gesù Cristo, e il criterio con cui ripartire gli attributi divini e umani nel medesimo unico Cristo. Del resto lo studio della mariologia cirilliana confermerebbe che l'Alessandrino non aveva alcun interesse par­ticolare a promuovere il culto di Maria in se stesso. Il risultato dell'indagine - mentre corregge un'interpretazione largamente diffusa della dottrina di Cirillo - carica di rilevanza mariologica la successiva recezione del Concilio di Efeso, che indubbiamente contribuì in maniera determinante alla venerazione di Maria come Madre di Dio.[44]

Anche il CCC insiste sulla maternità divina "in funzione cristologica", cioè per ribadire che "colui che Maria ha concepito come uomo per opera dello Spirito Santo e che è diventato ve­ramente suo Figlio secondo la carne, è il Figlio eterno del Padre, la seconda Persona della Santis­sima Trinità".[45]

Allo stesso modo le ragioni addotte per spiegare l'immacolata concezione di Maria, la sua perpetua verginità e la sua assunzione al cielo in corpo e anima sono anzitutto di tipo cristologico. "Per esser la Madre del Salvatore, Maria 'da Dio è stata arricchita dei doni degni di una così grande carica'", esordisce il n. 490, dedicato a illustrare il tema dell'immacolata concezione. Il discorso prosegue poco oltre, al n. 492, in questi termini: "[Gli] 'splendori di una santità del tutto singolare' di cui Maria è 'adornata fin dal primo istante della sua concezione' le vengono intera­mente da Cristo: ella è redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo'. Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha 'benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo' (Ef 1,3). In lui l'ha scelta 'prima della creazione del mondo, per essere' santa e immacolata 'al suo cospetto nella carità' (Ef 1,4)".[46]

Riguardo alla concezione verginale, il CCC si appella alla tradizione patristica per spiegar­ne il profondo significato cristologico: "Gesù", si legge al n. 496, "è stato concepito 'senza seme, per opera dello Spirito Santo'. Nel concepimento verginale i Padri ravvisano il segno che si tratta veramente del Figlio di Dio"; e "la nascita di Cristo", aggiunge il n. 499 citando LG 63, "non ha dominuito la sua [di Maria] verginale integrità, ma l'ha consacrata" per sempre.[47]

L'assunzione della Vergine, infine, è illustrata come "singolare partecipazione alla Risur­rezione del suo Figlio".[48]

In definitiva occorre riconoscere che in maniera molto coerente il CCC presenta i vari privilegi di Maria come altrettanti aspetti della sua "associazione" a Cristo. Proprio per questo motivo la Vergine è chiamata nel CCC "icona escatologica della Chiesa",[49] e i suoi privilegi sono costantemente interpretati come una mèta per ogni credente.

In tal modo viene recepita la cospicua dottrina patristica e monastica sottesa a LG 64, in particolare l'apporto di Isacco, terzo abate della Stella, contemporaneo di Bernardo.

"Ogni anima fedele", si legge infatti nel primo Discorso di Isacco nel giorno dell'assunzio­ne, "può essere considerata, nella sua maniera propria, sposa del Verbo di Dio e madre di Cristo, figlia e sorella, vergine e feconda"; e il santo abate conclude: "Eredità del Signore in modo univer­sale è la Chiesa, in modo speciale Maria, in modo particolare ciascuna anima fedele (universaliter Ecclesia, specialiter Maria, singulariter quaeque anima fidelis)".[50]

2.4. Maria "associata" a Gesù nella sua preghiera

Per cogliere la prospettiva con cui il CCC contempla la preghiera di Maria, occorre legge­re il paragrafo conclusivo dell'articolo dedicato al cammino della preghiera. Maria vi è descritta come "l'Orante perfetta, figura della Chiesa. Quando la preghiamo", prosegue il CCC, "con lei aderiamo al Disegno del Padre, che manda il Figlio suo per salvare tutti gli uomini. Come il di­scepolo amato, prendiamo con noi la Madre di Gesù, diventata la Madre di tutti i viventi".[51] In altri termini, Maria nella sua preghiera è talmente "associata" al Figlio e all'opera della redenzione, che - pregandola - anche noi veniamo associati al disegno salvifico del Padre.

Ma come è descritta nel CCC la preghiera di Maria?

Se ne parla nei nn. 2617-2619,[52] in riferimento a cinque momenti di preghiera della Ver­gine: quelli dell'annunciazione,  del magnificat, delle nozze di Cana, del Golgota e della penteco­ste.

Il fiat dell'annunciazione è definito tout-court "la preghiera cristiana: essere interamente per lui, dal momento che egli è interamente per noi";[53] la preghiera di Cana è messa in relazione con "l'ora della Nuova Alleanza, ai piedi della croce", quando "Maria viene esaudita come la Don­na, la nuova Eva, la vera 'madre dei viventi'";[54] la preghiera della Pentecoste è  collegata con "la formazione della Chiesa, Corpo di Cristo".[55]

Un intero paragrafo è dedicato al magnificat (il megalinario bizantino): esso "rappresenta ad un tempo il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa", il "cantico della Figlia di Sion e del nuovo Popolo di Dio, cantico di ringraziamento per la pienezza di grazie elargite nell'Econo­mia della salvezza, cantico dei 'poveri', la cui speranza si realizza mediante il compimento delle Promesse fatte 'ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza per sempre'".[56]

Nella sintesi immediatamente successiva si afferma che "nel Nuovo Testamento il modello perfetto della preghiera si trova nella preghiera filiale di Gesù", mentre "la preghiera della Vergi­ne Maria, nel suo Fiat e nel suo Magnificat, è caratterizzata dalla generosa offerta di tutto il suo essere nella fede".[57]

Tale sintesi è molto utile per le conclusioni che se ne possono ricavare.

Anzitutto la preghiera di Maria appare chiaramente subordinata a quella di Gesù; tuttavia essa rappresenta un esempio sublime e una possibilità concreta di "associazione" alla preghiera del Figlio. Il fiat dell'annunciazione associa l'orante al fiat di Gesù nel Padre Nostro e nel Getsemani; il magnificat lo associa all'inno di Colui che, identificandosi negli umili, magnifica il Padre per aver rivelato ai piccoli il vangelo della salvezza (Mt 11,25.29); la preghiera a Cana e al Calvario lo associa alla preghiera del Figlio nell'ora della croce; la preghiera nel cenacolo, infine, associa l'o­rante a Gesù, che promette e attende il Paraclito (Gv 15,26).

2.5. Maria "associata" a Gesù nel suo speciale rapporto con la Chiesa

Il CCC, fondandosi sul magistero conciliare autorevolmente interpretato da Paolo VI, con­figura lo speciale rapporto di Maria con la Chiesa come un rapporto di maternità.

Nel n. 963, ad una laconica citazione del celebre Discorso pontificio del 21 novembre 1964, a chiusura del terzo periodo del Concilio Vaticano II ("Maria Madre di Cristo, Madre della Chiesa"),[58] è  premesso un più ampio stralcio di LG 53, che a sua volta rinvia al De sancta virgi­nitate di sant'Agostino.

Vi si legge: "La Vergine Maria... è riconosciuta e onorata come la vera Madre di Dio e del Redentore... Insieme però... è veramente 'Madre delle membra' [di Cristo]... perché ha cooperato con la sua carità alla nascita dei fedeli nella Chiesa, i quali di quel Capo sono le membra".[59]

Maria dunque è talmente associata a Cristo - come la Madre al Figlio -, da essere associa­ta anche alla Chiesa, Corpo di Cristo, sempre come la Madre al Figlio. Non a caso il numero suc­cessivo del CCC esordisce così: "Il ruolo di Maria verso la Chiesa è inseparabile dalla sua unione a Cristo e da essa direttamente deriva".[60]

Naturalmente il CCC si affretta a ribadire con LG 62 che "'la funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce' l''unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia. Infatti ogni salutare influsso della Beata Vergine... sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia'. 'Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata con il Verbo incarnato e Re­dentore; ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato dai sacri ministri e dal Popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, ma suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata dall'unica fonte'".[61]

Resta il fatto che la cooperazione di Maria - già il CCC lo aveva anticipato al n. 968, ci­tando ancora una volta lo stesso documento conciliare - è "tutta speciale": "'Ella ha cooperato in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente cari­tà, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la Madre nell'ordi­ne della grazia'".[62]

Le vicende che hanno condotto alla proclamazione di Maria "Madre della Chiesa" sono oggi più conosciute, soprattutto grazie alla pubblicazione degli Atti del Colloquio internazionale organizzato a Brescia nel 1986 dall'Istituto Paolo VI.[63]  Nel corso del Colloquio mons. G.B. Re - allora Assessore della Segreteria di Stato - rivelò che il titolo mariano "Madre della Chiesa" era particolarmente "congeniale" a papa Montini: egli l'aveva usato per la prima volta da Arcivescovo di Milano nell'omelia dell'8 dicembre 1959, spiegandolo nello stesso modo in cui l'avrebbe impie­gato da papa cinque anni più tardi, cioè nel senso di "Madre del popolo di Dio, Madre dei fedeli e dei pastori". Questo titolo veniva a Paolo VI da lontano: a parere di mons. Re, non sarebbe irrile­vante l'uso fattone da Don Bosco, se si tiene conto dei diretti rapporti intercorsi tra il santo e Giorgio Montini, papà di Paolo VI.[64]

Certamente la proclamazione di Maria Madre della Chiesa fu un atto di esercizio di quel ministero petrino che Paolo VI intese esercitare anche durante il Concilio, pur nel pieno rispetto dell'assise ecumenica. Ma la decisione di papa Montini non andò, né poteva andare, "contro il Concilio".[65] Vi concorsero motivazioni personali, tra cui - oltre a quelle accennate - la lettura delle Meditazioni sulla Chiesa di H. de Lubac; ma, come ha dimostrato R. Laurentin nella sua re­lazione, fu l'architettura stessa della LG a consigliare in tal senso il Pontefice.[66]

Per quanto ci riguarda se ne può assumere con sicurezza che, riferendosi a Paolo VI, il CCC rimane pur sempre nell'alveo del magistero conciliare, e che l'espressione "Maria, Madre del­la Chiesa" va capita come un altro titolo della sua generosa associazione e della sua cooperazione tutta speciale all'unica mediazione di Cristo.

Ma sul tema Maria-Chiesa il CCC valorizza anche il magistero successivo di Giovanni Paolo II, segnatamente la Lettera apostolica MD. Il n. 773 afferma che "Maria precede tutti noi 'sulla via verso la santità', che è il mistero della Chiesa, come 'la Sposa senza macchia né ruga' (Ef 5,27). Per questo motivo", ed ecco la citazione tratta dal n. 27 della MD, "'la dimensione mariana della Chiesa precede la sua dimensione petrina'".[67]

Com'è noto, il parallelismo diretto Maria-Chiesa ricorre nella MD sullo sfondo di un'am­pia considerazione della verginità e della maternità, le "due dimensioni della vocazione femminile".[68] Al riguardo la Lettera apostolica, approfondendo le rispettive maternità di Maria e della Chiesa, recupera - sulla scia della LG - la mariologia monastica del XII secolo. Non a caso la nota 47 della MD trova in Isacco della Stella un approdo decisivo. "Nelle Scritture divinamente ispirate", scrive appunto il beato Isacco, "ciò che è detto della vergine-madre Chiesa universaliter, a buon diritto può essere riferito alla vergine-madre Maria specialiter", e viceversa; "e quando si parla dell'una o dell'altra, il contenuto può essere applicato quasi senza distinzione all'una o all'altra".[69]

L'enunciato non è nuovo nella teologia del XII secolo, ma Isacco ne esplicita con partico­lare impegno le conseguenze. Così non stupisce che egli sia citato nella MD - non meno che nella LG, come un traguardo nello sviluppo della tradizione. Più in generale potremmo affermare che la speculazione monastica del XII secolo costituisce un ponte, per così dire, tra la mariologia dei Pa­dri, da una parte (al riguardo occorre ricordare, prima di Agostino, la celebre definizione ambro­siana di Maria typus Ecclesiae citata da LG 63), e d’altra parte la riscoperta conciliare e po­stconciliare della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della sua Chiesa.[70]

In definitiva, il progressivo approfondimento della maternità di Maria e della Chiesa, e la conseguente rinnovata esplicitazione del rapporto tra queste due sublimi realtà femminili, ambe­due vergini, spose e madri, fondano nella MD questa conclusione: "Il Concilio ha confermato che, se non si ricorre alla Madre di Dio, non è possibile comprendere il mistero della Chiesa, la sua realtà, la sua essenziale validità".[71]

Tale è precisamente lo sfondo dottrinale del CCC, là dove recita: "Dopo aver parlato della Chiesa, della sua origine, della sua missione e del suo destino, non sapremmo concludere meglio che volgendo lo sguardo verso Maria per contemplare in lei ciò che la Chiesa è nel suo Mistero [...], e quello che sarà nella patria al termine del suo cammino, dove l'attende [...] colei che la Chiesa venera come la Madre del suo Signore e come sua propria Madre".[72]

Possiamo concludere questo punto facendo nostra la sintesi del n. 973. Maria, vi si legge, "collabora a tutta l'opera che il Figlio suo deve compiere. Ella è Madre dovunque egli è Salvatore e Capo del Corpo Mistico".

3. Il Compendio del CCC[73]

Come ha osservato mons. A. Amato in un suo recente contributo, al quale spesso ci ricondurremo in questo paragrafo,[74] il Compendio del CCC contiene un’essenziale ma esaustiva catechesi mariana, comunicata attraverso tre vie: quella dialogica, racchiusa in più di una ventina di domande-risposte; quella iconologica, presente in alcune immagini, che illustrano il mistero di Maria; e, infine, quella eucologica, costituita da otto preghiere della tradizione mariana cattolica. Da parte nostra, ci fermeremo sulla cosiddetta catechesi dialogica, cioè su quella ventina di domande e risposte del Compendio, che svolgono un’ulteriore elaborazione catechistica dell’attributo generosa socia del Redentore, riferito a Maria dal Concilio Vaticano II.

3.1. L’esemplarità di Maria e i suoi privilegi

L’immaginario dialogo tra maestro e discepolo presenta Maria anzitutto come un insuperabile modello di fede: «La Vergine Maria [...] realizzò nel modo più perfetto, durante tutta la sua vita, l'obbedienza della fede: “Fiat mihi secundum Verbum tuum – Avvenga di me quello che hai detto” (Lc1,38)» (n. 26). Ed è nella fede che ella accoglie il mistero di Gesù, pur non comprendendolo sempre (n. 104). Per questo «la preghiera di Maria è caratterizzata dalla sua fede e dall’offerta generosa di tutto il suo essere a Dio» (n. 546).

Un secondo essenziale aspetto della figura di Maria riguarda la sua vocazione alla maternità divina, alla quale ella risponde con la libertà del suo fiat: «Quando l'Angelo le annuncia che avrebbe dato alla luce “il Figlio dell'Altissimo” (Lc1,32), ella dà liberamente il proprio assenso con “l'obbedienza della fede” (Rm1,5). Maria si offre totalmente alla Persona e all'opera del suo Figlio Gesù, abbracciando con tutta l'anima la volontà divina di salvezza» (n. 97).

Generando Gesù, Maria diventa la madre di Dio: «Maria è veramente Madre di Dio perché è la madre di Gesù (Gv2,1; 19,25). In effetti, colui che è stato concepito per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo Figlio, è il Figlio eterno di Dio Padre. È Dio egli stesso» (n. 95).

È lo straordinario evento dell’Incarnazione – «Il Figlio di Dio si è incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, per noi uomini e per la nostra salvezza» (n. 85) – celebrato anche dal Concilio di Calcedonia nel 451: esso definisce solennemente che il Signore nostro Gesù Cristo fu generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità e, in questi ultimi tempi, per noi e per la nostra salvezza, è nato dalla Vergine Maria Madre di Dio, secondo l’umanità (n. 88).

Sulla scia del CCC, il Compendio spiega con semplicità e chiarezza di linguaggio la modalità del concepimento verginale di Gesù. Infatti, alla domanda sul significato dell’espressione “concepito per opera dello Spirito Santo”, la risposta suona così: «Significa che la Vergine Maria ha concepito il Figlio eterno nel suo grembo per opera dello Spirito Santo e senza la collaborazione di uomo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te” (Lc 1,35), le ha detto l'Angelo nell'Annunciazione» (n. 94; cfr. anche n. 142). E in una risposta successiva viene ulteriormente precisata la concezione verginale di Gesù, concepito nel grembo della Vergine per la sola potenza dello Spirito Santo, per cui «Egli è Figlio del Padre celeste secondo la natura divina e Figlio di Maria secondo la natura umana, ma propriamente Figlio di Dio nelle due nature, essendoci in lui una sola Persona, quella divina» (n. 98).

Oltre alla maternità divina di Maria, il Compendio spiega anche il significato della sua immacolata concezione e della sua perpetua verginità. Per compiere la missione di Madre del Figlio di Dio incarnato, Maria è stata concepita immacolata: «Questo significa che, per la grazia di Dio e in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Maria è stata preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento» (n. 96). È inoltre semprevergine nel senso «che ella è “rimasta Vergine nel concepimento del Figlio suo, Vergine nel parto, Vergine incinta, Vergine madre, Vergine perpetua” (sant'Agostino). Pertanto, quando i Vangeli parlano di “fratelli e sorelle di Gesù”, si tratta di parenti prossimi di Gesù, secondo un'espressione adoperata nella Sacra Scrittura» (n. 99).

Un altro privilegio di Maria è quello di essere piena di grazia e tutta santa già nella sua vita mortale: è dunque la totale assenza di peccato in lei, dal momento che per grazia di Dio ella «è rimasta immune da ogni peccato personale durante l’intera sua esistenza» (n. 97).

3.2. La missione materna di Maria

Per questo suo patrimonio di grazia Maria, oltre che esempio sommo di santità per tutti i cristiani (n. 429), ha anche la missione della maternità spirituale verso tutta l’umanità: «Maria ha un unico Figlio, Gesù, ma in lui la sua maternità spirituale si estende a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare. Obbediente al fianco del nuovo Adamo, Gesù Cristo, la Vergine è la nuova Eva, la vera madre dei viventi, che coopera con amore di madre alla loro nascita e alla loro formazione nell'ordine della grazia» (n. 100).

Questa maternità spirituale di Maria si estende soprattutto alla Chiesa, in quanto Madre del Cristo totale, cioè di Gesù Capo e della Chiesa suo Corpo (n. 196). Alla domanda “in che senso la beata Vergine Maria è Madre della Chiesa?”, si risponde così: «La beata Vergine Maria è Madre della Chiesa nell'ordine della grazia perché ha dato alla luce Gesù, il Figlio di Dio, Capo del corpo che è la Chiesa. Gesù, morente in Croce, l'ha indicata come madre al discepolo con queste parole: “Ecco la tua madre” (Gv 19,27)» (n. 196). E come Madre della Chiesa Maria, subito dopo l’ascensione di Gesù, aiuta con le sue preghiere le primizie della Chiesa: «Anche dopo la sua assunzione in cielo, ella continua a intercedere per i suoi figli, ad essere per tutti un modello di fede e di carità e ad esercitare su di loro un influsso salutare, che sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo. I fedeli vedono in lei un'immagine e un anticipo della risurrezione che li attende, e la invocano come avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice» (n. 197).

In tal modo la beata Vergine diventa icona escatologica della Chiesa, la quale, guardando a Maria, tutta santa e già glorificata in corpo e anima, contempla ciò che essa stessa è chiamata ad essere sulla terra e quello che sarà il suo compimento nella patria celeste (n. 199).

Per questa sua mediazione materna, a ragione la Chiesa offre a Maria un culto speciale di venerazione, che si esprime nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio e nelle preghiere mariane.

A tale proposito il Compendio distingue tra preghiera di Maria e preghiera a Maria. La preghiera di Maria è caratterizzata dalla sua fede e dall’offerta generosa di tutto il suo essere a Dio. Il magnificat è la preghiera tipica della beata Vergine, in quanto «è il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, il grazie gioioso che sale dal cuore dei poveri perché la loro speranza è realizzata dal compimento delle promesse divine» (n. 547; cf. anche n. 546).

La preghiera a Maria, invece, è quella che la Chiesa rivolge alla sua Madre celeste, per chiederne l’intercessione e per magnificare e invocare il Signore con lei (n. 562). Le più note preghiere mariane sono l’Ave Maria, il Rosario, l’inno Acathisto e altri inni e cantici delle diverse tradizioni cristiane (n. 562-563).

4. Conclusione

E’ ormai tempo di abbozzare qualche conclusione più generale sul tema svolto.

Dopo aver preso in considerazione il Catechismo per la vita cristiana, che rappresenta un “caso maturo” di catechesi mariologica postconciliare, ho cercato di illuminare almeno in parte la preziosa filigrana patristica e tradizionale che scorre lungo le pagine del CCC e del suo Compendio dedicate a Maria generosa socia del Redentore.

Come si è visto, questo titolo tratto da LG 61 non ricorre formalmente nel CCC, che cita invece un passo, in qualche modo equivalente, di LG 58: "La beata Vergine [...] si associò con ani­mo materno al sacrificio [del Figlio]".[75]

Tuttavia l'abbondanza dei riferimenti al capitolo ottavo della LG è tale da assicurare che il CCC e il relativo Compendio hanno decisamente assunto quello che padre S. De Fiores chiama il "modello mariologico storico-salvifico del Concilio Vaticano II".[76]

La scelta appare quanto mai opportuna per la catechesi, perché tale modello "ricentra il discorso su Maria, sottraendolo all'isolazionismo e all'astrattezza". La Madre del Signore, infatti, vi è presentata "'in contesto', cioè nel mistero di Cristo e della Chiesa, ambedue uniti nella storia della salvezza".[77] Così la cooperazione della Madre risulta chiaramente "subordinata" al Figlio e "partecipata" dalla sua unica fonte: nulla è detratto o aggiunto alla dignità e all'efficacia salvifica di Cristo, unico Mediatore.[78]

L'insistenza sul tema reale, più che sull'espressione formale, dell'"associazione" di Maria a Gesù appare nel CCC, e di conseguenza nel Compendio, come una decisione necessaria e coerente. Per tale via, infatti, la catechesi non "isola" Maria nei suoi privilegi, ma - contemplandola come la prima e più fedele imitatrice di Cristo - la propone come un progetto di vita per tutti i credenti.

Del resto, e non poteva essere altrimenti, il modello conciliare è quello assunto e sviluppa­to dal magistero di Paolo VI (abbiamo ripercorso la vicenda della proclamazione di Maria "Madre della Chiesa") e di Giovanni Paolo II.

E’ vero che il CCC si riferisce molto sobriamente ai documenti mariani dei due pontefici (la Marialis Cultus è citata due volte; la RM una sola volta; la MD tre volte), ed è anche vero che il CCC, ricamando assiduamente il capitolo ottavo della LG, assume in modo del tutto privilegiato il linguaggio e i contenuti mariologici del Concilio.

Tuttavia non sono ignorati ulteriori approfondimenti del magistero. Abbiamo ve­rificato al riguardo la recezione della RM circa il progressivo, "esistenziale" coinvolgimento del cuore e della vita della Madre nel mistero salvifico del Figlio.

Nel CCC, come nel Compendio, Maria rimane al centro di questo mistero. Nello stupore di tutto il creato ella lo ha provato per prima,[79] "alma madre del divino Redentore, compagna generosa del tutto eccezio­nale, e umile ancella del Signore".[80]

Per questo la catechesi non si stanca di annunciare che Maria, la Madre di Dio, è anche la nostra Madre nell'ordine della grazia.[81]   

Sommario

Il contributo percorre alcuni sviluppi della catechesi mariologica successiva al capitolo ottavo della Lumen Gentium: come è noto, esso ha privilegiato il tema dell’intima associazione della Madre al Figlio, quale “compagna generosa del tutto eccezionale” (LG 61). Viene preso in considerazione anzitutto il Catechismo per la vita cristiana, edito negli scorsi anni Settanta-Ottanta dalla Conferenza Episcopale Italiana, “paradigma” – per molti aspetti, e non solo in Italia – della catechesi mariologica postconciliare (paragrafo 1).

Si trascorre così ad esaminare la catechesi mariologica del Catechismo della Chiesa Cattolica (paragrafo 2) e del relativo Compendio (paragrafo 3): ritorna con tutta evidenza il tema reale (più che l’espressione formale) dell’”associazione” di Maria a Gesù, in maniera coerente con LG VIII e con i successivi documenti del Magistero.

*

NOTE

[1] Cfr. CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il rinnovamento della catechesi (= Catechismo per la vita cristiana, 1), Roma 19882 (d'ora in poi: DB). Rispetto alla precedente edizione, Roma 1970, è stata aggiunta in apertura la Lettera dei Vescovi per la riconsegna del testo "Il rinnovamen­to della catechesi", pp. 7-16, mentre l'indice analitico, pp. 133-142, è stato integrato con rimandi comparativi al Direttorio Catechistico Generale (1971; d'ora in poi: DCG), e alle Esortazioni Apo­stoliche postsinodali Evangelii Nuntiandi di Paolo VI (1975; EN) e Catechesi Tradendae di Gio­vanni Paolo II (1979; CT). 

[2] DB 90, p. 73.

[3] D'ora in poi: LG.

[4] Cfr.  DB 90, p. 73.

[5] Cfr. A. FAVALE, Genesi della Costituzione, in La Costituzione Dogmatica sulla Chiesa. Introdu­zione storico-dottrinale, testo latino e traduzione italiana, commento (= Magistero conciliare, 1), Torino-Leumann 19674, pp. 55-56.

[6] Cfr. S. DE FIORES, Maria Madre di Gesù. Sintesi storico-salvifica (= Corso di Teologia sistema­tica, 6), Bologna 1992, pp. 182-183.

[7] E. TONIOLO, Maria nel credo del popolo di Dio ieri e oggi, in Il posto di Maria nella nuova evangelizzazione (= Fine d'anno con Maria, 11), Roma 1992, pp. 140-141.

[8] Ibidem.

[9] Cfr. COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE LA CATECHESI E LA CULTURA, Signore, da chi andremo? Il catechismo degli adulti (= Catechismo per la vita cri­stiana, 6), Roma 1981 (d'ora in poi: CdA).

[10] Ibidem, p. 320.

[11] Ibidem, p. 315.

[12] Ibidem, p. 321.

[13] Ibidem, p. 316.

[14] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano 1992 (d'ora in poi: CCC); editio typica, Città del Vaticano 1997 (d'ora in poi: CCC).

[15] D'ora in poi, rispettivamente: RM e MD.

[16] In ogni caso l'inventario bibliografico lascia pensare che l'influsso dell'Anno Mariano 1987-1988 sulla ricerca teologica e sugli sviluppi della catechesi sia stato inferiore rispetto al precedente Giubileo mariano nel centenario del dogma dell'Immacolata (1954: cfr. G. BESUTTI, Bibliografia Mariana 1952-1957 [= Scripta Professorum Facultatis Theologicae "Marianum" de Urbe Ordinis Servorum Mariae, 12], Roma 1959, soprattutto pp. 59-91).

[17] A. DELEIDI, La figura di Maria nella educazione della donna, in  Il posto di Maria..., p. 167.

[18] Cfr. E. DAL COVOLO, Maria “associata” a Gesù. La catechesi mariologica del Catechismo della Chiesa Cattolica, in La catechesi al traguardo. Studi sul Catechismo della Chiesa Cattolica (= Biblioteca di Scienze Religiose, 127), Roma 1997, pp. 283-300.

[19] Cfr. CCC 964, p. 258. Il testo cui mi riferisco è il seguente: "[La Beata Vergine] si associò con animo materno (se materno animo sociavit) al sacrificio di lui [del Figlio]..." (cfr. La Costituzione Dogmatica..., pp. 242-243, con il relativo commento di D. BERTETTO, La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa, ibidem, p. 962).

[20] CCC, p. 52.

[21] Ibidem 144, p. 51.

[22] Ibidem 494, p. 137.

[23] IRENEO, Contro gli eretici 3,22,4, edd. A. ROUSSEAU-L. DOUTRELEAU, SC 211, Paris 1974, pp. 442-444.

[24] Ibidem 5,19,1, edd. A. ROUSSEAU et alii, SC 153, Paris 1969, p. 248. Il miglior commento al li­bro quinto Contro gli eretici è quello di A. ORBE, Teología de San Ireneo. Comentario al Libro V del "Adversus haereses" (= Biblioteca des Autores Cristianos Maior, 25.29.33), Madrid-Toledo 1985-1988. Dello stesso autore, con specifico riferimento al passo citato nel CCC, vedi anche La "recirculación" de la Virgen María en San Ireneo (Adv. Haer. III,22,4,71), in La mariologia nella catechesi dei Padri (età prenicena) (= Biblioteca di Scienze Religiose, 88), Roma 1989, pp. 101-120.

[25] Cfr. TERTULLIANO, Sulla carne di Cristo 17,3-6, ed. J.-P. MAHÉ, SC 216, Paris 1975, pp. 280-282 (vedi nel commento dello stesso MAHÉ, SC 217, Paris 1975, pp. 401-406, la sinossi dei testi paralleli di Giustino e di Ireneo); E. DAL COVOLO, Riferimenti mariologici in Tertulliano, in Mariologia..., pp. 121-132.

[26] Cfr. CCC, pp. 145-148.

[27] Ibidem, pp. 135-141. 258-261.

[28] La tradizione precedente, cui Bernardo s'ispira, è stata illustrata da L. GAMBERO, La presenza di Maria al Calvario nella riflessione dei Padri della Chiesa, in Maria ai piedi della Croce, Casa­le Monferrato 1989, pp. 25-62.

[29] BERNARDO DI CHIARAVALLE, Discorso della domenica nell'ottava dell'assunzione 14-15, edd. J. LECLERCQ-H. ROCHAIS, S. Bernardi Opera 5, Romae 1968, pp. 273 s.

[30] Tra i circa cinquanta rimandi patristici dell'Enciclica, Bernardo è il Padre più citato (9 volte). Se­guono Ambrogio e Agostino per l'occidente, Giovanni Damasceno per l'oriente. Cfr. L. PADO­VESE, Prospettive della tradizione patristica nella "Redemptoris Mater", in Redemptoris Mater. Atti del convegno di studio col patrocinio del Comitato Centrale per l'Anno Mariano, Roma 1988, pp. 89-103; L. GAMBERO, Lettura patristica della "Redemptoris Mater", "Riparazione Mariana" 73 (1/1988), pp. 9-12; E. DAL COVOLO, I fondamenti patristici dell'Enciclica, in IDEM, Con Maria e Don Bosco verso il 2000. Per una lettura dell'Enciclica Redemptoris Mater, Napoli 1988, pp. 33-44.

[31] CCC, p. 258.

[32] Ibidem.

[33] LG 58; CCC 964, p. 258.

[34] S. DE FIORES, La presenza di Maria nella vita della Chiesa alla luce dell'enciclica "Redemptoris Mater", "Marianum" 51 (1989), p. 130.

[35] S.M. MEO, La "mediazione materna"di Maria nell'enciclica "Redemptoris Mater", ibidem, p. 166.

[36] CCC 165,  p. 57; cfr. RM 18.

[37] Cfr. T. KOEHLER, La Madre di Gesù ai piedi della croce, in Maria ai piedi della Croce..., p. 82.

[38] Parte prima, sezione seconda: La professione della fede cristiana (cfr. CCC, pp. 63 ss.).

[39] Cfr. CCC 484-511, pp. 135-141.

[40] Ibidem 966, pp. 258-259.

[41] CCC, p. 135.

[42] Ibidem 466. 468. 495, pp. 130. 131. 138.

[43] Cfr. B. STUDER, Il Concilio di Efeso (431) nella luce della dottrina mariana di Cirillo di Ales­sandria, in La mariologia nella catechesi dei Padri (età postnicena) (= Biblioteca di Scienze Reli­giose, 95), Roma 1991, pp. 49-67.

[44] Cfr. IDEM, La recezione del Concilio di Efeso del 431, in La Tradizione: forme e modi (= Studia Ephemeridis Augustinianum, 31), Roma 1990, pp. 427-442.

[45] CCC 495, p. 138.

[46] Ibidem, pp. 136-137.

[47] Ibidem, pp. 138-139.

[48] Ibidem 966, p. 259.

[49] Ibidem 972, p. 260.

[50] ISACCO DELLA STELLA, Discorso 51,8. 24, edd. A. HOSTE et alii, SC 339, Paris 1987, pp. 204. 214; cfr. E. DAL COVOLO, La Vergine Maria nel Lezionario patristico della Liturgia delle ore, in Con Maria pellegrini nella fede. Raccolta di studi mariani a ricordo dell'Anno Mariano 1987-1988, Roma 1988, pp. 62-63.

[51] CCC 2679, p. 650.

[52] Ibidem, p. 636.

[53] Ibidem 2617.

[54] Ibidem 2618.

[55] Ibidem 2617.

[56] Ibidem 2619.

[57] Ibidem 2620-2622, pp. 636-637.

[58] Nella sintesi del paragrafo è poi riportato un passaggio della "solenne professione di fede" pro­nunciata da Paolo VI il 30 giugno 1968: "Noi crediamo che la Santissima Madre di Dio, nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in cielo il suo ruolo materno verso le membra di Cristo": ibi­dem 975, p. 261.

[59] Ibidem 963, p. 258.

[60] Ibidem 964, p. 258.

[61] Ibidem 970, pp. 259-260.

[62] Ibidem, p. 259.

[63] Vedi specialmente l'ampia e documentata relazione di R. LAURENTIN, significativamente intito­lata La proclamation de Marie "Mater Ecclesiae" par Paul VI. Extra Concilium mais in Concilio (21 novembre 1964). Histoire, motifs et sens, in Paolo VI e i problemi ecclesiologici al Concilio (= Pubblicazioni dell'Istituto Paolo VI, 7), Brescia 1989, pp. 310-375.

[64] Vedi la Discussione successiva alla relazione di Laurentin, ibidem, pp. 376-380.

[65] Vedi nella medesima Discussione l'intervento di V. Carbone, ibidem, pp. 380-382.

[66] Vedi sopra, nota 63.

[67] CCC, p. 213.

[68] MD 17; vedi tutta la sesta parte della Lettera.

[69] ISACCO DELLA STELLA, Discorso 51,7, pp. 202-204.

[70] Cfr. LG 63, citato in CCC 967, p. 259. E’ noto che H. de Lubac nella sua meditazione L'Église et la Vierge Marie, fondata in larga parte sulla rivisitazione della mariologia monastica del XII seco­lo, ha anticipato di un buon decennio alcuni aspetti fondamentali del capitolo ottavo della LG: cfr. H. DE LUBAC, Méditation sur l'Église (= Théologia, 27), Paris 19532, pp. 273-329.

[71] MD 22; cfr. E. DAL COVOLO, "Pianeta donna" e Padri della Chiesa. I. Le citazioni dei Padri anteniceni, in Essere donna. Studi sulla lettera apostolica "Mulieris dignitatem" du Giovanni Paolo II, Leumann (Torino) 1989, pp. 56-65.

[72] CCC 972, p. 260.

[73] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, Città del Vaticano - Cinisello Balsamo 2005. I numeri citati nel testo si riferiscono alle domande e risposte del Compendio. Sulla struttura e sulla storia redazionale del Compendio, cfr. per esempio E. DAL COVOLO, Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica. Invito alla lettura, “Rivista di Scienze Religiose” 19 (2005), pp. 395-399.

[74] Cfr. A. AMATO, La catechesi mariana del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, “Riparazione Mariana” 91 (2006) 2, pp. 16-19.

[75] Vedi sopra, nota 19.

[76] Cfr. S. DE FIORES, Maria Madre di Gesù..., pp. 182-183.

[77] Ibidem, p. 183.

[78] Cfr. LG 62.

[79] Cfr. RM 51.

[80] LG 61.

[81] Cfr. CCC 968, p. 259.