Martin Schlag: le virtù per salvare l'economia

Giovanni Paolo II ha visto il crollo del comunismo. Il suo successore vedrà il crollo del capitalismo

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di Marialuisa Viglione

ROMA, giovedì, 24 novembre 2011 (ZENIT.org).- In una intervista concessa a ZENIT, Martin Schlag, docente di diritto costituzionale all’università di Innsbruck e ora di teologia morale all’università della Santa Croce a Roma, ha difeso l’economia “buona”: “Solo con le virtù possiamo salvarci dalla crisi. L’efficienza fine a se stessa porta alla catastrofe”.

Secondo Schlag, che è nato a New York e ha vissuto a Londra a Vienna e ora a Roma, non ci sarà ripresa senza virtù. E soprattutto senza virtù “non c’è libero mercato”.

Per il docente della Santa Croce “L’economia e l’etica non si possono separare. Proprio perché al centro c’è sempre la persona che agisce. Due binari separati invece dal marxismo e dal liberismo”.

Eppure la morale non è un optional, è intrinseca all’economia. “Un manager per avere successo ha bisogno delle virtù- passione ordinata al bene - e quindi di forza di carattere”.

Tra le virtù dei manager ci sono la giustizia e la magnanimità.

“Un aspetto della giustizia – ha aggiunto - è far crescere le persone, responsabilizzarle, valorizzare i talenti. Che è poi anche potenziamento dell’impresa.

Queste virtù sono cristiane, ma prima di tutto naturali, insite nell’uomo. Ne hanno parlato per primi i filosofi greci e poi i padri della Chiesa”.

Alla domanda sul perché c’è questa separazione tra cristianesimo ed economia? Il prof. Schlag ha risposto che: “Non è vero. Il paleocapitalismo è medievale, quando la società era completamente cristiana. Nasce nelle Fiandre e nel Nord Italia, con lo sviluppo delle città, con le industrie della lana, della seta”.

E le banche? “Esistono sin dall’antichità. I francescani inventano le banche sociali, senza praticare l’usura, condannata dalla chiesa. La prima banca etica nasce nel 1462 a Perugia. Nel giro di pochi anni i monti di pietà arrivano in 150 città italiane grazie ai francescani che favoriscono il microcredito alle piccole e medie imprese con interessi tra il 4 e il 5%”.

In merito alla crisi il docente della Santa Croce ha spiegato che “La crisi è sistemica, di sistema. Ci sarà un cambiamento nel metodo dell’economia. C’è stato un abuso. Servono prudenza fortezza giustizia magnanimità, virtù dei grandi”.

Gli abbiamo chiesto se saranno sufficienti nuove regole per superare la crisi, e Schlag ha replicato:

“Servono anche buone leggi. In Italia la ricchezza è nella creatività, nelle capacità imprenditoriali, nelle idee. Soffocate dalla burocrazia e da mille leggi. In America per aprire un’azienda ci vogliono in media 26 giorni. In Italia 260 giorni”.

Serve quindi anche un buon governo?

“Certo. Ma non con politiche assistenzialiste. Un esempio: in Africa è stato devoluto sei volte il piano Marshall. Ma non si sono fatti investimenti, non sono state finanziate le imprese. Per cui il Paese continua ad aver bisogno dell’Occidente. L’assistenzialismo è controproducente. Serve un assetto politico che favorisca l’imprenditorialità”.

Una nuova visione per una nuova economia?

“Bisogna imparare a pensare a lungotermine. La fortezza servirebbe in questo caso”.

Cosa succederà alla nostra economia?

“Giovanni Paolo II ha visto il crollo del comunismo. Il suo successore vedrà il crollo del capitalismo”.

E’ fallita la società occidentale?

“Il Papa distingueva tra capitalismo buono e cattivo. Quello cattivo è la finanza impazzita slegata dall’economia reale. Credo che sia la fine di questo tipo di economia antietica”.

Ora il professor Schlag parte per Vienna e farà un sondaggio fra i manager europei per sapere come vivono da cristiani – quindi in modo vincente - all’interno delle loro aziende.