"Matrimoni gay": il popolo francese non si rassegna!

Le famiglie francesi sono scese ancora in piazza per far capire alle lobbies politiche che non si può stravolgere la natura degli umani, e che la famiglia è fatta da un uomo e una donna

Roma, (Zenit.org) Giuseppe Rusconi | 405 hits

La nuova, grande manifestazione di domenica 26 maggio a Parigi contro la legge su ‘matrimoni’ e ‘adozioni’ gay - approvata il 23 aprile dall’Assemblea nazionale e promulgata il 19 maggio dopo il ‘sì’ della Corte costituzionale – ha dimostrato che la Francia profonda, quella ancora legata ai valori della dignità umana che hanno costruito l’Europa, non ha nessuna intenzione di ritirarsi dalla scena pubblica in materia antropologica.

Pur sconsigliata dal ministro degli Interni Valls (che ha ad arte enfatizzato il pericolo di scontri), pur condannata verbalmente dai vertici socialisti e dileggiata dalla cosiddetta crème intellettuale, questa Francia è voluta scendere ugualmente in piazza, anche se la legge è ormai entrata in vigore e vedrà mercoledì 29 maggio il primo ‘matrimonio’ omosessuale a Montpellier.

Dal 17 novembre dell’anno scorso in poi (8 dicembre, 13 gennaio, 24 marzo, 21 aprile, 23 aprile e 26 maggio) sono diversi milioni i francesi che hanno invaso le strade e le piazze di Parigi e di altre città per scandire che la famiglia, quella che uno Stato ha tutto l’interesse a sostenere, è solo quella formata dall’unione di un uomo e di una donna, tesi alla procreazione.

E’ la famiglia che garantisce il futuro a un Paese, passando il testimone di generazione in generazione. Ed è la famiglia a costituire, specie oggi, il maggior ammortizzatore sociale nell’era della crisi economica, della perdita dei valori, dello sradicamento dell’identità personale con il conseguente dilagare del fenomeno della solitudine, foriero di comportamenti e gesti estremi.

Pensare che, quando nel luglio del 2012, il governo francese ha incominciato a esaminare il progetto di legge ‘antropologicamente rivoluzionario’ (come ha riconosciuto la stessa, guardasigilli Taubira), sembrava che – salvo poche voci isolate – la Francia fosse acquiescente. “Matrimoni gay? Non mi riguardano… che facciano pure quello che vogliono!”: tale suonava la risposta di molti, cattolici compresi, alla richiesta di mobilitarsi per lottare contro la svolta in materia di famiglia. C’è voluto il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, per incominciare a scuotere le coscienze addormentate, convincendole che la rivoluzione antropologica avrebbe coinvolto tutti e tutti ne avrebbero patito le conseguenze, comprese le generazioni a venire.

La Francia della vera laicità si è così risvegliata, unendo cattolici, altri cristiani, ebrei, musulmani e uomini e donne genericamente di buona volontà (di buon senso in primo luogo) che hanno deciso così di testimoniare pubblicamente il loro dissenso da una legge masochista.

Non sono bastati gli avvertimenti, le minacce, il dileggio, la repressione poliziesca (centinaia gli arresti, spesso del tutto gratuiti, solo per intimidire) anche per il semplice fatto di portare una felpa della Manif pour tous (come ha testimoniato su “L’Avvenire” anche Luca Volonté, presidente del gruppo Ppe presso l’assemblea del Consiglio d’Europa) a scoraggiare i manifestanti di domenica, quasi un milione secondo i dati rilevati dal generale Bruno Dary, già governatore militare di Parigi e organizzatore delle parate del 14 luglio. Tra l’altro ancora una volta grottesche le cifre fornite ufficialmente dalla prefettura di Parigi, che ben prima che la grande manifestazione si concludesse ha stimato in 150mila il numero dei partecipanti.

L’onda delle rivendicazioni dei cosiddetti ‘nuovi diritti’ è ormai approdata da tempo anche in Italia. In Parlamento sono fin qui quattro i disegni di legge sui ‘matrimoni gay’ deposti in questa legislatura, promossi da esponenti del Pd, del Sel, del Movimento 5 Stelle. Anche nel centro-destra l’ala opportunista-libertaria dei Bondi e dei Galan si è fatta sentire.

Sapranno i cattolici fare come in Francia, mobilitarsi per cercare di convincere e quindi coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini contro una svolta esiziale di civiltà? La battaglia che ci attende non è di certo un’esclusiva cattolica: basta avere un minimo di buon senso pensando al futuro ed essere d’accordo. Ma i cattolici in essa avranno un ruolo importante. Sapranno essere all’altezza o continueranno in buona parte a dormire o, peggio ancora, a rinunciare alla lotta perché già rassegnati in partenza? Forse a costoro sarebbe bene ricordare come andò a finire tra Davide e Golia. 

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