Marianna Popiełuszko racconta il martirio di don Jerzy (Terza parte)

La fede profonda di una donna che ha visto suo figlio morire per Cristo

Varsavia, (Zenit.org) Wlodzimierz Redzioch | 1083 hits

Pubblichiamo oggi la terza parte dell’intervista di Włodzimierz Rędzioch con la mamma novantaduenne del martire polacco Jerzy Popiełuszko, Marianna. La seconda parte è stata pubblicata ieri, giovedì 7 marzo.

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Nel marzo 1979 lei ricevette una triste notizia: p. Jerzy, a causa di una grave anemia, veniva ricoverato in ospedale presso l'Istituto di Ematologia ...

Marianna Popiełuszko: Fui molto preoccupata, ma potevo solo pregare per lui. Tuttavia, ero felice quando, dopo aver lasciato l'ospedale, era tornato a casa per le vacanze. Finalmente potevo godermi la sua presenza e dargli da mangiare come si doveva. Ma non mi piaceva quando partiva e le lacrime da sole mi venivano agli occhi, perché non sapevo mai quando l’avrei rivisto di nuovo.

Nel 1979, Papa Giovanni Paolo II visitò la Polonia. P. Jerzy fu coinvolto nella preparazione del pellegrinaggio del Papa?

Marianna Popiełuszko: Mi ha detto, che in qualità di responsabile della pastorale di medici e infermieri, gli avevano dato il compito di organizzare l’assistenza medica durante il pellegrinaggio.

L'anno successivo fu nella storia della Polonia un anno particolare. Mi permetto di ricordare  i fatti storici, che ebbero un impatto sulla vita della nazione e di ogni polacco: il 1 luglio 1980  il governo comunista aveva aumentato i prezzi dei prodotti alimentari scatenando un'ondata di scioperi. Scioperarono ferrovieri, lavoratori dei cantieri navali di Danzica e di Stettino, lavoratori delle acciaierie “Huta Warszawa”. Cosa può dirci delle attività di p. Jerzy in quello periodo drammatico della storia polacca?

Marianna Popiełuszko: In quel tempo p. Jerzy risiedeva nella parrocchia di san Stanislao Kostka a Żoliborz (uno dei quartieri di Varsavia). Quando iniziarono le proteste degli operai, fu molto toccato. Quando cominciò lo sciopero nelle acciaierie “Huta Warszawa”, andò a celebrare la santa Messa per i siderurgici. E così iniziò il suo lavoro pastorale fra gli operai. In seguito visitò gli altri gruppi in sciopero: gli studenti della Facoltà di Medicina e della Scuola dei Vigili del Fuoco. Ma tutto quello che faceva non era altro che compiere il dovere del sacerdote. Per di più, non faceva nulla senza permesso del suo parroco, p. Teofil Bogucki, che era per lui come un padre.

In quello stesso anno nacque anche "Solidarność", il primo sindacato indipendente del blocco comunista, che fu soppresso il 13 dicembre 1981 dal generale Jaruzelski, con l’introduzione della legge marziale. Era preoccupata per suo figlio che stava nella capitale?

Marianna Popiełuszko: Sapevo che p. Jerzy non era sicuro a Varsavia e allora pregavo molto per lui.

La gente ha riferito che p. Jerzy alla vigilia di Natale si mise a distribuire oplatek (ostie non consacrate che in Polonia si usano per scambiarsi gli auguri di Natale) ai soldati che sorvegliavano la canonica, e incoraggiava la gente a dare loro pasti caldi...

Marianna Popiełuszko: Gli avevo insegnato ad essere buono con tutti. Lui voleva vincere il male con il bene, allora non poteva fare diversamente.

P. Jerzy aiutava molto i perseguitati politici e le loro famiglie. Andava anche nei tribunali per i processi degli attivisti di Solidarność...

Marianna Popiełuszko: Lui aiutava a chi poteva e come poteva. Ogni volta che sono andata a trovarlo nella sua stanza c’era sempre tanta gente. Non ho mai potuto parlare con lui con calma e mi preoccupavo sempre di più, ma sapevo che Dio aveva un piano per lui e avrebbe vegliato su di lui.

Nei tempi dello stato di guerra, p. Jerzy era famoso per le cosiddette “Messe per la Patria”. Lei partecipava a queste Messe?

Marianna Popiełuszko: Le Messe per la Patria cominciò ad organizzare il parroco, p. Bogucki. Invece p. Jerzy si mise a celebrarle dal 17 gennaio 1982. Alle Messe partecipava moltissima di gente che la chiesa non poteva contenere, allora migliaia di fedeli stavano fuori in piedi. Una volta sono andata alla Messa con mio figlio Józef. Quando p. Jerzy ci ha visto a Varsavia è rimasto male perché era un momento pericoloso, ma più tardi fu soddisfatto della nostra visita. Normalmente ascoltavo le sue Messa per la Patria alla Radio “Free Europe”: mi emozionavo sentendo le parole di mio figlio alla radio. Ma, prima di tutto, ero contenta di quelle Messe perché sapevo che grazie ad esse tante persone si convertivano.

Tutti capivano le omelie, sia i lavoratori, sia i professori universitari. Come erano i sermoni di p. Jerzy?

Marianna Popiełuszko: Lui si preparava molto seriamente ad ogni Messa. Dopo la sua morte mi hanno dato da leggere i suoi appunti che faceva in preparazione di ogni sermone. C’erano molte citazioni del Primate Wyszynski e di Giovanni Paolo II.

Suo figlio tornava a casa nel periodo dello stato di guerra?

Marianna Popiełuszko: Molto raramente, ma lo capivo. Tanto più che già in quel periodo veniva sorvegliato da SB (servizi segreti nella Polonia comunista).

P. Jerzy le parlava dei suoi problemi (lui era spiato e perseguitato in vari modi, addirittura tentavano di ammazzarlo)?

Marianna Popiełuszko: Lui non voleva che io mi preoccupassi, allora cercava di raccontarmi solo le cose buone.

Il 14 maggio 1983, la polizia torturò a morte Grzegorz Przemyk, diciannovenne figlio della famosa poetessa di opposizione, Barbara Sadowska. P. Jerzy è stato uno degli organizzatori del funerale, a cui hanno partecipato 60 mila persone...

Marianna Popiełuszko: Mio figlio mi ha parlato di quel funerale. Mi sanguinava il cuore quando guardavo la foto di p. Jerzy che consolava la madre del ragazzo ammazzato, straziata dal dolore. Mi dispiaceva tantissimo per lei.

P. Jerzy era sempre nel mirino dei servizi segreti. Per poter screditarlo ed accusarlo non hanno esitato a ricorrere ad una provocazione nell’appartamento della vostra cugina americana intestato a lui...

Marianna Popiełuszko: Avevamo una cugina negli Stati Uniti, che in vecchiaia voleva tornare a Varsavia. Ma, essendo una cittadina americana, non poteva acquistare ufficialmente un appartamento: le leggi comuniste lo vietavano. Allora p. Jerzy aveva comprato un appartamento per lei a suo nome. I poliziotti in segreto fecero irruzione in quella casa per mettere lì delle pubblicazioni illegali, esplosivi e bossoli. Dopo di che, in presenza di mio figlio, perquisirono l’appartamento, tirando fuori tutta quella roba, e lo arrestarono. 

Lei si è chiesta perché il regime comunista perseguitava così tanto suo figlio?

Marianna Popiełuszko: Nella Bibbia è scritto che, quando si colpisce il pastore, le pecore saranno disperse. I comunisti combattevano i pastori della Chiesa per disperdere il gregge di fedeli; perseguitavano p. Jerzy perché pensavano che spaventando un sacerdote, avrebbero messo paura anche agli altri.

Grazie all'intervento del segretario dell’Episcopato Polacco, mons. Bronislaw Dabrowski, suo figlio fu rilasciato dal carcere dopo due giorni...

Marianna Popiełuszko: Ho appreso della liberazione di p. Jerzy dalla radio. Tutti intorno ne parlavano. Ma la radio l’ha anche calunniato, accusandolo di condurre una doppia vita, ingannando sia la gente, sia la Chiesa.

Lei chiedeva a suo figlio di essere prudente in tutto quello che faceva?

Marianna Popiełuszko: Era una persona adulta e sapeva cosa fare. Nelle preghiere si affidava a Dio e aveva fiducia in Lui. E poi, ho pensato che come sacerdote di Dio potesse contare anche sull’aiuto dello Spirito Santo. Quindi penso che fosse saggio, anche quando il suo dovere sacerdotale gli imponeva di fare le cose, per le quali in seguito sarebbe stato perseguitato. E’ stato perseguitato per le Messe per la Patria, ma penso che quelle Messe fossero importantissime, in particolare per le giovani generazioni, perché ricordavano la necessità di amare Dio e il Paese.

[La quarta e ultima parte dell’intervista a Marianna Popiełuszko verrà pubblicata domani, sabato 9 marzo]