Maria Madre della Chiesa nella fede e nella cultura

Padre Salvatore Perrella, Preside della Pontificia Facoltà Teologica Marianum, spiega la mariologia degli ultimi tre Pontefici

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di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 10 settembre 2012 (ZENIT.org) – Con un intervento di notevole spessore Padre Salvatore Perrella, osm, Preside della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”, è intervenuto mercoledì 5 settembre al 23° congresso Mariologico Mariano Internazionale.

Il Preside del Marianum ha spiegato: “A me tocca presentare il contributo personale che i Vescovi di Roma hanno personalmente dato in ordine alla recezione e all’approfondimento della dottrina mariana del Concilio Vaticano II promulgata in modo particolare dal capitolo VIII della costituzione dogmatica Lumen gentium del 21 novembre 1964, magna charta della dottrina ecclesiale e della riflessione teologica contemporanea sulla Madre del nostro Signore”.

Del capitolo VIII della Lumen gentium si ebbero numerose redazioni (8) e un dibattito accesissimo, tra la corrente ‘cristotipica’ che intendeva sottolineare la particolare dignità di Maria come madre di Gesù e la corrente ‘ecclesiotipica’ che invece intendeva tenere Maria solo come parte della Chiesa.

Secondo padre Perrella “Il Concilio ha scelto Maria come collaboratrice della Madre all’opera messianica del Figlio e della sua funzione salvifica subordinata ma efficace” perché “il vissuto di fede di Maria è singolare e intimamente relazionato all’unicità del mistero di Cristo, a una forma particolare dell’essere in Cristo, per questo Maria è Madre della Chiesa”.

Il Concilio ha voluto dire che Maria non è mai in alternativa a Cristo; che la devozione di Maria va integrata nella visione di fede il che significa riconoscere la sua singolarità del suo ruolo e del suo modo di essere con Gesù Cristo.

Se si dovessero contare i documenti, gli interventi, i messaggi mariani pubblicati dai pontefici si scopre che c’è una crescita incredibile. Furono 25 quelli scritti da Pio IX, 56 da Leone XIII, 37 da Pio X, 30 da Benedetto XV, 309 da Pio XI, 470 da Pio XII, 501 da Giovanni XXIII, 315 da Paolo VI, e 1600 da Giovanni Paolo II.

Nel corso del discorso di chiusura del Concilio Vaticano II e nella proclamazione della Mater ecclesiae Paolo VI disse il 21 novembre 1964: “E’ la prima volta che un Concilio presenta una sintesi così vasta della dottrina cattolica circa il posto che Maria Santissima occupa nel mistero di Cristo e della chiesa”

“La conoscenza della vera dottrina cattolica su Maria – aggiunse – costituirà sempre una chiave per la esatta comprensione del mistero di Cristo e della Chiesa”.

Nella Esortazione Apostolica Signum magnum Paolo VI parlerà della perfetta sintonia con il Vaticano II secondo cui la pietà verso Maria costituisce per la Chiesa “un dovere indiscutibile e inderogabile, alla madre del Figlio di Dio”.

“Si tratta – affermò il Pontefice - di un culto del tutto singolare, richiesto e fondato nelle sue prerogative teologiche, testimoniate dai testi biblici, dai santi padri e dalla costituzione conciliare Lumen gentium per cui la Vergine viene onorata con culto speciale e specialmente liturgico”.

Per quanto riguarda il beato pontefice Giovanni Paolo II, padre Perrella lo ha indicato come doctor marianus del nostro tempo perchè “nel suo intenso e cospicuo magistero la Vergine è stato uno dei temi più ricorrenti e amati”.

Il già cardinale Joseph Ratzinger oggi pontefice Benedetto XVI ha sottolineato che “nella madre del Redentore e nella stessa mariologia si incontrano tutti i temi della fede”.

In conclusione il Preside del Marianum ha sostenuto che egli anni del pontificato di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e ora di Benedetto XVI,  e in modo particolare sulla scorta della dottrina del capitolo VIII della Lumen gentium, la Chiesa con il suo magistero e la teologia hanno “rimotivato e rinnovato in modo convincente la mariologia, ripristinando ed attualizzando una procedura consona alla odierna sete di gustare la bellezza e la verità del mistero cristico-trinitario al cui interno scorge l’umile e splendida persona e icona della Mater domini”.

Per Padre Perrella “Il capitolo VIII della Lumen gentium ha integrato Maria di Nazaret nel mistero di Dio trinitario di Cristo a partire dalla Parola della fede tenendo in debito conto la Tradizione vivente della Chiesa, stando attenta a proporre una dottrina che non fa accrescere il dissenso ma suscita il consenso e il fraterno dialogo, nella carità e nella verità , tra la chiesa le chiese e le confessioni cristiane”.

Il Preside del Marianum ha ribadito che Maria è presente sin dagli inizi nel fatto cristiano, a motivo della sua persona e del suo ruolo e significato per la fede e per la vita di fede, è “divenuta parte indelebile del fatto ecclesiale, come dimostra la bimillenaria storia del cristianesimo letta e interpretata sull’importante versante della cultura”.

Secondo padre Stefano de Flores, recentemente scomparso, “la madre di Gesù non si scorge solo nel dogma o nel culto della Chiesa, ma come elemento significativo nella dinamica culturale delle varie epoche”.

Padre Perrella ha concluso sottolineando che “la Vergine Maria influisce sulla cultura modificandola, purificandola e arricchendola”.