Messico: un Arcivescovo esorta i narcotrafficanti al pentimento

Soprattutto coloro che “sono coinvolti nel crimine organizzato”

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LEÓN, mercoledì, 30 marzo 2011 (ZENIT.org).- Durante la celebrazione eucaristica che ha avuto luogo questa domenica nella Cattedrale di León, l'Arcivescovo di questa circoscrizione, monsignor José Guadalupe Martín Rábago, ha rivolto un energico appello ai narcotrafficanti affinché si pentano e smettano di tenere in scacco il popolo messicano.



L'appello dell'Arcivescovo metropolita di una delle regioni più cattoliche del continente americano, culla della ribellione dei “cristeros” nel 1926-1929, è risuonato in tutto il Paese, che in quattro anni, per la guerra contro il narcotraffico, ha già visto la morte di 35.000 persone.

Monsignor Martín Rábago ha chiesto ai delinquenti di “ritirarsi da questa attività di morte per ottenere il perdono di Dio”.

Ad ogni modo, ha ammesso che la minaccia di scomunica che pende in alcune Diocesi sui narcotrafficanti “non ha dato grandi risultati”.

“Pentiti e credi nel Vangelo”, ha dichiarato. “Ci rivolgiamo in particolare a quanti, per qualunque ragione, si sono coinvolti nelle varie forme del crimine organizzato. Dio li chiama alla conversione e il suo perdono è sempre disponibile, ma devono pentirsi”, ha dichiarato l'Arcivescovo di León.

Monsignor Martín Rábago ha affermato che se i narcotrafficanti o sicari si pentono e sono disposti a riparare al loro errore, “è chiaro che riceverebbero il perdono. Non c'è peccato, anche il più grave che si possa immaginare, che sia maggiore della misericordia di Dio”.

“Il Dio che ci rivela Gesù Cristo non può in alcun modo difendere attività che sono su questa linea di morte”, ha proseguito riferendosi al fatto che molti narcotrafficanti e sostenitori della “Santa morte” si dicono credenti e protetti da Dio nelle loro attività illecite.

“Il riferimento a questo tipo di pratiche religiose è semplicemente una forma di magia, di superstizione, di pseudoreligione”.

“I criminali stessi si separano dalla Chiesa nella misura in cui vivono una vita di morte, di aggressione, di perversione”, ha ammesso monsignor Martín Rábago, affermando che “la Chiesa non ha bisogno di scomunicati”.

Ha quindi rivolto un appello a quanti “producono la droga e la trasportano, a quanti si prestano al commercio della droga, a coloro che la consumano, ai sicari e a tutte le persone coinvolte in questo affare”, perché, pentiti delle loro azioni, “cerchino la vita e non la morte”.

“Dio è sempre disposto a perdonarvi”, ha concluso. “Vi chiede solo di riconoscere i vostri errori, di pentirvene, di riparare ai danni e di ritirarvi da questa attività di morte”.