Matrimonio, scuola d’amore di Dio

Monsignor Cormac Burke dà qualche suggerimento per una unione felice

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NAIROBI, sabato 3 aprile 2004 (ZENIT.org).- Il matrimonio è una delle più efficaci scuole d’amore di Dio, nella quale egli fa crescere la maggior parte dei suoi alunni.



Così si è espresso Monsignor Cormac Burke, sacerdote dell’Opus Dei ed ex giudice della Sacra Rota, che insegna antropologia presso l’Università Strathmore di Nairobi.

Monsignor Burke, nel suo libro "Covenanted Happiness" (Scepter Press), esplora le dinamiche dell’amore, del matrimonio e dei bambini. Con ZENIT ha voluto condividere i suoi pensieri sulla considerazione che solo la persona preparata ad affrontare le sfide che l’amore pone, sarà in grado di crescere nell’amore, e che i bambini rappresentano una sfida alla capacità dei coniugi di amare ancora di più.


Quali sono le “leggi della felicità” proprie di un matrimonio cristiano?

Monsignor Burke: La prima cosa da tenere in mente è che il matrimonio non può dare una felicità assoluta, né può farlo qualsiasi altra cosa sulla terra. Il fine ultimo del matrimonio non è di dare ai coniugi tale felicità, ma di renderli maturi a sufficienza per essa.

In ogni cosa, Dio tenta di insegnarci l’amore; amore di cui godremo pienamente in paradiso. Il matrimonio è una delle più efficaci scuole d’amore, nella quale egli fa crescere la maggior parte dei suoi alunni.

La felicità richiede impegno. Quando un coniuge che si trova in difficoltà pensa di poter ricorrere al divorzio per trovare la felicità con un’altra persona, in realtà sta dicendo di ritenere che la sua felicità dipende dalla quantità di pressione che riceve, e che potrà essere felice solo a condizione di non dover fare troppa fatica per amare.

La persona che fa suoi questi pensieri non potrà mai essere felice perché la felicità è soprattutto conseguenza della donazione: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20:35).

La felicità non è possibile, né dentro né fuori del matrimonio, per quelle persone che cercano di avere più di quanto siano disposte a dare.

Nel matrimonio dunque occorre imparare ad amare. Se non impariamo, rimaniamo bloccati nell’egoismo, come il demonio o l’anima nell’infermo. Il matrimonio rappresenta un’istituzione divina capace di tirarci fuori gradualmente dal nostro egoismo.

Occorre anche vincolarsi a questo impegno; arruolarsi in maniera definitiva a questa scuola di amore. Se siamo disposti a dare all’amore una sola possibilità, per poi abbandonarlo quando le cose non sembrano andar bene, non diventeremo mai persone veramente capaci di amare.


In che modo il matrimonio rende la felicità più profonda, più matura e duratura?

Monsignor Burke: Soprattutto facendoci uscire da noi stessi. Non ci avvieremo mai sul cammino della felicità se non realizziamo che il principale ostacolo siamo noi stessi; le nostre preoccupazioni e i nostri calcoli centrati su noi stessi. Paradossalmente, queste cose rendono impossibile la nostra felicità.

Ma il paradosso non dovrebbe essere difficile da comprendere da parte dei cristiani perché esso rispecchia il cuore dell’insegnamento di Cristo su coloro che egoisticamente cercano la propria vita: "Chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita a causa mia la troverà". Le parole "a causa mia" rappresentano tutto ciò che è buono, generoso, puro e degno.

Uno degli errori più comuni di oggi è di pensare che la felicità sia il prodotto di un calcolo. Pensiamo che la nostra felicità dipenda da un’attenta e astuta organizzazione: "Questo più questo, meno quest’altro, mi renderà felice?" Non è così. La propria felicità e la felicità nel matrimonio dipende principalmente dalla generosità e dal sacrificio.


In che modo i figli portano la felicità al matrimonio e ai coniugi?

Monsignor Burke: Questo secolo ha portato ad una separazione e ad una contrapposizione tra un matrimonio realizzato e la procreazione di figli. Molti vedono il matrimonio solo come un affare tra due persone, una felicità a due, nel quale i figli sono considerati come un possibile vantaggio o un eventuale svantaggio per la realizzazione personale. Questo significa fondamentalmente non fidarsi del disegno di Dio sul matrimonio.

Coloro che si sposano devono considerare che ogni figlio è un dono assolutamente unico e irripetibile per l’unione e per l’amore degli sposi. Essi devono anche capire che i figli, ancor più della vita matrimoniale in sé, rappresentano una sfida alla capacità degli sposi di amare ancora di più. Solo la persona disposta ad affrontare le sfide dell’amore potrà crescere nell’amore.

Quarant’anni di enfasi data alla realizzazione di sé e al benessere materiale sono stati accompagnati da altrettanta enfasi data all’esigenza di contenere la famiglia.

I figli - uno o due al massimo - sono stati considerati come degli “extra eventuali” per la coppia, non come la naturale realizzazione delle aspirazioni matrimoniali. Il lavoro, lo status, la vita sociale, i gadget, le vacanze, la comodità e il benessere vengono considerati come capaci di dare maggiore felicità di quella che potrebbero dare i figli.

Ma se dovessimo giudicare dal crescente numero di separazioni, il minor numero di figli non sembra aver dato maggiore stabilità, realizzazione o felicità al matrimonio.

Anche le coppie cattoliche sono state profondamente influenzate dalla mentalità della pianificazione familiare, al punto di presentare, nei corsi prematrimoniali, la famiglia “pianificata” come la regola. Gran parte dei nostri giovani che si sposano oggi probabilmente considerano la pianificazione familiare naturale come una parte normale del matrimonio; molti, per i quali magari non era previsto, ne stanno vivendo gli effetti sulla propria vita matrimoniale.


Cosa può ostacolare la felicità matrimoniale?

Monsignor Burke: Il sacramento del matrimonio conferisce alla coppia una grazia speciale per perseverare nella missione di prendersi cura l’uno dell’altro e dei figli Dio gli dona.

Noncuranza verso il sacramento può in effetti ostacolare la felicità, perché il sacramento porta con sé la grazia sacramentale: uno specifico sostegno di Dio per aiutare le coppie ad essere all’altezza dell’impegno insito nell’amore matrimoniale.

Il matrimonio non è un sacramento al quale “si va” spesso, come si va a fare la santa Comunione; è invece un sacramento che si riceve una volta sola. Tuttavia, per essere fedeli occorre invocare costantemente la grazia del sacramento, così come il sacerdote deve invocare il sacramento della sua ordinazione.


In che modo la “teologia del corpo” di Giovanni Paolo II contribuisce alla felicità matrimoniale?

Monsignor Burke: Il Papa Giovanni Paolo II presenta il corpo come uno strumento di comunione interpersonale, che è tale solo quando viene rispettato il pieno significato umano del corpo e del rapporto intercorporale. Questo non è rispettato ad esempio nel caso dell’uso di contraccettivi, che implica un deliberato annullamento dell’orientamento alla vita proprio dell’atto coniugale, distruggendo così il suo essenziale potere di significare l’unione.

La contraccezione nega il “linguaggio del corpo”. Trasforma l’atto coniugale in un inganno a se stessi o in una reciproca bugia tra gli sposi; in quanto non vi è una vera donazione, né un vero accoglimento, l’uno dell’altro.


Come si svolge il ruolo della libertà nel matrimonio?

Monsignor Burke: Molti oggi considerano che legarsi ad una scelta irrevocabile significhi perdere la propria libertà. Non è così. Sposarsi significa impegnarsi in un costante amorevole esercizio di libertà.

Che amore sarebbe quello di colui che preferisce lasciare sempre aperta una “via d’uscita”? La persona veramente innamorata non teme di perdere la propria libertà, quanto di perdere la persona amata. Non è la libertà di impegnarsi che bisogna temere, ma la libertà di revocare l’impegno dato.

La libertà che dovremmo temere è quella di essere infedeli; libertà che ci accompagnerà fino alla fine. Per questo la persona umile che ama sente il bisogno di pregare: “Signore, fa’ che io sia fedele”.

Ed è per questo che chi invece torna sui propri passi diventa triste; perché così facendo delude non solo la persona amata, ma delude anche se stesso.

La strada verso la felicità non è facile. Coloro che cercano il divorzio come soluzione alle difficoltà presenti nel matrimonio, si arrendono semplicemente alle difficoltà insite nella felicità; e si incamminano per la strada che porta lontani dalla felicità.


In che modo l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio, sui figli e sulla contraccezione può portare le coppie sposate alla felicità?

Monsignor Burke: Se una coppia che non osserva gli insegnamenti oggi appare felice, probabilmente si tratta di una felicità superficiale con un ampio margine di egoismo indomito, e con poche probabilità di felicità per il domani.

Per contro, anche oggi vi sono molte coppie che tentano di mettersi incondizionatamente nelle mani di Dio, accettando il matrimonio per tutta la vita e Dio come il miglior pianificatore familiare naturale. Dio ha la più grande conoscenza e la più lunga esperienza; è colui che meglio conosce la risposta alla domanda: “quanti figli possono coronare il nostro progetto familiare?”.

Fintanto che guardiamo la questione della felicità da un punto di vista puramente individuale e in definitiva incentrato su noi stessi, sarà difficile cogliere quanto positivo sia l’insegnamento della Chiesa. La felicità di un cristiano scaturisce anche dalla condivisione del disegno di Dio. Il senso di questo grande privilegio sta alla radice della nostra felicità.

Le coppie sposate di oggi hanno bisogno di essere maggiormente consapevoli della meravigliosa testimonianza che sono chiamate a dare in un mondo che non confida in Dio. Papa Giovanni Paolo II scrive nella "Familiaris Consortio" che “testimoniare l'inestimabile valore dell'indissolubilità e della fedeltà matrimoniale è uno dei doveri più preziosi e più urgenti delle coppie cristiane del nostro tempo".

Indissolubilità e procreatività sono due grandi valori del matrimonio che vengono oggi considerati come un peso negativo, quando in realtà sono la chiave per la piena realizzazione e per la felicità. Una coppia unita e felice dà testimonianza della possibilità e del valore di un amore incrollabile, così come della benedizione del dono dei figli.