Migliaia di giovani festeggiano i vent’anni delle Giornate Mondiali della Gioventù

Nella Messa della Domenica delle Palme presieduta dal cardinal Ruini

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 20 marzo 2005 (ZENIT.org).- Circa 50.000 persone, soprattutto giovani, hanno festeggiato in piazza San Pietro in Vaticano in occasione di questa Domenica delle Palme i vent’anni delle Giornate Mondiali della Gioventù, la cui prima edizione si è svolta a Roma.



A causa delle sue delicate condizioni di salute, Giovanni Paolo II ha chiesto al cardinal Camillo Ruini, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, di presiedere la processione delle palme e la celebrazione eucaristica, che hanno avuto luogo in una mattinata calda ed assolata.

La finestra aperta dello studio del Papa ha manifestato la partecipazione del Pontefice all’atto. La maggior parte dei pellegrini teneva in mano rami di ulivo, come gli abitanti di Gerusalemme che acclamarono Gesù al momento del suo ingresso trionfale in città duemila anni fa.

“Sempre più mi rendo conto di quanto sia stato provvidenziale e profetico che proprio questo giorno, la Domenica delle Palme e della Passione del Signore, sia diventato la vostra Giornata”, ha detto il Papa ai giovani nel testo che ha scritto in occasione dell’Angelus e che è stato letto a suo nome dall’arcivescovo Leonardo Sandri, sostituto della Segreteria di Stato.

Nel 1985, in occasione dell'Anno internazionale della Gioventù, Giovanni Paolo II ha infatti annunciato l’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù (20 dicembre), ed ha dedicato una Lettera Apostolica "Ai Giovani e alle Giovani del mondo" (31 marzo 1985).

Nella sua omelia il cardinal Ruini, che è anche Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha riflettuto – all’inizio della Settimana Santa – sul simbolo delle Giornate Mondiali della Gioventù, la Croce.

“Se guardiamo infatti alle tante sofferenze umane, soprattutto alla sofferenza non colpevole, rimaniamo come smarriti e siamo spinti a chiederci se veramente Dio ci vuol bene e si prende cura di noi, oppure se non ci sia, per caso, un destino malvagio che nemmeno Dio può cambiare”, ha affermato.

“Nella croce di Cristo, invece, veniamo a contatto con il vero volto di Dio, secondo la parola di Gesù stesso che ci dice: ‘Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare’ (Mt 11,27)”, ha proseguito il cardinale.

“Nella croce di Cristo, infatti – ha aggiunto –, il volto di Dio non perde la sua grandezza e il suo mistero, eppure diventa straordinariamente vicino e amico, perché è il volto di Colui che, nel proprio Figlio, condivide fino in fondo anche il lato più oscuro della condizione umana”.

“Perciò dalla croce di Cristo si diffondono una forza e una speranza di redenzione sull’intera sofferenza umana: il dramma e il mistero della sofferenza – che sono in fondo il dramma e il mistero della nostra vita – in questo modo non vengono eliminati, ma non ci appaiono più qualcosa di oscuro e di insensato”, ha spiegato poi.

Il porporato ha concluso incoraggiando i giovani a farsi carico della Croce di Cristo, che “fa comprensibilmente paura”, soprattutto a noi “uomini del nostro tempo che siamo portati a vedere nella sofferenza soltanto qualcosa di inutile e di dannoso”, e che rivela “il significato della sofferenza, ma anche il senso della vita”.

Per questo motivo, ha affermato, Cristo ha detto “‘Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero’ (Mt 11,28-30). Sì, la croce di Gesù non deprime e non indebolisce. Da essa, al contrario, vengono energie sempre nuove, quelle che risplendono nelle imprese dei Santi e che hanno reso feconda la storia della Chiesa, quelle che oggi traspaiono con speciale chiarezza dal volto affaticato del Santo Padre”.

I rami di ulivo che i fedeli portavano in mano e le piante che adornavano piazza San Pietro sono stati donati dalla regione Puglia; mentre le palme sono state donate dai Comuni di Ventimiglia e Sanremo.

La Messa è stata concelebrata dall’arcivescovo Stanislaw Rylko e dal vescovo Josef Clemens,
rispettivamente Presidente e Segretario del Pontificio Consiglio dei Laici, e dall’arcivescovo Luigi Moretti, Vescovo ausiliare di Roma.

I canti sono stati eseguiti dal coro e dall’orchestra di duecento elementi guidati da monsignor Marco Frisina, direttore del Coro della diocesi di Roma.

Al Santo Padre è stato donato un palmizio alto poco più di 2,5 metri, che ha richiesto quasi tre ore di lavoro di intreccio. Altri sono stati donati al Cardinale e ai Vescovi, mentre 1.000 composizioni più piccole sono state offerte ai fedeli sul sagrato di piazza San Pietro.

L’austera Croce dei Giovani che Giovanni Paolo II ha consegnato loro vent’anni fa perché percorresse il mondo ha presieduto la celebrazione della Domenica delle Palme a Colonia (Germania), dove dal 15 al 21 agosto avrà luogo la prossima Giornata Mondiale della Gioventù.

Nei mesi scorsi, la Croce ha percorso le Diocesi tedesche per promuovere la partecipazione dei giovani alla GMG, alla quale è prevista la partecipazione di circa 800.000 ragazzi e ragazze.