Marianna Popiełuszko racconta il martirio di don Jerzy (Seconda parte)

La fede profonda di una donna che ha visto suo figlio morire per Cristo

Varsavia, (Zenit.org) Wlodzimierz Redzioch | 1161 hits

Pubblichiamo oggi la seconda parte dell’intervista di Włodzimierz Rędzioch con la mamma novantaduenne del martire polacco Jerzy Popiełuszko, Marianna. La prima parte è stata pubblicata ieri, mercoledì 6 marzo.

***

Ai tempi del regime comunista lo zelo religioso dei bambini non doveva essere ben visto ...

Marianna Popiełuszko: E’ vero. Una volta una delle insegnanti mi ha chiamata a scuola. Sono rimasta sorpresa perché mio figlio andava bene a scuola. E lei mi ha detto che mio figlio andava troppo spesso in chiesa, e per questo motivo avrebbe abbassato il suo voto in condotta. Ma forse lo Spirito Santo mi ha ispirata, perché le ho detto che, dopo tutto, in Polonia c’era la libertà di religione. E non è successo niente.

P. Jerzy fu un grande patriota. Ha imparato l’amore per la Patria in famiglia?

Marianna Popiełuszko: A casa nostra i bambini conoscevano la storia della famiglia e della Polonia. Imparavano l'amore per la Patria dalla letteratura patriottica. Inoltre, mio ​​fratello durante la Seconda Guerra mondiale  combatteva con i partigiani ed è stato ucciso dai sovietici nel 1945: i bambini conoscevano questa storia e così capivano anche cosa significasse la libertà della Patria.

Quando suo figlio Le ha svelato che voleva andare in seminario?

Marianna Popiełuszko: Devo confessare che quando ero incinta di lui, ho pregato per la grazia della vocazione per il bambino che portavo in grembo. In una parola, l'ho dato a Dio ancora prima della nascita. Però, non gli ho mai detto nulla. Ma lui ha trovato la sua strada e ha scoperto la sua vocazione da solo: è stato sempre attratto da Dio e dai libri. Fino alla maturità non ha detto nulla. Forse ha tenuto tutto in segreto, perché ai tempi del comunismo, i giovani che sceglievano il seminario erano perseguitati dai servizi segreti. Disse che sarebbe andato in seminario soltanto nel giugno del 1965, quando tornò dal ballo di maturità. Prese un treno e andò a Varsavia, dove si iscrisse al Seminario Maggiore.

Perché ha deciso di andare proprio il seminario di Varsavia e non quello più vicino di Bialystok?

Marianna Popiełuszko: Quando era piccolo aveva letto dalla nonna "Il Cavaliere dell'Immacolata", rivista fondata e diretta da San Massimiliano Kolbe, perché sognava di diventare francescano. Più tardi, tuttavia, decise di andare in seminario a Varsavia, dove studiavano tanti suoi colleghi di Suchowola, e poi, a Varsavia, c’era il Primate Stefan Wyszynski, che era il punto di riferimento per tutti i cattolici.

Che cosa ha sentito quando suo figlio ha lasciato la casa e la famiglia?

Marianna Popiełuszko: Fu una dura prova ma nessuno tiene i bambini per se stesso: lui doveva andare nel mondo per compiere la volontà di Dio. Ero preoccupata, tuttavia, perché non sapevo come si sarebbe trovato a Varsavia. Era cresciuto in campagna e non aveva mai viaggiato. Per andare a Varsavia per la prima volta prese il treno. Inoltre, sapevo che è facile prendere una decisione, ma è molto più difficile perseverare nella vocazione, perciò continuavo a pregare per lui.

Come procedevano i suoi studi nel seminario?

Marianna Popiełuszko: Non ha avuto difficoltà nello studio e dava tutti gli esami. Dopo il primo anno di seminario è tornato a casa per le vacanze. Ci ha aiutato un po’ in campagna e andava regolarmente a Messa. Ma soprattutto ci parlava di quello che stava succedendo nel mondo e nella Chiesa.

L'anno 1966 è stato molto importante per la Polonia, perché allora i Polacchi celebravano il Millennio del battesimo del Paese...

Marianna Popiełuszko: Mi figlio parlava delle famose omelie del nostro Primate card. Wyszynski, delle celebrazioni del Millennio nel monastero di Jasna Gora, e commentava il fatto che le autorità comuniste non avevano permesso a Paolo VI di fare in quella occasione il pellegrinaggio in Polonia.

Il regime comunista costringeva i seminaristi a fare un duro servizio militare di due anni,  I giovani erano sottoposti non soltanto all’indottrinamento forzato, ma venivano maltrattati fisicamente e psicologicamente: tutto questo serviva per costringerli ad abbandonare il seminario. Sapeva quanto Jerzy abbia sofferto durante il servizio militare?

Marianna Popiełuszko: Jerzy non mi diceva niente di tutto questo. Fu solo più tardi che ho saputo come veniva maltrattato in diversi modi: tra le altre cose, lo gettavano in piscina, anche se non sapeva nuotare, gli ordinarono di stare a piedi nudi nella neve perché recitava il rosario, lo facevano correre giù per le scale con il pieno equipaggiamento militare. In questo modo distrussero la sua salute e dopo il servizio militare dovette andare in ospedale.

Jerzy fu ordinato sacerdote il 28 maggio 1972, nella cattedrale di Varsavia. Come ha vissuto quel giorno?

Marianna Popiełuszko: Ero fiera di avere un figlio sacerdote. Un momento particolarmente toccante per me è stato quando i sacerdoti ordinati giacevano sdraiati per terra. Per di più, fu lo stesso Primate Wyszynski che ordinava i sacerdoti: fu la prima volta che l'ho visto da vicino. Il Primate chiese preghiere costanti per i nostri figli-sacerdoti. E io ho eseguito questa richiesta: ho sempre sostenuto il sacerdozio di Jerzy con la preghiera.

Jerzy, come voleva la tradizione, celebrò la sua Prima Messa nel suo villaggio natale...

Marianna Popiełuszko: E’ una consuetudine che dopo l'ordinazione il sacerdote celebra la Prima Messa nella sua parrocchia di provenienza. Fu una grande festa per la nostra famiglia, tutti i vicini e i sacerdoti amici. Io poi ho consegnato a p. Jerzy un bouquet di fiori, che conservo ancora a casa. Dopo la cerimonia, p. Jerzy è andato a lavorare nella sua prima parrocchia a Ząbki nelle vicinanze di Varsavia. Io diedi mio figlio alla Chiesa e da quel momento ci incontravamo raramente, perché io dovevo badare alla fattoria, e lui aveva i suoi doveri. Non aveva tempo, neanche durante le vacanze, quando andava in colonia con i chierichetti.

Nel 1975 p. Jerzy fu trasferito in una parrocchia di Anin e poi nella parrocchia del Bambino Gesù a Varsavia ...

Marianna Popiełuszko: Non potevo andare da lui quando era in quelle parrocchie. Sono andata a trovarlo, quando nel 1978 aveva iniziato a lavorare nella chiesa universitaria di Sant’Anna.

Lavorare con gli studenti, la futura classe dirigente del Paese, doveva essere molto impegnativo...

Marianna Popiełuszko: P. Jerzy non mi parlava di questo aspetto del suo lavoro, ma uno dei sacerdoti mi ha detto che se proprio lui era stato scelto per la pastorale degli studenti doveva essere veramente capace.

Gli ex studenti che frequentavano la chiesa di Sant’Anna dicevano che p. Jerzy fu per loro non solo una guida spirituale, ma anche un confidente, un amico...

Marianna Popiełuszko: Era un buon sacerdote, perché voleva portare tutti a Dio. Era contento quando confessava, era sempre aperto agli altri e si divertiva a dare piccoli doni a chiunque.

Nello stesso anno, accadde una cosa incredibile: il cardinale Karol Wojtyla divenne Papa…

Marianna Popiełuszko: Trovavo difficile credere che il Papa fosse un Polacco. Ma appena appresa la notizia sono andata in chiesa per assistere alla Messa di ringraziamento. Non mi venne in mente allora di pensare che un giorno l’avrei conosciuto personalmente e parlato con lui.

[La terza parte dell’intervista a Marianna Popiełuszko verrà pubblicata domani, venerdì 8 marzo]