"Mi piacerebbe interpretare uno degli apostoli"

Intervista ad Adelmo Togliani, un artista tra fede e cultura

Roma, (Zenit.org) Federica Pansadoro | 686 hits

Ho conosciuto Adelmo Togliani, la scorsa estate durante un evento organizzato dalla “Lega del Filo d’oro” di cui lui era protagonista ed ospite d’onore. Mi è rimasto subito molto simpatico per la sua schiettezza d’animo, e per la sua semplicità nel fare amicizia, pur essendo figlio d'arte, difatti suo padre, è il grande Achille Togliani, popolare cantante degli anni ‘50-‘60.

Mantenendo con Adelmo un contatto amichevole, ho voluto riservare a lui questa simpatica intervista, cercando di far emergere il rapporto fra fede e mondo dello spettacolo, due elementi così differenti ma che spesso e volentieri sono in armonia. 

Inizio con il chiederti, cosa ti avvicina a Dio e come ti senti vicino a Dio? 

Adelmo Togliani:Più che gli avvenimenti sono state le persone ad avvicinarmi a Dio. Mia nonna prima di tutti. Ricordo che pregavamo tutte le sere prima di addormentarci nelle lunghe e interminabili estati quando la raggiungevo in Romagna. Poi Don Aniello, uno dei preti di Scampia, e Don Natalino Zagotto, la mia vera guida spirituale. Nella mia famiglia però sono tutti tendenzialmente religiosi a cominciare da mio padre. Non ci si può addormentare senza aver detto le ‘orazioni’ e tutta una serie di formule che io stesso ho coniato e che mi fanno sentire protetto da lassù, da Dio e da tutte le persone a cui ho voluto più bene. Mi sento vicino a Dio in ogni momento della giornata, mi ritrovo spesso a parlare con Lui nei momenti più impensabili: durante una passeggiata, mentre mi reco ad un provino o ad un appuntamento importante. La sera però è il momento in cui riesco a dedicargli le mie preghiere e tutti i miei pensieri soprattutto riguardo al futuro e alle mie speranze.

Quale personaggio biblico ami di più e professionalmente ti piacerebbe interpretare?

Adelmo Togliani:Non ho delle particolari preferenze, uno degli Apostoli, forse. L’unica cosa che mi rammarica è che, per quanto fedele possa essere una qualsiasi ricostruzione filmica, non sarebbe mai come trovarcisi. Ho riflettuto spesso, vestendo i panni immaginari di un Apostolo, su un eventuale incontro con Gesù, una figura che trascende la storia e gli eventi. Lui è dentro di noi, è il bene che c’è, grazie al quale questo mondo continua a rimanere vivo e a non collassare su se stesso. Mi piace pensare che Lui è la nostra parte sana, quella che è in ognuno di noi. In un momento storico come quello che stiamo attraversando e che non ha nulla da invidiare a ciò che accadeva 2000 anni fa, al Suo tempo quindi, penso che Lui risponderebbe a tutto ciò con la forza del dialogo e con l’amore, non con lo scontro e con l’odio.

Quanto è stata importante la tua famiglia, in particolare la figura paterna nella tua scelta professionale e nel tuo cammino spirituale? 

Adelmo Togliani: Sul piano professionale ho goduto del massimo appoggio. Sotto questo punto di vista sono stato davvero un privilegiato. Papà non ha mai compiuto delle forzature, ma so per certo che avrebbe voluto facessi l'attore, anche se vedeva in me un regista. Prima di morire vide un mio spettacolo, Brothers, che portavo in scena con alcuni allievi del corso di recitazione dell'Accademia da lui fondata. Lo vedevo entusiasta seduto in prima fila, a stento riusciva a mantenere quella compostezza che lo ha sempre contraddistinto.

Al termine dello spettacolo mi fermò e mi disse che gli era piaciuto e che avrei dovuto osare di più, non limitarmi ai 50 minuti circa che aveva visto, ma di proseguire. Aveva trovato il mio show frizzante ma mi rimproverava (e aveva ragione) di non aver “preso bene i tempi”. Fu una grande lezione, da allora cronometro tutto, esattamente come lui mi suggerì quella volta.

Dirigendo una accademia di arte musica e spettacolo (www.accademiatogliani.it), quindi essendo in contatto con i giovani di oggi, cosa cerchi di far emergere in loro, di conseguenza cosa cerchi di costruire con loro? 

Adelmo Togliani: Dirigere una scuola e dare un indirizzo ai giovani di oggi è una impresa ardua ma non impossibile. Il mondo è stato stravolto dal punto vista culturale ed è molto complicato far valere disciplina, senso del dovere e delle gerarchie: senza queste tre cose non si va molto distanti nel teatro, nel cinema e nella tv… Il “fuoco sacro” ha sempre bisogno di essere guidato altrimenti resterà fine a se stesso; per il resto non riesco a fare a meno di stare a contatto con i banchi dell’accademia, in questi anni ho trovato giovani attori in gamba, pieni di talento ma con una discreta costanza. Non credo sia colpa loro, ma di ciò che li circonda. Dal 2008 abbiamo cercato di coinvolgere il più possibile gli allievi attori nelle produzioni dell'Accademia e, devo dire, sempre con grande successo. Per esempio, il 18 maggio prossimo saremo alla Biblioteca Mameli di Roma per la Notte dei Musei con uno spettacolo interamente scritto dai ragazzi e diretto da me.

Parliamo dei tuoi progetti futuri. Cosa stai preparando? 

Adelmo Togliani: Intanto attendo per l’autunno la messa in onda su RaiUno di Un Matrimonio, per la regia di Pupi Avati, dove nei panni del personaggio di Edgardo farò un viaggio tra le epoche nell’Italia dal 1945 ad oggi. Poi, sempre in autunno, uscirà Il Pesce Pettine un film indipendente ambientato nel Cilento e che mi vede protagonista affianco ad Amanda Sandrelli ma è in estate che dovrò concentrarmi maggiormente: sarò dietro alla macchina da presa per un corto scritto a quattro mani con Elena Tommasini dal titolo L’Uomo Volante riconosciuto di interesse culturale e che ha ottenuto il contributo del Ministero. Sarà una bella operazione di cui non posso ancora svelare i dettagli ma solo dire che c’entrano un po’ gli anni ‘80…

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