Migranti e rifugiati, "segno dei tempi" nel quale vedere il volto di Cristo

| 600 hits

CITTA’ DEL VATICANO, 10 dicembre 2003 (ZENIT.org).- Di seguito pubblichiamo il documento finale pubblicato al termine del V Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti e i Rifugiati , dal Pontificio Consiglio competente.




***


RIPARTIRE DA CRISTO.
PER UNA RINNOVATA PASTORALE DEI MIGRANTI E RIFUGIATI

V Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti e i Rifugiati
(Roma, 17 – 22 Novembre 2003)

DOCUMENTO FINALE

I PARTE. L’EVENTO

1. Il 5° Congresso Mondiale della Pastorale per i Migranti [1] e i Rifugiati [2] ha riunito 319 Delegati e Osservatori da 84 Paesi. Essi includevano Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Sacerdoti, Operatori pastorali, uomini e donne appartenenti a varie Congregazioni Religiose, Movimenti Ecclesiali e Associazioni Laiche, Delegati Fraterni della Comunione Anglicana, del Patriarcato Ecumenico e del Consiglio Ecumenico delle Chiese, Ambasciatori e Rappresentanti di Missioni Diplomatiche accreditati presso la Santa Sede, membri di Organizzazioni Internazionali e non Governative, esperti in importanti specializzazioni accademiche, così come Rappresentanti di associazioni, movimenti e organizzazioni direttamente o indirettamente interessati ai migranti e ai rifugiati.

2. Il Congresso si è aperto con una Concelebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro, presieduta dal Sig. Card. Stephen Fumio Hamao, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (PCPMI). La celebrazione dell'Eucaristia è stata infatti un punto importante nello svolgimento delle sessioni quotidiane, presiedute, nei giorni successivi, dai Cardinali Membri del PCPMI o da Presidenti delle Commissioni per i Migranti e i Rifugiati (il Card. Georg Sterzinsky, Arcivescovo di Berlino, il Vescovo Adriano Langa, Presidente della Commissione Episcopale per i Migranti e gli Itineranti del Mozambico, il Cardinal Pedro Rubiano Saenz, Arcivescovo di Bogotà; il Card. Jean-Baptiste Pham Minh Man, Arcivescovo di Thanh-Phô Hô Chi Minh e Presidente della Commissione Episcopale per i Migranti e i Rifugiati del Vietnam). Le celebrazioni liturgiche quotidiane sono state animate da canti e altre forme di partecipazione da parte di gruppi di migranti di varia nazionalità.

3. La Sessione d’apertura ha avuto inizio con il caloroso benvenuto del Cardinale Presidente del PCPMI, seguito dai discorsi del Sen. Antonio D’Alí, Sottosegretario del Ministero Italiano dell’Interno; dell’On. Maria Pia Garavaglia, Vice-Sindaco di Roma, e del Dr. Marco Buttarelli, Capo Gabinetto del Presidente della Regione Lazio. Il Card. Hamao ha poi fatto una sintesi del programma, spiegando il perché della scelta del tema: “Ripartire da Cristo. Per una rinnovata Pastorale dei Migranti e Rifugiati”. La Chiesa non può infatti rimanere indifferente di fronte all’attuale situazione dei migranti e dei rifugiati. Essa vuole condividere le loro gioie e i loro dolori, lì dove essi sono, e accompagnarli nella ricerca di una vita migliore e più sicura, degna di figli di Dio.

4. Diversamente dal precedente Congresso, che aveva esaminato più d'appresso gli aspetti socio-economici e politici del fenomeno migratorio, questo si è concentrato essenzialmente sui risvolti pastorali e ha rinnovato, in Cristo, i relativi programmi a favore dei migranti e rifugiati per i prossimi anni.

5. Per esaminare le sfide odierne, la Dott.ssa Gabriela Rodriguez, Referente delle Nazioni Unite per i Diritti Umani dei Migranti, ha presentato l’attuale situazione delle migrazioni internazionali nel mondo. Ha poi reso consapevole l’assemblea del fatto che, nonostante sia stata eretta un’ampia impalcatura di leggi internazionali per proteggere i diritti dei migranti - siano essi in posizione “regolare” o “irregolare”-, tali diritti umani spesso non sono rispettati. Il Prof. Stefano Zamagni, Presidente della Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni (CICM), ha parlato invece dell’attuale situazione dei rifugiati nel mondo. Egli ha richiamato l’attenzione sull’Africa, ove vive un terzo della totalità dei rifugiati nel mondo, e che conta anche il 60% degli sfollati (il 2,5% della popolazione africana). Il Prof. Zamagni ha affermato che si dovrebbero destinare a questo campo maggiori finanze e più tempo, se si vogliono evitare in futuro situazioni esplosive. Il Card. Theodore McCarrick, Arcivescovo di Washington e Membro del PCPMI, ha indicato successivamente le sfide che il mondo dei migranti e dei rifugiati pone a noi tutti. Dopo la lettura del suo testo, il Cardinale ha concluso dicendosi convinto che sarebbe apprezzata una lettera enciclica sulle migrazioni.

6. Nel corso della seguente tavola rotonda, un rappresentante di ogni continente ha dato una più dettagliata immagine regionale del fenomeno dei migranti e rifugiati. Così, il Vescovo Léon Tarmaraj, Presidente dell’Ufficio per lo Sviluppo Umano della Federazione delle Conferenze Episcopali Asiatiche, ha parlato dell’Asia e del Pacifico, il Rev. Anthony McGuire, Direttore uscente dell’Ufficio della Pastorale per i Migranti e i Rifugiati della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, ha presentato la situazione dell’America del Nord, mentre il Vescovo Jacyr Braido, Presidente della Sezione per la Mobilità Umana del Consiglio Episcopale per l’America Latina, ha illustrato la situazione in tale regione. Quella Africana è stata trattata dal Rev. P. Abraham Okoko Esseau, S.J., Coordinatore Nazionale della Commissione per i Migranti e i Rifugiati della Repubblica del Congo, mentre la situazione europea è stata esposta da Mons. Aldo Giordano, Segretario Generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.

7. Tenendo presenti le sfide del nostro tempo, il Santo Padre, nella sua lettera apostolica Novo Millennio Ineunte, ha attestato che non troveremo salvezza in una formula, ma in una Persona, in Gesù Cristo. Così il Congresso è ripartito da Cristo, prima esaminando società e cultura secondo la visione della Chiesa, e poi richiamando il suo insegnamento circa la mobilità umana. Il Cardinal Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha parlato del primo aspetto. Egli ha sottolineato come una data cultura non possa dirsi veramente umana se non si apre nei confronti delle altre culture, dell’universale. Il secondo aspetto è stato presentato dal Segretario del PCPMI, Arcivescovo Agostino Marchetto, che ha analizzato l’insegnamento della Chiesa al riguardo, dopo il Concilio Vaticano II, e le prospettive future. La visione della Chiesa e gli orientamenti per il dialogo ecumenico ed inter-religioso, in specifica relazione ancora con il mondo della mobilità umana, sono stati presentati, rispettivamente, dal Card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani e dall’Arcivescovo Pier Luigi Celata, Segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo inter-religioso.

8. La visione cristiana è stata arricchita dalle dichiarazioni dei Delegati Fraterni. La Comunione Anglicana era rappresentata da Sua Grazia Ian George, Arcivescovo di Adelaide, Australia; mentre Delegato del Patriarcato Ecumenico era il metropolita Emmanuel di Francia, dell’Ufficio della Chiesa Ortodossa presso l’Unione Europea, e il Consiglio Ecumenico delle Chiese era presente grazie alla Sig.a Doris Peschke, Segretario Generale della rispettiva Commissione per i Migranti in Europa. Purtroppo il Delegato della Federazione Luterana Mondiale, Rev. Willy S. Haag, della Chiesa di Svezia a Roma, non ha potuto partecipare al Congresso per motivi di salute. La loro attiva presenza è motivo di speranza per una crescente collaborazione ecumenica nei settori dei migranti e dei rifugiati, il che contribuirà anche alla realizzazione di una piena unità tra Cristiani.

9. Le riflessioni sono state rese vitali e concrete dalle esperienze dei partecipanti, nel corso della tavola rotonda che ne è seguita. Il Vescovo Josef Voss, Presidente della Commissione per le Migrazioni della Conferenza Episcopale di Germania, ha condiviso l’esperienza di tale Commissione, mentre Suor Valeria Rubin, Coordinatrice dell’Associazione ”Enfants d’Aujourd’hui, Monde de Demain” ha parlato dell’esperienza inter-religiosa a Marsiglia. Il Sig. José Zepeda, Direttore del Centro della Pastorale Multiculturale nell’Arcidiocesi di Brisbane, in Australia, ha presentato la vita e le attività del suo Centro, e il Padre Michael Ryan, Pastore della Parrocchia di Nostra Signora della Misericordia, a Mosca, ha illustrato la situazione della sua parrocchia, multi-etnica, e della comunità degli immigrati.

10. Il Congresso è ripartito da Cristo anche puntando tutto sulla carità, in considerazione della stupenda pagina di Cristologia del Vangelo, nella quale Cristo identifica se stesso con l’affamato, l’assetato, lo straniero, il malato, il prigioniero, il sofferente, l’emarginato… Questa pagina significa altresì che ”nessuno può essere escluso dal nostro amore, dal momento che ‘con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo’” (GS 22, NMI 49). Tenendo ciò in mente, v’è ragione per sognare un nuovo mondo.

11. Riflessioni su come ripartire da Cristo per un mondo più cristiano, alla luce delle Sacre Scritture, sono state offerte dal P.Albert Vanhoye, S.J., Professore emerito al Pontificio Istituto Biblico, mentre l’Arcivescovo Laurent Monsengwo Pasinya, Presidente uscente del Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM), ha indicato come ripartire da Cristo per creare un mondo più fraterno, accogliente e solidale. Il Cardinal Jean-Louis Tauran, Segretario uscente per i Rapporti con gli Stati, della Segreteria di Stato, nell’impossibilità di partecipare, ha delegato Mons. Pietro Parolin, Sotto-Segretario, a leggere il suo testo su ripartire da Cristo per un mondo più giusto, libero e pacifico.

12. Le summenzionate riflessioni sono state rese dinamiche dalle testimonianze. Il Dottor Aldo Morrone ha così parlato dei servizi medici prestati ai migranti e ai rifugiati, a Roma, presso il Dipartimento di Medicina Preventiva delle Migrazioni, Turismo e Dermatologia tropicale dell’ospedale “Santa Maria e San Gallicano”, che egli dirige. Suor Janete Aparecida Ferreira, ha condiviso le esperienze del Centro d’accoglienza per i migranti, a Tegucigalpa, in Honduras, dove ella era Segretario Esecutivo della Commissione per le Migrazioni di quella Conferenza Episcopale. Da Beirut, il P. Martin J. McDermott, S.J, Coordinatore della Commissione per la Pastorale dei lavoratori migranti afro-asiatici in Libano, ha riferito sulla vita e le attività del suo Centro. L’esperienza africana del "Jesuit Refugee Services" è stata condivisa da Suor Anne Elizabeth Vuyst, SSMN, del JRS di Lilongwe, in Malawi, mentre il lavoro svolto dal Centro “Fountain of Life”, a Pattaya City, in Tailandia, tra le donne oggetto di traffico, è stato testimoniato da Suor M. Supaporn Chotiphol, RGS.

13. Poiché è impossibile ripartire da Cristo senza contemplare il mistero della Santissima Eucaristia e senza considerare l’importanza della Liturgia, il Cardinal Geraldo Majella Agnelo, Arcivescovo di São Salvador da Bahia, in Brasile, ha illustrato il tema dell’”Eucaristia come Pane e Parola di Vita, nostra Speranza”, mentre il Vescovo Renato Ascencio León, Presidente della Commissione Episcopale Messicana per la Mobilità Umana, l’ha presentata come segno e strumento dell’unità dell’intera comunità cristiana. Da parte sua, il Card. Godfried Danneels, Arcivescovo di Malines-Bruxelles, ha fatto riflettere sull’Eucaristia come seme, promessa e certezza di cieli nuovi e terra nuova.

14. In riferimento a vari aspetti dell’Eucaristia, il Sig. Zenel Elshani, ICMC, Direttore dei progetti nei Balcani, ha reso testimonianza circa le cause della guerra civile in Kosovo, ricordando eventi della propria vita e le sue attività nei programmi dell'ICMC per la riconciliazione. Il Vescovo Ramon Argüelles, Presidente della Commissione per i Migranti e gli Itineranti della Conferenza Episcopale delle Filippine, ha parlato poi della cooperazione concreta sollecitata e stabilita con le Chiese dei Paesi ove vivono emigrati Filippini, uomini e donne. I partecipanti hanno anche ascoltato l’esperienza della celebrazione dell’Eucaristia domenicale in varie lingue - e ciò nella chiesa cattolica dell’Assunzione a Houston, negli Stati Uniti - di P. Italo Dell’Oro, CRS, suo ex parroco, e altresì l'esperienza di promozione umana tra i rifugiati, nella Repubblica di Guinea, dalle parole del Sig. Robert Tédouno, Direttore dell’Assistenza ai Programmi dell’“Organizzazione Cattolica per la Promozione Umana” in quel Paese.

15. Le Sessioni sono state presiedute nei giorni successivi, dal Cardinale Presidente del PCPMI, dai suoi Cardinali Membri (Em.mi Adam Joseph Maida, Arcivescovo di Detroit, e Aloysius Ambrozic, Arcivescovo di Toronto) e dal Cardinale Renato Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, con il quale il PCPMI ha una lunga tradizione di collaborazione. L’Arcivescovo Agostino Marchetto e il P. Michael A. Blume, Segretario e Sotto-Segretario del PCPMI, hanno moderato le sessioni congressuali rispettivamente del mattino e del pomeriggio.

16. Quattordici Gruppi di Studio si sono incontrati giornalmente, dando così a tutti i partecipanti la possibilità di parlare circa le proprie esperienze in materia di migrazioni e di rifugiati, e di esprimere altresì le loro convinzioni, speranze ed aspettative, e anche i loro suggerimenti, per i piani d’azione futuri.

17. La sera di mercoledì 19 Novembre i partecipanti al Congresso hanno visitato la Cappella Sistina, per la gentile disponibilità dei Musei Vaticani, mentre la sera del giorno seguente è stata offerta ai partecipanti la “Festa dei Popoli”, cioè un festival di canti, danze e altre esibizioni da parte di vari gruppi di immigrati a Roma, collegati con la Migrantes, della Conferenza Episcopale Italiana.

18. Momento culminante del Congresso è stato l’Udienza concessa dal Santo Padre, giovedì mattina, 20 Novembre. Le sue incoraggianti ed illuminate parole sono state un importante appoggio all’opera a favore dei migranti e rifugiati.



PARTE II. RACCOMANDAZIONI

Introduzione

Relazioni fondamentali, dichiarazioni, tavole rotonde e Gruppi di studio hanno permesso ai partecipanti di avere una panoramica visione dell’attuale situazione dei migranti e rifugiati nel mondo, prendendo in considerazione specificità globali, regionali e locali. Su questa base, il Congresso, ripartendo da Cristo alla luce delle Sacre Scritture, il cui cuore è l'amore, con un’attenzione speciale all’Eucaristia, ha trattato le varie sfide che si presentano all'indirizzo della Chiesa su migranti e rifugiati. Allo stesso tempo, il Congresso ha considerato la sollecitudine pastorale della Chiesa, tenendo conto del dialogo multicultrale, inter-religioso ed ecumenico, così come della promozione e protezione dei diritti umani profondamente legati con l’evangelizzazione.

I migranti e i rifugiati non hanno soltanto necessità materiali, ma anche spirituali, alle quali la Chiesa è chiamata a rispondere attraverso una cura pastorale "olistica", che risulta essere una specifica area di azione all'interno della pastorale ordinaria della Chiesa. I partecipanti al Congresso hanno convenuto che il punto di partenza di questo ministero è una comprensione della situazione dei migranti e dei rifugiati in tutte le sue dimensioni - personali, sociali e politiche - alla luce della Parola di Dio e della Dottrina Sociale della Chiesa. Più attivamente i migranti e i rifugiati stessi saranno impegnati nella pastorale, più profonda sarà anche la comprensione della loro situazione e più fruttuosa la loro vita spirituale. Essi sono stati e continuano ad essere, infatti, validi evangelizzatori nei Paesi di accoglienza, spesso con società secolarizzate o di tradizioni non-cristiane.

Il Congresso ha notato che le tragedie delle migrazioni, forzate e volontarie, stanno aumentando ancora in tutto il mondo e che difficilmente si riesce a sviluppare quelle risposte adeguate, atte a porre le persone al primo posto, con affermazione della loro dignità. Violazioni di diritti umani, conflitti armati, oppressione politica, povertà e squilibri economici, degrado ambientale, assenza di reti di sicurezza per i bisogni fondamentali, in momenti di crisi, e mancanza di partecipazione ai dibattiti che toccano la vita, tutto ciò conduce a forme di migrazione e a vie per fuggire condizioni di vita praticamente insopportabili. Le statistiche si riferiscono a esseri umani: individui con volti, famiglie che amano e che sono amate, persone come gli altri. Ognuno ha una ragione per emigrare, con speranze, aspirazioni e paure.

Mentre il Congresso riconosce il diritto degli Stati sovrani a regolare i flussi migratori, esprime altresì preoccupazione per le mancanze di rispetto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati stessi. Essi sopportano sofferenze individuali e collettive, e si trovano spesso in ambienti con regole, valori e costumi diversi dai loro. I luoghi che hanno dato significato e dignità alla loro vita sono spesso perduti per sempre; esperienze drammatiche lasciano sovente cicatrici che durano per tutta la vita. In un mondo di globalizzazione economica che li spinge praticamente ad emigrare, essi affrontano generalmente l'incomprensione e - per un numero crescente di persone - regole di movimento più rigide, così come il sospetto, il pregiudizio e la xenofobia.

Tenendo conto che i flussi migratori portano sempre più alla formazione di società multiculturali e multi-religiose, il Congresso ha sottolineato l’importanza di un dialogo crescente tra culture e religioni, così come tra Chiese Cristiane e Comunità Ecclesiali. Comunque, dialogare con gli altri presuppone che i partner nel dialogo siano ben consapevoli della loro identità culturale e ben formati nella loro religione.

Con questo telone di fondo, il Congresso formula le seguenti RACCOMANDAZIONI concernenti la missione della Chiesa fra i migranti e i rifugiati.
Cura Pastorale

1. La pastorale dei migranti e dei rifugiati nei primi anni di questo millennio costituisce una particolare nuova evangelizzazione. Le varie strutture pastorali create dalla Chiesa in molti anni di esperienza (incluse le parrocchie personali, la missio cum cura animarum, le cappellanie per migranti, ecc.) vanno aggiornate e mobilizzate per tale nuova evangelizzazione.
2. Le celebrazioni liturgiche e l'istruzione catechetica sono strumenti privilegiati nella sollecitudine pastorale per i migranti e i rifugiati. Anche per essi la celebrazione settimanale dell’Eucaristia costituisce la vetta e la sorgente della loro vita cristiana.
3. Queste celebrazioni rappresentano anche un’importante occasione per vivere la comunione ecclesiale e sperimentare la dimensione cattolica della fede, arricchita dal patrimonio culturale e spirituale di migranti e rifugiati.
4. Espressioni di religiosità popolare che sono care ai migranti e ai rifugiati devono essere riconosciute e valorizzate dalla Chiesa nei Paesi d’accoglienza.
5. Le comunità di migranti sono anche un’area privilegiata per le vocazioni di totale consacrazione a Dio e ai fratelli.
6. I migranti e i rifugiati sono una "risorsa" e possono contribuire alla vita della Chiesa e della società. Dunque essi vanno rispettati e apprezzati dalla popolazione autoctona
7. Allo stesso tempo, essa ha il diritto di preservare la sua identità culturale, che i migranti e i rifugiati devono, a loro volta, rispettare e comprendere.
8. La cura pastorale deve essere intrisa di una spiritualità di comunione e servizio, che promuova una presenza di compassione, di paziente accettazione ed ascolto anche di coloro che sono stati a volte duramente colpiti dalla vita.
9. Vale qui il principio che nessuno - sia esso migrante, rifugiato o membro della popolazione autoctona - debba essere guardato come “straniero”, ma piuttosto quale “dono”, nelle parrocchie e in altre comunità ecclesiali. Questa è autentica espressione della “cattolicità” della Chiesa.
10. La Pastorale specifica è innanzitutto responsabilità della Chiesa del Paese d’arrivo. Comunque, per quanto possibile, quella d'origine dovrebbe fornire un’adeguata preparazione ai migranti, prima della loro partenza.
11. Il dovere della Chiesa d'origine comprende anche, per quanto possibile, l’accompagnamento dei migranti e rifugiati da parte di preti, religiosi, e agenti pastorali laici, preferibilmente della medesima lingua e rito nativo. I Missionari, sebbene non inizialmente dediti alla cura dei migranti, dovrebbero considerare anch'essi la possibilità di coinvolgersi in questa missione.
12. Alla Chiesa locale d'origine spetta prendere iniziative per la cura pastorale, e per il sostegno psicologico, da offrire alle famiglie dei migranti rimaste in patria. Le loro famiglie nel Paese di accoglienza dovrebbero poi fare buon uso delle consulenze disponibili.
13. La cooperazione e la condivisione tra Chiese locali nella pastorale dei migranti e dei rifugiati va incoraggiata e sviluppata, a livello nazionale, regionale e continentale, con il dialogo, iniziative comuni e visite pastorali.
14. La sollecitudine verso i migranti e i rifugiati deve favorire la loro integrazione nella Chiesa locale. Perciò, è necessario che tale pastorale specifica riceva il posto dovuto in quella ordinaria della Diocesi.
15. La Chiesa locale dovrà assicurare che migranti e rifugiati diventino partecipi "costitutivi" e attivi nella vita della comunità cristiana locale, ed abbiano una rappresentanza nella Parrocchia e nei Consigli diocesani.
16. Migranti e rifugiati necessitano di una adeguata formazione spirituale e di vivere pienamente la loro vita sacramentale.
17. Uno sforzo particolare deve essere fatto per fornire un’appropriata assistenza ai migranti e ai rifugiati che vivono in Paesi ove l’espressione pubblica della loro fede è ostacolata, o non consentita.
18. I migranti e i rifugiati sono resi vulnerabili dalla loro esperienza e diventano bersaglio dell’attività delle sette. Agenti pastorali e comunità Cristiane devono, quindi, fornire loro sostegno e quell’atmosfera di comunità atta ad evitare l'emarginazione, cosa che offre adito all'azione delle sette.
19. La Chiesa deve interessarsi maggiormente dei figli dei migranti, dei ragazzi non accompagnati, delle donne migranti, degli irregolari e dei richiedenti asilo che si trovano in centri di detenzione.
20. La gioventù migrante, specialmente della 2ª e 3ª generazione è avviluppata in questioni di identità e appartenenza, per cui richiede una specifica attenzione per essere aiutata a integrarsi nella comunità cristiana locale.
21. La Giornata del Migrante e del Rifugiato, talvolta estesa a una settimana, sarà celebrata in tutte le Diocesi e utilizzata come occasione per approfondire la comprensione delle varie dimensioni della migrazione. Il Messaggio del Santo Padre, pubblicato in tale occasione, deve ricevere adeguata diffusione. Sia esso disponibile dunque in tutte le lingue parlate dai migranti e rifugiati nella Chiesa locale, almeno quando ne sono fornite le traduzioni.
22. In considerazione della rilevanza che le migrazioni hanno per la vita della Chiesa e per il mondo, è stato suggerito che venga pubblicata una Lettera Enciclica al riguardo. È stata presentata pure una proposta di convocazione di un’Assemblea del Sinodo dei Vescovi dedicata al fenomeno migratorio.

Studio, educazione e formazione
1. Le questioni relative alla definizione di rifugiato e al concetto di migrante devono essere ulteriormente analizzate al fine di fornire la necessaria protezione a categorie di persone in genere trascurate.
2. La Chiesa dovrà trovare le vie per dare ampia diffusione alla sua Dottrina Sociale, e specificamente al suo insegnamento su migranti e rifugiati, mettendo, per esempio, a disposizione pubblicazioni su vari argomenti al riguardo.
3. Le persone coinvolte nell’assistenza e nella pastorale dei migranti e rifugiati (sacerdoti, religiose/i e agenti pastorali laici) necessitano di un’adeguata formazione per essere più efficaci nella loro azione, nel contesto della crescente complessità del fenomeno della mobilità umana. Tale formazione dovrebbe far parte integrante dei programmi regolari per sacerdoti e religiosi, a partire dai Seminari, così come in caso di specifiche iniziative. Un istituto specializzato a Roma (lo “Scalabrini International Migration Institute”), così come programmi e corsi in varie università, di tutto il mondo, sono disponibili per una specifica formazione a tale proposito.
4. L'impegno delle Istituzioni Accademiche della Chiesa nello studio scientifico degli aspetti sociali e pastorali della mobilità umana deve essere incoraggiato e sostenuto.
5. Le Università cattoliche sono invitate a creare centri di studio sui temi della mobilità umana. Si dovrebbero inoltre offrire speciali programmi nelle scuole per un’educazione a tale riguardo.
6. La Chiesa deve contribuire all’educazione al dialogo interculturale, inter-religioso ed ecumenico, specialmente nelle sue scuole.
7. I risultati delle ricerche sulle migrazioni dovranno essere ampiamente utilizzati dalle parrocchie e dalle comunità ecclesiali, così come dai Pastori della Chiesa, per mantenere la consapevolezza circa le trasformazioni in atto nelle migrazioni e nella società.


Comunicazione

1. Considerando il poderoso impatto che produce il modo in cui migranti e rifugiati sono presentati dai mass-media, la Chiesa prenderà specifiche iniziative per chiedere "servizi" equilibrati e giusti, e utilizzerà i propri "media" per presentare in modo completo la situazione dei migranti e dei rifugiati, spesso vittime di sfruttamento, ma anche "risorsa" per una società migliore.
2. La Chiesa Cattolica dovrebbe favorire le prese di posizione comuni con altre Chiese e/o altre religioni, nel servizio ai migranti e rifugiati, e farle conoscere poi attraverso i "media".
3. Le stazioni radio, che sono in certe zone il solo mezzo di comunicazione di massa, dovrebbero essere pienamente utilizzate per informazioni sui migranti e rifugiati, particolarmente in tempi di emergenza.

Dialoghi

1. La migrazione può essere vista come un invito a vivere "la comunione nella diversità". Perciò deve riconoscersi l'importanza del dialogo tra culture e tra religioni.
2. La grande diversità di origine, nei flussi migratori, ha posto il dialogo ecumenico e inter-religioso al centro della pastorale dei migranti e rifugiati, facendo di esso non un’opzione, ma un obbligo inerente alla missione della Chiesa nel mondo della migrazione.
3. Il dialogo multiculturale, inter-religioso ed ecumenico deve essere portato avanti in un contesto di “nuova evangelizzazione”.
4. Dialogo e missione sono entrambi espressione del Ministero della Chiesa. Missio ad gentes (missione alle genti), missio ad migrantes (missione per i migranti) e missio migrantium (missione ad opera dei migranti) devono essere considerate dimensioni interdipendenti di questa nuova Evangelizzazione.

Cooperazione

1. La cooperazione ecumenica va ampliata e rafforzata.
2. Occorre incoraggiare e incrementare la collaborazione tra la Chiesa e le ONG, in difesa e protezione dei migranti e rifugiati.

Opera di difesa e protezione ("Advocacy")

La Chiesa considera l'opera di protezione dei migranti e rifugiati come parte integrante della sua missione.
1. Essa, a tale riguardo, deve chiedere con forza la presenza di interpreti, consulenti legali., ecc., necessari ai migranti e rifugiati per difendere le loro cause.
2. La Chiesa deve trovare la maniera di aiutare i migranti privi di documenti, e che fanno già parte della società in cui vivono e lavorano, ad ottenervi uno status legale.
3. Essa risponderà ai bisogni dei migranti e rifugiati anche con azioni che facilitino soluzioni a lungo termine dei problemi che li assillano.
4. Le Conferenze episcopali dovrebbero usare più spesso i loro buoni offici per influenzare la legislazione a favore dei migranti e rifugiati.
5. La Chiesa deve intervenire e parlare a favore della libertà di religione, e ciò a nome dei migranti che non possono praticarla nel Paese di accoglienza.
6. La Chiesa dovrà intervenire per difendere il diritto dei migranti a vivere con la propria famiglia. Essa chiederà che tale diritto venga riconosciuto e che non siano introdotti nuovi ostacoli alla riunificazione familiare.
7. La Chiesa deve esprimersi con più forza e chiarezza contro le nuove forme di schiavitù, quali, per esempio, quelle esistenti nel mercato sommerso del lavoro – che agisce da importante fattore di attrazione dell’immigrazione irregolare – o nel traffico di esseri umani, che miete vittime soprattutto tra donne e bambini, nella prostituzione e nel commercio di organi.
8. La Chiesa dovrà sostenere una riformulazione dei diritti culturali.

PARTE III. APPELLI

Il Congresso fa appello alla Chiesa, alla sua Gerarchia, ai suoi membri e alle sue Organizzazioni collegate affinché:

1. riconoscano i migranti e rifugiati come "segno dei tempi", attraverso il quale Dio chiama la Sua Chiesa a vivere più pienamente la dimensione cattolica e la sua vocazione di pellegrina;
2. considerino più seriamente la vocazione a camminare assieme ai migranti e rifugiati, nei quali può scorgersi il volto di Cristo (Mt 25, 31-46);
3. rispondano alle varie richieste di aiuto con approccio olistico alla pastorale, integrando, in particolare:
a. programmi pastorali specifici che includano un’adeguata formazione in vista dei servizi da realizzare;
b. reti di migliore comunicazione all’interno della Chiesa;
c. maggiore impegno nella protezione e difesa ("advocacy");
d. più profonda cooperazione ecumenica e
e. dialogo tra culture e fra religioni;
4. abbiano una sempre più attiva e benvenuta presenza ecclesiale di migranti e rifugiati al suo interno, riconoscendo il loro ricco patrimonio culturale e spirituale come "risorsa" per la Chiesa locale, comprese le espressioni appropriate della loro religiosità popolare e delle legittime celebrazioni liturgiche;
5. diano testimonianza che l’ingiustizia può essere superata.

Il Congresso fa appello alla Santa Sede affinché ratifichi il più presto possibile la Convenzione delle Nazioni Unite per la Protezione di tutti i Lavoratori Migranti e i Membri delle loro Famiglie.

Il Congresso fa appello ai Governi, alle Assemblee legislative e alle Organizzazioni Internazionali affinché:

1. rispettino e proteggano la dignità e i diritti umani (specialmente la libertà di coscienza, culto e religione) dei migranti e rifugiati, siano essi in situazione regolare o irregolare, e non facciano del terrorismo internazionale un pretesto per ridurre i loro diritti;
2. diano speciale attenzione ai bambini migranti, ai giovani e alle donne, e comminino dure sanzioni a chi li sfrutta;
3. ammettano che politiche solo repressive e restrittive verso migranti e rifugiati non sono idonee a controllare i flussi migratori;
4. sviluppino approcci di ampia portata, realistici e giusti nella gestione globale, regionale e locale delle migrazioni;
5. osservino gli obblighi che derivano dalla legislazione internazionale e nazionale, nella lettera e nello spirito, senza alcuna riserva. Facciano speciale riferimento al Patto Internazionale sui diritti civili e politici e a quello sui diritti economici, sociali e culturali, alla Convenzione contro la discriminazione nei confronti delle donne e a quella contro la tortura e altro trattamento o punizioni crudeli, inumane o degradanti, alla Convenzione sui diritti dell'infanzia, a quella Internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale;
6. ratifichino la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti di tutti i Lavoratori Migranti e i Membri delle loro Famiglie;
7. sviluppino ulteriormente ed incoraggino un sistema di responsabilità internazionale basato sulle “Linee guida per gli sfollati (IDPs)";
8. mantengano vigorosamente e, quando nuovi fenomeni lo richiedano, estendano l’attuale Convenzione del 1951 e/o il suo Protocollo del 1967 relativo alla status dei Rifugiati, compresi i suoi standard minimi per i bisogni vitali, affidati alla cura dell’UNHCR, che ha necessità di fondi finanziari corrispondenti;
9. offrano migliori servizi ai migranti, inclusa la protezione del diritto che non venga loro sottratto il documento d’identità e di viaggio, con invito alle proprie Ambasciate a meglio assistere i migranti;
10. promuovano giustizia e pace, riconciliazione e sviluppo integrale, alla luce del bene comune dell’intera umanità e
11. considerino e affrontino effettivamente le cause che stanno alla radice delle migrazioni.

Il Congresso denuncia:

le tragedie permanenti che risultano dalla perdita di vite di migranti in molte zone di frontiera del mondo, come, per esempio, nel passaggio dello Stretto di Gibilterra, tra il Marocco e la Spagna, quello del Rio Grande e del deserto tra il Messico e gli Stati Uniti d'America, così come nella zona di mare tra l’Africa e l’Isola di Lampedusa, nel Mediterraneo.
Pertanto il Congresso invita gli interessati ad affrontare le vere cause che provocano questi gravi e drammatici eventi, ad esercitare il massimo sforzo e usare tutti i mezzi a loro disposizione per evitare tali tragedie, nel coordinamento e regolamento dei flussi migratori.

Il Congresso fa appello a tutti i migranti e rifugiati affinché:

1. i Cristiani, fra di essi, siano autentici testimoni della loro fede, specialmente nei Paesi ove sono una minoranza;
2. siano protagonisti nel costruire una società che cresca nel rispetto reciproco e nel riconoscimento dell’inalienabile dignità di ogni essere umano;
3. apprendano, per quanto è possibile, la lingua locale del Paese di accoglienza;
4. si impegnino nel dialogo con la popolazione autoctona e ad interessarsi alla sua cultura;
5. prendano conoscenza dei propri diritti nel Paese di arrivo e a quali autorità rivolgersi per la presentazione delle loro rimostranze, in caso di torto subito;
6. aiutino i propri figli e nipoti nei loro sforzi verso una piena integrazione nel Paese di accoglienza, preservando nel contempo la loro identità culturale;
7. apprezzino il Paese d'accoglienza e ne rispettino le leggi e l’identità culturale.

Il Congresso fa appello alla società civile e ai suoi singoli membri al fine di:

1. incontrare i migranti e rifugiati senza alcun pregiudizio;
2. apprezzare le origini culturali di ogni persona, e rispettare le diverse abitudini culturali, nella misura in cui non contraddicano i valori etici universali inerenti al diritto naturale o ai diritti umani;
3. combattere il razzismo, la xenofobia e l’esagerato nazionalismo;
4. aiutare i migranti e rifugiati a sentirsi il più possibile a casa nel Paese d'accoglienza, nonostante la loro situazione.