Maria Maddalena “senza” il Codice da Vinci

Tavola rotonda alla Facoltà Pontificia “Marianum” di Roma

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CITTÀ DEL VATICANO, lunedì, 6 marzo 2006 (ZENIT.org).- Alcune teologhe e giornaliste hanno cercato di chiarire quale sia il vero volto di Maria Maddalena al di là del libro di Dan Brown “Il Codice da Vinci”.



Ne hanno discusso questo venerdì nel corso della tavola rotonda “Maria Maddalena oltre il Codice da Vinci”, organizzata nel percorso della Cattedra Donna e Cristianesimo della Pontificia Facoltà Marianum dei Servi di Maria.

Marinella Perroni, docente di Nuovo Testamento presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma e presidente del Coordinamento Teologhe Italiane, ha aperto la tavola rotonda confessando di non aver letto il Codice da Vinci perché “non merita” il suo tempo e ha avvertito di una tentazione: “Togliere Maria Maddalena involontariamente dai Vangeli per scoprirla all’intero di altre letterature”.

“Per rispetto a quello scritto sui testi e a quanto ci dicono i Vangeli non bisogna mai toglierla dai Vangeli”, ha affermato.

Maria Luisa Rigato, già docente di Nuovo Testamento della Pontificia Università Gregoriana, ha iniziato il suo intervento chiarendo di aver letto con “molta attenzione questo bellissimo giallo di Dan Brown”, ma ha subito iniziato a rilevare le contraddizioni che contiene.

“Secondo i Vangeli canonici è chiaro che Gesù era un celibatario, capace di amicizie con donne e con uomini”, ha spiegato, aggiungendo che “secondo i Vangeli canonici Maria Maddalena non era la donna di Gesù, né sua moglie e neanche la sua amante”; “Maria Maddalena non è la stessa Maria di Betania e non è neanche la Maria sorella di Marta”, ha ricordato.

Rigato ha sottolineato che Gesù fu un innovatore riguardo alla Torah e ha sostenuto che “il Vangelo è un lieto annuncio per le donne”.

Dopo aver spiegato Maria Maddalena nei Sinottici e in Giovanni, ha confessato che secondo lei Maria non era di Magdala perché “Magdala non è un posto topografico conosciuto”. “Maria Maddalena”, sostiene invece, deriva da “migdal”, che vuole dire torre, e da “gadal” (essere grande), per cui Maddalena sarebbe un appellativo post-pentecostale: la Maddalena come torre, come colei che è resa grande.

Il pastore protestante Letizia Tomassone, di La Spezia, ha affrontato la trattazione di Maria Maddalena nei testi non canonici, ricordando che i Vangeli non canonici offrono la figura di Maria Maddalena come mediatrice del Risorto e spiegando che in questi Gesù interloquisce con Maria.

Questi testi “ci parlano non della Risurrezione, come fanno i canonici, ma dell’esperienza del risorto che dà un messaggio successivo a Maria Maddalena”, ha constatato. Si tratterebbe quindi di testi nei quali il risorto parla attraverso la Maddalena.

Il pastore ha poi parlato del testo gnostico del Vangelo di Filippo (dal quale il libro di Dan Brown trae alcune teorie su Maria Maddalena e Gesù), sottolineando che in esso la Maddalena appare come compagna di Gesù.

Miriam Diez i Bosch, docente presso il Centro Interdisciplinare sulle Comunicazioni Sociali della Pontificia Università Gregoriana, ha invece sottolineato che “Maria Maddalena è una donna intrigante e innamorata che non lascia indifferente nessuno e ovviamente tanto meno il mondo mediatico che ci circonda”.

L’obiettivo di questa giornalista di ZENIT è stato quello di “cogliere la ricezione di Maria Maddalena nei media oggi” e di capire “i meccanismi comunicativi che hanno reso questa donna una figura mediatica ma distorta”.

“La “Maddaleno-mania” o la “Maria Maddalena secondo Brown” sono soltanto piccoli frutti di una operazione mondiale che sfida il credente e sulla quale, secondo Diez i Bosch, la Chiesa non può chiudere gli occhi.

In questo senso, la giornalista ha presentato alcune risposte apparse nei media internazionali e ha suggerito di insegnare meglio a distinguere realtà e finzione, di migliorare la catechesi e di parlare della Maddalena non solo con voci di donna.

A tale proposito, ha auspicato un’esegesi sulla Maddalena da parte degli uomini, sollecitando i teologi a “spiegare chiaramente la figura di Maria Maddalena superando l’immagine tragica della prostituta penitente e ad approfondire il suo ruolo di ‘apostola apostolorum’ tramite un lavoro di trasmissione interdisciplinare che permetta che i risultati della ricerca teologica arrivi al gran pubblico”.

La docente di giornalismo ha chiesto di restituire a Maria Maddalena il suo vero ruolo, quello di essere stata testimone della Risurrezione, e ha ricordato che “i media – e Dan Brown – hanno un’icona della Maddalena travisata”, anche se la ricerca biblica l’ha già ridimensionata.