Martin Lutero: Riformatore o Rivoluzionario?

Recensione al nuovo libro di Angela Pellicciari

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di Nicola Rosetti

SAN BENEDETTO DEL TRONTO, lunedì, 17 dicembre 2012 (ZENIT.org/Àncora Online).- Angela Pellicciari si è resa nota al pubblico, e in particolare a quello cattolico, per le sue pubblicazioni sul Risorgimento nelle quali ha messo in luce gli aspetti meno noti di questo periodo della storia italiana, dando particolare risalto alle contraddizioni di diversi Padri della Patria.

L’autrice ha sempre portato avanti le sue tesi storiografiche fondandosi su documenti dell’epoca e, se si può essere in disaccordo col suo pensiero, difficilmente la si può accusare di non sostenere i suoi convincimenti su solide basi.

Il Risorgimento è figlio della Rivoluzione Francese che a sua volta affonda le radici nella Rivoluzione Protestante, fenomeno che la Pellicciari ha voluto studiare nella sua ultima fatica intitolata Martin Lutero, edita da Cantagalli.

L’autrice è d’accordo con il pensiero di Pio XII che vede un filo rosso che lega la Rivoluzione Protestante, quella Francese e quella Comunista e cita una frase di Papa Pacelli: “Si è partiti col dire Cristo sì, Chiesa no (protestantesimo ndr). Poi Dio sì e Cristo no (illuminismo ndr). Finalmente il grido empio: Dio è morto, anzi, Dio non è mail esistito (comunismo ndr)” (p. 78).

La Chiesa era brutta e cattiva, perseguitava ferocemente  chi non era in linea col suo credo ed è per questo che si levò contro di essa la voce del paladino della libertà e della libera opinione Martin Lutero. Questa, in modo molto semplicistico, è la favola che ci hanno spesso insegnato a scuola e che l’autrice smonta partendo sempre dalle fonti, in primo luogo dagli scritti dello stesso Lutero.

Il lettore tuttavia si accosterà al testo ben distinguendo la figura di Lutero dai Luterani di oggi essendo in ciò guidato da quanto affermato dal decreto conciliare Unitatis Redintegratio che al numero 3, fra l’altro, afferma: “Quelli poi che ora nascono e sono istruiti nella fede di Cristo in tali comunità, non possono essere accusati di peccato di separazione, e la Chiesa cattolica li circonda di fraterno rispetto e di amore”.

Inoltre, leggere una pagina di storia, non è come leggere una pagina della Sacra Scrittura. Mentre quest’ultima può essere letta su due livelli, quello del testo in sé (RACCONTO) e quello del testo per me (SIGNIFICATO), una pagina di storia, specialmente quella che racconta fatti accaduti parecchi secoli fa, è chiusa nel passato e nel passato è anche incatenato il giudizio che di quel periodo storico possiamo dare.

Se da una parte è vero che la storia è maestra di vita, dall’altra è anche vero che fra i fatti narrati e valutati dall’autrice e l’uomo di oggi sono trascorsi parecchi secoli nei quali c’è stato uno sviluppo spirituale e culturale. Perciò potremo trarre giovamento dalla lettura di questo testo solo se  pienamente contestualizzato.

Fatte queste opportune premesse, vediamo allora alcuni interessanti spunti per la riflessione che emergono dal testo.

Rompe con la millenaria tradizione ecclesiastica e porta avanti la sua battaglia a suon di versetti biblici. Il protestantesimo infatti si basa sul principio che può essere oggetto di fede solo ciò che è fondato nella Sacra Scrittura. Non tutto però nella Bibbia soddisfa il pensiero di Lutero e dunque il “riformatore” non esita a definire una “ lettera di paglia” la Lettera di Giacomo che esalta il valore delle opera a scapito del principio della “sola fede” sostenuto da Lutero! (p. 67).

Con ciò l’autrice mette in evidenza l’approccio “ideologico” alla Scrittura di Lutero. Egli non fa parlare la Sacra Pagina, ma espunge da essa i versetti che più si confanno al suo pensiero religioso.

La stessa cosa si può dire per quanto riguarda l’interpretazione del testo sacro. Per Lutero infatti ogni fedele deve leggere la Sacra Scrittura da solo senza la mediazione della Chiesa. Questo è il suo pensiero, eppure nella stessa Bibbia si legge: “Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu mai creata una profezia, ma mossa da Dio” (cfr 2 Pt 1,20-21) (p. 72).

Quando poi ognuno inevitabilmente inizia a leggere a modo suo le Sacre Scritture, iniziano a sorgere altre comunità cristiane oltre a quella luterana. Non avevano forse ragione i latini nel dire “tot capita tot sententiae”!?

Come reagisce Lutero a questo pullulare di nuove comunità cristiane? Nel 1531 afferma: “Non è permesso che un Tizio qualunque venga fuori di sua testa, crei una sua propria dottrina, si spacci per un maestro Pallottola e voglia farla da maestro e biasimar chi gli piaccia”! (p. 65).

Ma non si era egli stesso analogamente opposto all’autorità del Papa qualche anno prima vestendo i panni di quel Tizio che ora biasiama?!

E questa sorta di intolleranza non si arresta alle sole parole: per placare la rivolta dei contadini di Munster che avevano dato vita ad una chiesa separata da quella luterana, Lutero non si fa troppi scrupoli e infiamma l’animo dei principi tedeschi  che reprimeranno i dissidenti con la forza provocando la morte di circa 100.000 di essi.

Sono proprio i principi tedeschi che diventano le nuove guide della cristianità riformata da Lutero dopo che il riformatore ha di fatto abolito l’autorità ecclesiastica. È nel pensiero di Lutero che si deve vedere la genesi dello stato moderno, quella forma di comunità politica che si pone sopra ogni uomo e sopra ogni altra istituzione senza alcun vincolo.

Con Lutero la fede da pubblica diventa fatto privato, intimistico, che riguarda solo ed esclusivamente la coscienza. Anche il culto risente di questa visione e Lutero ne abolisce ogni esteriorità e visibilità. La Pellicciari arriva a definire, non a torto, Lutero come il primo iconoclasta moderno (p. 89).

Il libro dunque ha l’indubbio pregio di poterci far riflettere su una pagina di storia spesso mal raccontata e può aiutarci a diradare le ombre dei luoghi comuni che si sono annidate nei nostri “cassettini della memoria”.

Il contributo dell’autrice aiuterà sicuramente a riconoscere nell’opera di Lutero una rivoluzione ecclesiale e non una riforma come troppo spesso viene ancora definita in linea con quanto già affermato dallo storico della Chiesa Jedin.

Una riforma che ha finito per spaccare in due l’Europa come ci ricorda anche l’immagine scelta dalla Pellicciari per la copertina.

(Articolo tratta da Àncora Online, il settimanale della Diocesi di San Benedetto del Tronto)