Marianna Popiełuszko racconta il martirio di don Jerzy (Quarta e ultima parte)

La fede profonda di una donna che ha visto suo figlio morire per Cristo

Varsavia, (Zenit.org) Wlodzimierz Redzioch | 1442 hits

Pubblichiamo oggi la quarta e ultima parte dell’intervista di Włodzimierz Rędzioch con la mamma novantaduenne del martire polacco Jerzy Popiełuszko, Marianna. La terza parte è stata pubblicata ieri, venerdì 8 marzo.

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Quando ha visto suo figlio per l’ultima volta?

Marianna Popiełuszko: E’ stato nel mese di settembre. E’ venuto a casa senza preavviso. Non parlava di se stesso, ma sapevo che lo seguivano: anche dalle finestre della nostra casa abbiamo potuto vedere le auto con gli agenti. Ma lui era coraggioso, anche se fisicamente debole. Mi ha lasciato la sua tonaca da riparare dicendo: "'La prenderò la prossima volta. Se no, avrai un ricordo di me”. Invece salutandoci disse: "Mi raccomando: se muoio, non piangete per me." Rimasi pietrificata, perché non aveva mai parlato in questo modo.

Quando ha scoperto che qualcosa di terribile era accaduto a p. Jerzy?

Marianna Popiełuszko: La sera del 20 ottobre, guardavo la TV e ho sentito il presentatore leggere un messaggio circa il rapimento di p. Popieluszko nei pressi di Toruń il giorno prima. Nessuno sapeva che mio figlio era già morto, perciò le autorità ecclesiastiche e la gente comune si davano da fare per trovarlo. Ovunque si pregava per lui, pregavo anch’io a casa.

Il 30 ottobre è stato annunciato il ritrovamento del corpo di p. Jerzy nelle acque del fiume  Vistola...

Marianna Popiełuszko: Ho appreso questa notizia dalla TV. Mio marito si è messo a piangere ed urlare, io stavo in silenzio, immobile. La mattina mio nipote, p. Gniedziejko, ci ha portato a Varsavia alla parrocchia di mio figlio dove si celebrava la Messa per p. Jerzy. Il giorno dopo, siamo dovuti andare a Bialystok, dove è stata eseguita l'autopsia. Nella sala sono entrati mio figlio Józef e dei sacerdoti in rappresentanza della Curia di Varsavia. Io non ho partecipato al riconoscimento del corpo, perché il mio cuore non avrebbe retto. Ma sapevo che alla fine dovevo vedere p. Jerzy. Siamo andati con mio marito e ci siamo messi a piangere: era il mio amato figlio. Gli baciai i piedi e le mani, perché mi sentivo indegna di baciarlo sul volto martoriato. In quel momento ho sentito un legame con Maria: anche Lei aveva sofferto vedendo Suo Figlio morto, ma acconsentii alla volontà di Dio. Allora, anch’io dovevo accettare quella sofferenza.

L’è venuto in mente qualche volta, che suo figlio sacerdote sarebbe potuto morire da martire?

Marianna Popiełuszko: Certo che no. Ma oggi penso che, diventando sacerdote, doveva sapere che sarebbe potuto morire come un martire, perché il martirio è iscritto nella vocazione sacerdotale.

Perché ha accettato la sepoltura di p. Jerzy a Varsavia, lontano dal suo villaggio natale?

Marianna Popiełuszko: A Varsavia p. Jerzy lavorava, amava la gente e soffriva con essa; lì, c’erano anche le persone che lo amavano perciò, anche da morto, doveva rimanere con loro. Ho dato mio figlio al servizio della Chiesa di Varsavia, allora lui apparteneva e quella Chiesa. In un primo momento si pensava di seppellirlo nel cimitero di Powązki (cimitero monumentale di Varsavia), ma su richiesta di molta gente si è deciso di fare la sua tomba presso la chiesa dove aveva lavorato.

Va spesso sulla tomba di suo figlio?

Marianna Popiełuszko: Prima andavo una volta al mese. C'erano sempre tante persone, fiori e luci. Negli ultimi tempi vado di meno.

P. Jerzy è stato riconosciuto martire per la fede. Anche lei lo vede così?

Marianna Popiełuszko: Mio figlio, dal momento della morte è stato considerato un martire che ha dato la sua vita per la fede, per la Croce e per l'amore della Patria. A mio parere, gli assassini non combattevano mio figlio ma Dio stesso. Questo assassinio era un'espressione di odio per la fede e per la Chiesa, e mio figlio è stato vittima di quell’odio.

Presso la tomba di p. Jerzy lei ha incontrato tanti potenti di questo mondo: primi ministri, presidenti...

Marianna Popiełuszko: Questo è vero, ma per me il più importante è stato l'incontro con Giovanni Paolo II, quando è venuto in pellegrinaggio nel 1987. Il Papa ha pregato a lungo presso la tomba di mio figlio e poi ha baciato la lastra tombale. Poi mi abbracciò, mi baciò la testa e disse: "Madre, ci hai dato un grande figlio." Gli ho detto che era Dio che lo ha dato al mondo attraverso di me. Poi caddi in ginocchio, gli baciai la mano e gli chiesi di pregare per p. Jerzy.

E che cosa ha risposto il Papa?

Marianna Popiełuszko: Mi ha assicurato che si ricordava di lui. Ero commossa e felice, perché il Papa mi ha confermato nella convinzione che mio figlio avevo scelto la strada giusta nella vita.

Alla fine del 1984 cominciò il processo degli ufficiali dei servizi di sicurezza comunisti, gli assassini di p. Jerzy. Ha seguito il processo?

Marianna Popiełuszko: Il dottore mi ha detto di non farlo a causa dei miei problemi cardiaci. Tanto più che in quel tempo ho dovuto prendermi cura di mia nuora, che era incinta, e avevo anche la fattoria sulle mie spalle (i miei figli dovevano partecipare al processo). Io non voglio giudicare nessuno: un giorno lo stesso Dio li giudicherà. Ma mi sarebbe piaciuto se si fossero pentiti.  In ogni caso, mio marito ed io li abbiamo perdonati.

P. Jerzy, da quando è morto da martire, è circondato dalla “fama di santità". Molte persone dichiaravano d’aver ricevuto una grazia tramite la sua intercessione e perciò chiedevano alle autorità ecclesiastiche d’avviare il processo di beatificazione, che iniziò nel 1997. Lei ha testimoniato al processo di beatificazione di suo figlio?

Marianna Popiełuszko: Quando è iniziato il processo fui molto felice. Ho testimoniato per diversi giorni. Mi è stato chiesto di tutto sulla vita di p. Jerzy: dell’infanzia, della giovinezza e degli anni del seminario. Quando il processo diocesano si è concluso, fui grata a Dio, e ho pensato che, se Dio avesse voluto, avrei vissuto fino alla beatificazione.

Lei ha visto la beatificazione: il 19 dicembre 2009, Benedetto XVI ha promulgato il decreto sul martirio del Servo di Dio, Jerzy Popieluszko; la beatificazione ha avuto luogo a Varsavia il 6 giugno 2010. Prima della Messa lei ha guidato il rosario recitato con le persone riunite in piazza Pilsudski (c’erano 150 mila persone con 100 vescovi e 1.600 sacerdoti)...

Marianna Popiełuszko: Fu un grande giorno per me. Sono stato toccata dalle parole pronunciate da mons. Angelo Amato dal Vaticano. E poi è venuto da me l’arcivescovo di Praga, Dominik Duka, Primate della Repubblica Ceca, e mi ha chiesto una benedizione: fui commossa, perché in quel momento mi sono sentita come la madre di un Beato.

Lei prega p. Jerzy?

Marianna Popiełuszko: Prego Dio. Ai santi e beati si può chiedere solo un’intercessione. Io ho sperimentato molte grazie tramite p. Jerzy.

Secondo lei, qual è il messaggio più importante di p. Jerzy?

Marianna Popiełuszko: "Vinci il male con il bene." Se la gente mettesse in pratica queste parole, sarebbe migliore ed anche il mondo sarebbe migliore.

Lei dice spesso d’avere vissuto una "vita buona". Da dove viene questo suo ottimismo?

Marianna Popiełuszko: Sono sempre felice, perché la vita è buona, come è. La nostra vita è nelle mani di Dio, e Dio sa quello che sta facendo. Ovviamente nella nostra vita c’è dolore, ma se lo offri a Dio, anche il dolore acquista un senso. Senza la Croce, non si può andare in paradiso: chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.