"Mi ami tu?": Gesù lo chiede a ognuno di noi

Celebrando la solennità dei Patroni di Roma, papa Francesco ricorda che la fedeltà del Signore è molto più forte del rinnegamento di Pietro

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 523 hits

Come da consuetudine, è stata nel segno dell’amicizia con le chiese orientali, la solenne messa nella basilica di San Pietro, durante la quale papa Francesco ha imposto il sacro Pallio a 24 nuovi arcivescovi metropoliti.

Alla celebrazione della solennità di San Pietro e Paolo, patroni di Roma, ha partecipato una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, guidata dal Metropolita di Pergamo, Ioannis, co-presidente della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.

Ringraziando i presuli orientali, Francesco ha pregato perché “anche questa visita possa rafforzare i nostri fraterni legami nel cammino verso la piena comunione tra le due Chiese sorelle, da noi tanto desiderata”.

La prima lettura odierna (At 12,1-11), ha spiegato il Santo Padre, descrive la situazione drammatica dei primi cristiani. “Agli inizi del servizio di Pietro nella comunità cristiana di Gerusalemme, c’era ancora grande timore a causa delle persecuzioni di Erode contro alcuni membri della Chiesa”, che portarono alla “uccisione di Giacomo” e alla “prigionia dello stesso Pietro”, ha detto Bergoglio.

Eppure il Signore, come testimonia la liberazione di Pietro (cfr. At 12,7-8), “ci libera da ogni paura e da ogni catena, affinché possiamo essere veramente liberi”.

Da qui le domande rivolte dal Papa a nuovi arcivescovi: “cari fratelli Vescovi, abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro? Cerchiamo forse l’appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall’orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri? Cari fratelli vescovi, dove poniamo la nostra sicurezza?”.

La testimonianza di Pietro, tuttavia, “ci ricorda che il nostro vero rifugio è la fiducia in Dio: essa allontana ogni paura e ci rende liberi da ogni schiavitù e da ogni tentazione mondana”, ha ricordato il Pontefice, sottolineando poi che l’esempio petrino interpella qualsiasi vescovo, a partire dal Vescovo di Roma, a “verificare la nostra fiducia nel Signore”.

Quando Gesù domanda tre volte a Pietro: “Mi ami tu?”, il principe degli Apostoli, “sente ancora bruciare dentro di sé la ferita di quella delusione data al suo Signore nella notte del tradimento”.

Pertanto Pietro non potrà più affidarsi “a sé stesso e alle proprie forze, ma a Gesù e alla sua misericordia”. E formulerà la sua risposta: «Signore tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene» (Gv 21,17), con la quale “sparisce la paura, l’insicurezza, la pusillanimità”.

Pietro ha così sperimentato l’insegnamento che “la fedeltà di Dio è più grande delle nostre infedeltà”, è “più forte dei nostri rinnegamenti” e “supera ogni umana immaginazione”.

La stessa domanda - «Mi ami tu?» - Gesù la rivolge anche a noi contemporanei “proprio perché conosce le nostre paure e le nostre fatiche”. Egli è “fedele”, “non ci abbandona mai”, perché “non può rinnegare se stesso (cfr 2 Tm 2,13)” e la sua fedeltà “tiene sempre acceso in noi il desiderio di servirlo e di servire i fratelli nella carità”.

L’amore di Gesù “deve bastare a Pietro” e ad ognuno di noi. Quando Pietro sembra “cedere alla tentazione della curiosità, dell’invidia”, chiedendo cosa sarebbe stato di Giovanni, Gesù gli risponde: “«A te che importa? Tu seguimi» (Gv 21,22)”.

La stessa esortazione è rivolta ai vescovi e ai pastori di oggi: “Seguimi! Non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili; non soffermarti sulle cose secondarie, ma guarda all’essenziale e seguimi. Seguimi nonostante le difficoltà Seguimi nella predicazione del Vangelo”, ha quindi concluso papa Francesco.