Maria, la Passione e la Resurrezione di Suo figlio

Padre Manelli spiega la gioia ineffabile di Maria e l'incontro con il Figlio risorto

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di Padre Stefano Maria Manelli, F.I.
mariologo e fondatore dei Francescani dell'Immacolata

ROMA, giovedì, 5 aprile 2012 (ZENIT.org).- Davvero, basta riflettere poco per capire subito che la gioia della Pasqua è una gioia straripante. È la gioia possente della vita che travolge la morte. È la gioia del trionfo sulla disfatta. È la gioia dell’immortalità sulla caducità. È la gioia dell’eterno sul tempo.

Tutta questa gioia trascendente e metafisica, storica e metastorica, celeste e terrestre, legata all’evento divino e cosmico della Resurrezione di Cristo, chi l’ha avuta per prima? E chi poteva essere in grado di averla in tutta la sua pienezza trasfigurata?

Una sola persona al mondo poteva essere in grado: Maria Santissima.

Ella sola, infatti, tutta relativa a Cristo, totalmente cristificata, interamente con-crocifissa con il Figlio Crocifisso, ha vissuto in ricchezza di fede ineguagliabile la realtà dell’essere “commortua, consepulta, conrresuscitata” con Cristo, come insegna l’Apostolo delle genti (Col 3, 1-2).

Il Vangelo, per sé, non nomina Maria Santissima fra le pie donne che andarono al sepolcro di Gesù. Ma perché mai Ella sarebbe dovuta andarci? La sua fede nella Resurrezione di Gesù era adamantina. Ella non aveva bisogno di vedere il sepolcro vuoto come gli altri. Ella era unica e sola a credere. Unica e sola, Ella avrebbe visto per prima il suo Figlio Risorto.

Scrive infatti il biblista P. Pietrafesa: “La prima apparizione di Gesù Cristo fu per la Madre sua, quantunque il Vangelo tace su ciò”. Lo stesso dice il biblista C. De Ambrogio, spiegando che “il silenzio del Vangelo è un silenzio di pudore”. E risale all’antichissimo Vangelo di Gamaliele (vangelo apocrifo) la prima descrizione dell’apparizione di Gesù Risorto alla Madre.

La tradizione dei Santi Padri, poi, - fonte comprimaria della Fede, con la Sacra Scrittura - ci ha trasmesso anche questa verità storica e teologica della prima apparizione del Risorto unicamente alla sua santissima Madre. Né poteva essere altrimenti.

Contro i negatori di ieri e di oggi di questa verità, l’ardente Sant’Ignazio di Loyola, riflettendo e meditando da semplice cristiano, oltre che da santo, affermò con decisione che “il solo dubitare di questa apparizione di Gesù Risorto alla Madre, sarebbe un difetto di intelligenza”.

È ovvio, infatti, che la mancata apparizione del Risorto alla Madre santissima risulterebbe non solo inspiegabile, ma anche inconciliabile con la più sana e umana realtà dei rapporti di filiale unione del Figlio con la madre, e di quel Figlio con quella Madre.

Se Gesù era Uomo-Dio, è naturale che la delicatezza e finezza della sua natura umana esigevano ogni attenzione speciale verso sua Madre, soprattutto dopo la terribile vicenda del Calvario, che fu strazio e martirio per il suo Cuore materno. Basta riflettere poco su ciò, e si comprende subito che per Gesù Risorto, l’apparire alla divina Madre fu il primo ardente suo pensiero, fu il primo inestimabile moto del cuore e della volontà verso la sua diletta e indivisibile Corredentrice.

Al riguardo, ancora più autorevole è stata la parola del Papa Giovanni Paolo II il quale ha insegnato che «Il carattere unico e speciale della presenza della Vergine sul Calvario e la sua perfetta unione con il Figlio nella sofferenza, sembrano postulare una sua particolarissima partecipazione al mistero della risurrezione […], completando in tal modo la sua partecipazione a tutti i momenti essenziali del Mistero pasquale». Del resto, proprio il sensus fidelium del Popolo di Dio ha sempre avvertito come logico e naturale questo bisogno di Cristo di apparire anzitutto e soprattutto alla sua santa Madre, a Colei che è stata per tutta la vita la socia inseparabile nell’operare la Redenzione universale.

Questa convinzione “guadagna terreno - scrive il biblista F. Uricchio - col passare dei secoli, a tutti i livelli, nella Chiesa latina e nelle comunità orientali”, perché “era necessario - spiega ancora il biblista P. Pietrafesa - che il trionfo del Figlio fosse anticipato a Lei, così congiunta a Lei nel dolore, nella lotta e nel trionfo”. E chi potrà mai immaginare come sia avvenuto quell’incontro e che cosa sia avvenuto in quell’incontro? Non ci è lecito fantasticare su cose ineffabili. La Resurrezione di Gesù è un fatto divino, umano, cosmico, e porta con sé una immensa gioia, anch’essa divina, umana, cosmica.

La Madonna fu ripiena in sovrabbondanza unica di quella gioia nell’abbraccio amoroso al Figlio risorto, e sicuramente si può dire con San Paolo che né occhio umano vide mai, né orecchio umano udì mai, né intelligenza umana comprese mai (...) quel che avvenne tra Madre e Figlio in quell’incontro.

Si sa - è vero - che c’è sempre proporzione fra il gaudio e la sofferenza, e anzi è certo che Dio darà sempre con magnanimità e vuole ricompensare “al centuplo” (..) ciò che si fa per Lui. Ma è veramente impossibile, in questo caso, cogliere la misura della gioia provata da Maria Santissima all’apparizione del Risorto, perché ogni misura nei suoi riguardi è pressoché senza misura e, per dirla con San Tommaso d’Aquino, sfiora o tocca l’infinito.

Certamente, se si pensa all’incommensurabile misura delle prove di tutta la vita vissuta da Maria fra stenti e incomprensioni, nel silenzio e nel nascondimento, fino alle prove crudeli della Passione e Morte del Figlio, chi potrà dire quanto grande e smisurata deve essere stata la sua gioia nel suo incontro personale con il Figlio Risorto?

Se poi si pensa anche alla misura senza misura dell’amore di Gesù verso la sua divina Mamma e al suo bisogno di ricompensarla delle orribili sofferenze da Lei patite per corredimere l’universo, si potrà forse intuire l’immensità della gioia ineffabile della Beata Madre al primo incontro con il Figlio Risorto.

Se san Bernardino ha potuto dire che i dolori sofferti dalla Corredentrice erano così grandi e terribili che a dividerli fra tutti gli uomini della terra, tutti gli uomini sarebbero morti sul colpo, tanto più si può dire che se fosse stata divisa fra gli uomini la gioia immensa e sovrumana provata dalla Madonna all’apparizione di Gesù Risorto, ugualmente tutti gli uomini sarebbero morti sopraffatti dalla gioia.

Parrebbe un’esagerazione, questa, e tale sarebbe se si prescinde dal mistero dell’Incarnazione di Dio e della Redenzione universale che uniscono cielo e terra, Dio e gli Angeli, l’uomo e il cosmo, il tempo e l’eternità, ricapitolati tutti in Cristo Risorto, alfa e omega, sempre unito a sua Madre Maria.

La luce celestiale della Resurrezione, che ha rianimato il corpo crocifisso di Gesù chiuso nella tomba, e che ha provocato il miracolo dell’immagine impressa nella Sindone, deve avere invaso l’anima della Madonna elevandola alla più sublime contemplazione di tutto il grandioso piano salvifico di Dio, proiettato verso l’escaton della resurrezione finale.

Se vogliamo gustare la sua gioia pasquale, è soltanto e soprattutto a Lei, alla divina Madre, che dobbiamo chiedere di farci partecipi, sia pure per un solo punto, della sua ineffabile gioia, la più pura e sublime, la più alta e profonda, matrice di ogni altra sua gioia sulla terra e nei cieli.