“Martire”, una parola abusata dalla cultura laica e dai kamikaze

Constata lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di San Egidio

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì 23 marzo 2004 (ZENIT.org).- Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio ha sottolineato il “dovere alla memoria” che ogni storico deve tener presente nel far emergere la verità su questo secolo segnato dal sangue dei martiri , perchè “la memoria fa parte della coscienza e della storia della Chiesa”.



Il professore Andrea Riccardi è intervenuto questo martedì alla conferenza di presentazione del volume "Fede e martirio. Le Chiese orientali cattoliche nell’Europa del Novecento", tenutasi presso la Sala Stampa della Santa Sede.

Questo volume raccoglie gli Atti di un convegno tenutosi nel 1998 sul martirio nelle Chiese cattoliche orientali lungo il XX secolo. E, come spiegato dal professor Riccardi, rappresenta un “bene culturale ed ecclesiale prezioso” “che si colloca in quel filone di studi suscitato dalla grande intuizione di Giovanni Paolo II, per cui la Chiesa del Novecento è tornata ad essere una Chiesa di martiri, come ha detto e scritto più volte”.

Nel corso del suo discorso lo storico ha da subito posto in evidenza come “il martire cristiano, nella coscienza dei cristiani, ha una sua funzione specifica”, perchè come egli ha spiegato “non chiama alla vendetta e nemmeno alla rivendicazione”

”Oggi martire è parola abusata nel nostro linguaggio. Si parla di martirio in senso laico. Si parla di martirio per i kamikaze islamici. Ma lo sahid, il ‘martire’ suicida, è ben diverso dal martire cristiano”.

“Il martire cristiano non si uccide per uccidere altri – ha affermato -. Il martire cristiano dà la propria vita perchè altri non siano uccisi, per non abbandonare la propria fede, per sostenere gli altri credenti, per amore”.

“Non cerca la morte, ma non rinuncia alla propria fede o a un comportamento umano a prezzo di salvare la propria vita”, ha aggiunto in seguito.

Per questa ragione il professor Riccardi, docente di storia del cristianesimo e delle religioni presso l’Università di Roma III, ha affermato che un buon punto di partenza sarebbe il continuare ad indagare nelle fonti archivistiche della Congregazione per le Chiese Orientali, promuovendo così nuove ricerche in special modo “nel settore dell’Est europeo”.

Affermando poi che “non dimenticare non è un appello all’odio contro i persecutori o contro i loro eredi”, e aggiungendo che “la memoria dei martiri porta ad una conoscenza rinnovata di Dio e della Chiesa” il professor Riccardi ha infine avvertito sul quanto siano “pericolose le amnesie della Chiesa”.

In chiusura, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio ha constatato come venga praticamente disconosciuto il “tributo di sangue” pagato nel corso del XX sec. dai numerosi cattolici di rito orientale del Medio Oriente, di cui il libro presentato non tratta.